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Né con gli animalisti, né con Cartesio: il giusto rapporto fra uomo e animali secondo la chiesa

Mons. Agostino Marchetto


di Claudio Monti

“Da poco ho lasciato il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, nel quale vi é un settore che si occupa di quella dei circensi. Mi sono quindi già interessato al problema ad essi posto da una corrente di opinione che vorrebbe bandire gli animali dai circhi. Perché un tale pensiero, che si espande?” Chi parla è mons. Agostino Marchetto, che agli inizi di settembre si è dimesso – come già sanno i nostri lettori – dall’incarico di segretario dei Migranti, che ricopriva dal 2001. L’arcivescovo ha alle spalle trent’anni di brillante carriera diplomatica, con incarichi di nunziatura in Zambia e Malawi, nella Cuba castrista, in Bielorussia, ed anche in territori di fede musulmana come Algeri, Marocco, Tunisia, Libia, solo per citarne alcuni. Rientrato a Roma, prima di iniziare l’esperienza del Pontificio Consiglio per i Migranti, per circa tre anni è stato osservatore permanente per la Santa Sede presso la FAO, l’IFAD e il PAM. Ma anche elencando tutto ciò, non abbiamo ancora raccontato tutto della vasta attività di mons. Marchetto, che è anche uno storico di notevole spessore della Santa Sede. Basterà ricordare “Chiesa e Papato nella storia e nel diritto – 25 anni di studi critici”, pubblicato nel 2002 dalla Libreria Editrice Vaticana, e i suoi numerosi studi sul Concilio Vaticano II che sono punti fermi e irrinunciabili per chi voglia davvero capire il Concilio, l’ultimo celebrato dalla Chiesa di Roma a partire dal 1962, messo a dura prova dalle interpretazioni che ne sono seguite.

Riprendiamo il filo della conversazione. L’animalismo sembra diventata la nuova religione delle masse?
“Pur comprendendo l’impegno a non far soffrire inutilmente gli animali, trovo che per molte persone di “ideologia” animalista vi é alla base una considerazione per gli animali non equilibrata rispetto all’uomo”.

Può spiegarci meglio cosa intende?
“In effetti se si chiede di estendere i diritti fondamentali dell’uomo, per esempio anche ai primati, o si parla di “coscienza degli animali”, stiamo riducendo lo specifico umano, che invece va tenuto in conto, o eleviamo l’animale a un’altezza che non gli é propria, secondo la visione biblica, filosofica e teologica”.

Nel bailamme di opinioni, ci si imbatte pure in sacerdoti che firmano manifesti per la coscienza degli animali, anche se la dottrina della Chiesa su questi temi è ben diversa.
“Mi pare giusto per un Vescovo richiamare il “Catechismo della Chiesa Cattolica” per trarne lumi, e specialmente i NN. 2415 e 2417. Nel primo si attesta, con ampia citazione di passi scritturistici, che “gli animali, come le piante e gli esseri inanimati, sono naturalmente destinati al bene comune dell’umanità passata, presente e futura”, mentre nel secondo numero citato si legge: “Dio ha affidato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine [l’uomo]. E’ dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l’uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi”. Questa ultima citazione, dello svago, ritengo possa applicarsi anche agli spettacoli circensi”.

Ci sono altri passi chiarificatori nel Catechismo sullo stesso argomento?
“Certamente. Aggiunge che “è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita” (N. 2418) e raccomanda di non spendere per gli animali somme che dovrebbero prioritariamente soccorrere le miserie umane. Si può dunque amare gli animali anche se non bisognerebbe deviare verso di essi l’affetto dovuto solo alle persone”.

Concetti che non lasciano margini di incertezza.
“Mi sembra sia così. Vorrei richiamarmi ad alcuni pensieri di Marie Hendrickx sulla sofferenza fisica e al suo essere segno sensibile di un attentato alla vita, che si manifesta come il supporto biologico delle relazioni. Orbene, le relazioni schematicamente possono essere distinte in due categorie: quelle che si hanno con persone e quelle con esseri che persone non sono. Un essere con il quale possiamo relazionarci come ad un fine é una persona umana o divina. Un attentato alla vita, una sofferenza inflitta all’essere umano che é un fine in se stesso, non é moralmente giustificabile, se non nel caso che permetta a colui che la subisce (ed eventualmente anche ad altri), di vivere meglio, di intensificare e migliorare le sue relazioni umane, di avvicinarsi a Dio. Ad un animale non possiamo relazionarci come ad un fine, ma nemmeno a loro una sofferenza non può essere inflitta legittimemente se non in condizioni analoghe. La dinamica delle relazioni nel mondo é stata ferita dal peccato e il cristiano nella sua lotta contro di esso, tenderà a salvarla, a rimetterla nel circolo della grazia, dell’amore ragionevole per tutti gli esseri viventi nelle loro varie realtà”.

Ma gli animali hanno una coscienza?
“Gli animali hanno certamente una innata abilità che permette di trovare, per esempio, soluzioni ingegnose in situazioni concrete difficili, di orientare i mezzi ai fini che l’istinto assegna loro. Sono tuttavia incapaci di prendere le distanze nei confronti di se stessi per cogliere un oggetto come tale o la loro propria esistenza come un tutto, in una parola sono incapaci di “intuslegere”, di “leggere” negli esseri e nelle cose. Qualche anno fa Civiltà Cattolica ha pubblicato un articolo che varrebbe la pena di leggere”.

Quell’articolo uscì nel 2003, dopo che la Camera aveva approvato la proposta di legge che introduceva (come poi accadde, entrò in vigore nel 2004) nel Codice penale un nuovo titolo riguardante «i delitti contro gli animali». Fra l’altro l’intervento della Civiltà Cattolica è di grandissima attualità perché considera “assurdi” concetti che ultimamente sono stati ripresi e rilanciati anche dai fondatori del manifesto sulla coscienza animale. “Dicendo che tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza, si deve concludere che nessun animale anche se dannoso all’uomo e agli altri animali può essere ucciso. Così, poiché la zanzara, la mosca, la vipera sono animali, hanno diritto a vivere e dunque non possono essere uccise. Il topo e il gatto hanno lo stesso diritto alla vita e quindi il gatto, mangiando il topo, lede il relativo diritto alla vita. Lo stesso fanno il lupo che mangia la pecora, il leone che sbrana una gazzella, il pesce grosso che mangia il piccolo, il falco che uccide altri uccelli”, così scriveva la Civiltà Cattolica“. E ancora: “In tal modo, la natura è un’immensa fucina di «delitti contro la vita», perpetrati sia dagli animali a danno di altri animali, sia dall’uomo, che non rispetta il diritto di tutti — si badi, di «tutti» — gli animali alla vita. E infatti, se l’uomo e gli animali hanno lo stesso diritto alla vita, né l’animale può uccidere l’uomo né questi può uccidere un animale, qualunque esso sia, utile o dannoso. Questi esempi mostrano l’assurdità dell’affermazione che «tutti» gli animali hanno «gli stessi diritti all’esistenza».”

“Non è poi vero che i diritti degli animali «devono essere difesi dalla legge come i diritti dell’uomo, diceva ancora la rivista dei Gesuiti, perché in realtà, gli animali non hanno diritti. Il diritto è una prerogativa dell’essere spirituale. E il motivo profondo è che il diritto è una prerogativa della persona, in quanto essere spirituale. Non si può dunque parlare in assoluto di «diritti degli animali» ma questo non significa che gli animali siano, come pensava Cartesio, macchine senzienti né che siano, come i minerali e le piante, esseri di cui l’uomo possa disporre a suo piacere e a suo vantaggio, senza tener conto che essi provano piacere e dolore, fatica e stanchezza. “Si tratta infatti di esseri che nel piano divino della creazione sono destinati a vivere, a crescere, a riprodursi e riempire la terra, secondo la parola di Dio agli animali creati «secondo la loro specie»: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari: gli uccelli poi si moltiplichino sulla terra» (Gn 1,22). D’altra parte, l’uomo non è il padrone assoluto della creazione, ma il suo custode. Non può perciò essere il distruttore della creazione, ma il suo amministratore saggio e prudente”.

Per gli animali da compagnia oggi si spendono cifre impressionanti, quando ci sono milioni di bambini che muoiono di fame.
“Anche su questo aspetto quanto scritto dalla Civiltà Cattolica mi sembra condivisibile. E’ giusto nutrire e curare cani e gatti, ma oggi si acquistano cibi molto costosi, addirittura “abiti” firmati, e anche questi sono segni di una mentalità distorta. “È comprensibile che ci si affezioni ad animali domestici che sanno essere compagni di vita, fedeli e affettuosi, forse più di certi parenti anche assai stretti; ma non è giusto fare di essi dei piccoli idoli, a cui si sacrificano beni che dovrebbero servire a soddisfare le necessità vitali di tante persone, in particolare di tanti bambini, che l’egoismo e lo spreco dei Paesi ricchi condannano a una morte atroce”.

E cosa pensa mons. Marchetto dello spettacolo circense che mescola l’abilità dell’uomo con quella dell’animale ammaestrato?
“L’esperienza quotidiana e il parere di esperti mi pare attestino che gli animali nei circhi sono generalmente ben tenuti. Tutto considerato, mi pare quindi di poter personalmente affermare che come principio non vedrei motivi per bandire gli animali dai circhi, tenendo conto – certo – delle varie circostanze in cui essi si trovano e del grado di sofferenza che potrebbe essere loro inferto”.

Short URL: https://www.circo.it/?p=1557

4 Comments for “Né con gli animalisti, né con Cartesio: il giusto rapporto fra uomo e animali secondo la chiesa”

  1. Grazie musa. Per claudiom dovrei ripetere che considerare gli animali come esseri, naturali, che possono soffire (nel business alimentare per esempio) è affidato alla sensibilità (umana) e ritengo ciò non un optional.

  2. Sebastiano , non ho altro da aggiungere.Rispetto,pieta’, niente prevaricazioni.
    Per tutti gli esseri viventi.

  3. Soffermarsi sulle esagerazioni fatte in senso non negativo verso gli animali, è fuorviante rispetto alle violenze, che sono molto, molto di più, che gli animali subiscono, si vorrà parlare delle prime per sorvolare sulle seconde?
    Se l’emergenza educativa è per le prime riguardo ai comportamenti che riguardano l’uomo, dall’altro lato, le seconde, non devono essere -anche- trattate, sempre per comportamenti che riguardano, questa volta in negativo, ugualmente, l’uomo?

    Dalla Genesi le parole “dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra” sono state intese in senso -peggiorativo- e -scusante- per moltissimi, e questo -è entrato ormai da –millenni– nella -cultura-, in senso peggiorativo, specie quando si giunge alla produzione nella macchina dei beni alimentari di -CONSUMO- dove non si pensa agli esseri viventi ma alla macchina produttiva per gente che non vede nemmeno queste cose, alienata nella tranquillità e nei piaceri del desco quotidiano;

    Inoltre del Paradiso si dice che “il lupo dimorerà con l’agnello”, significa che la violenza è pure nel mondo degli animali, ma riferiamoci, perchè ci riguarda, alla sensibilità dovuta ad un essere vivente da parte dell’uomo.

    Gesù dice: “chi fa del male ad un animale (nota: un nostro fratello minore) sarà punito”.

    • grazie per le sue considerazioni. Non si vuole sorvolare né sulle une né sulle altre violenze, e su questo mons. Marchetto e il magistero della chiesa in generale sono chiarissimi. L’articolo di Civiltà Cattolica, poi, che si può leggere nel rimando in fondo all’intervista, è di una chiarezza meravigliosa sia nel condannare la violenza sugli animali e sia nel condannare gli eccessi dell’animalismo, le spese eccessive che vengono sostenute per cani e gatti e gli altri animali che ormai riempiono le nostre case e su questo il business commerciale è evidente.

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