Un’affluenza al di sotto delle aspettative per lo spettacolo costato quasi 8 milioni e mezzo di euro. E così il Cirque du Soleil ha fatto i bagagli da Expo 2015 e con un “buco” di 1 milione e mezzo di euro. Con in più l’onere di trovare una “toppa” per gli ultimi due mesi che rimangono, quando ormai Expo ha esaurito il budget e quindi per supplire con eventuali nuovi spettacoli si opterà su sponsor o artisti disposti a esibirsi gratuitamente.

Il presidente Enc, Antonio Buccioni, prese una posizione netta, anche in occasione della assegnazione del Fus, visto che il Soleil per qualche settimana di spettacolo ha ottenuto il doppio dello stanziamento complessivo 2015 destinato al circo e allo spettacolo viaggiante.
Liana Orfei scrisse al premier Renzi e allo stesso ministro della Cultura. Arturo Brachetti disse: “Hanno offerto al Cirque du Soleil una cifra spropositata per portare all’Expo uno dei loro spettacoli già pronti. Era invece una buona occasione per creare qualcosa di unico, anche coinvolgendo le tante piccole e magnifiche compagnie italiane a cui tengo molto. Invece, anche lì, molti artisti italiani sono costretti ad emigrare. Occorreva più orgoglio nazionale”.
Contrario al coinvolgimento del circo canadese anche l’etoile della Scala Roberto Bolle. I senatori Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni presentarono una interpellanza al ministro Franceschini per chiedere che Expo “possa essere anche una vetrina delle eccellenze circensi italiane”. Tutto inutile. Quando anche un bambino avrebbe capito che costruire una proposta variegata, una vetrina delle arti italiane (in primis circo, teatro, danza) avrebbe offerto anche un più allettante motivo di interesse per il pubblico di Expo.
A rendere ancora più grave la colonizzazione artistica della vetrina mondiale dedicata al cibo, il fatto che Expo non è figlio di una impresa privata. Gli azionisti sono tutti “enti” pubblici: ministero dell’Economia, Regione Lombardia, Comune, Provincia e Camera di Commercio di Milano. Il che significa che chi paga sono i contribuenti italiani.
Sia inequivocabilmente chiaro, non è in discussione il Cirque du Soleil, un’esperienza che, seppure attraversata negli ultimi tempi da notevoli cambiamenti ed anche “sofferenze”, ha indiscutibilmente segnato in maniera innovativa quasi gli ultimi 30 anni della scena artistica mondiale. Ma quel che si contesta è anzitutto la penalizzazione della tradizione artistica e culturale che l’Italia esprime e che il mondo c’invidia, una dignità calpestata, un’occasione mancata per sostenere questa stessa tradizione in un momento economicamente difficile.
Ma col bilancio conclusivo di “Alla Vita” cade anche l’ultimo velo col quale gli organizzatori di Expo potevano coprire la scandalosa scelta compiuta, quello del pubblico. Si pensava che il Soleil avrebbe “ripagato” l’investimento e permesso di recuperare ampiamente gli 8 milioni 415 mila euro di spesa. Invece, fallimento su tutta la linea.
Come purtroppo accade spesso in Italia, adesso nessuno risponderà di tasca propria di questo madornale errore. Anzi, il commissario di Expo Giuseppe Sala, ha giustificato il fiasco: “Affidarci per alcuni mesi ad un solo show è stata comunque una scelta giusta. Montare e smontare ogni volta per concerti o eventi diversi sarebbe stato un ulteriore lavoro”.
L’Ente Nazionale Circhi non si è limitato ad esprimere la propria opinione ma ha fatto di più. Il 13 febbraio scorso ha inviato una segnalazione al presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, e al procuratore generale della Repubblica di Roma, per sollevare l’interrogativo sulle modalità di individuazione e ingaggio del Cirque du Soleil alla Esposizione Universale di Milano, ovvero senza alcun bando, anche se per una somma decisamente consistente. Ad oggi nessuna risposta pervenuta.
