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Un naso rosso per tornare a vivere


Con linguaggio sociologico è stato definito “circo sociale”, ma forse quell’aggiunta dell’aggettivo sociale suona un po’ superflua per definire ciò che il circo è per sua natura da sempre. L’arte della pista insegna ad esprimersi e mette in relazione. Educa e frantuma le divisioni. Diverte e fa crescere. Il circo sociale è diventato sinonimo di Miloud e dei suoi bambini di strada, passati dall’inferno del degrado umano alla realizzazione di sé come persone e come artisti. Il loro passato è segnato dall’essere qualcosa che mai nessuno vorrebbe identificare con l’esistenza di un bambino: mendicare, prostituirsi, rubare, sviluppare la violenza come condizione normale per sopravvivere. Miloud Oukili ha preso in mano questo tipo di creta e gli ha dato una forma nuova. La sua storia e quella di Parada, viene raccontata da Alessandra Penati in un volume appena uscito per i tipi di Cuem, a cura di Alessandro Serena: L’acrobata. Quaderno di studi sulle arti circensi.
Miloud Oukili nasce ad Algeri il 3 gennaio 1972. E’ figlio di madre francese cattolica e di padre algerino musulmano, e questa – racconta lui – è forse la chiave di volta del suo futuro di maestro di circo e di vita nelle strade di Bucarest ai tempi del regime comunista. Miloud ha vissuto e risolto sulla propria pelle lo “scontro culturale” di due culture, due religioni profondamente diverse, ed ha imparato la tolleranza e l’apertura, il rispetto per l’altro e l’ascolto. “Tutto quello che ho fatto e la mia avventura a Bucarest non sarebbero state possibili senza l’influenza dei miei nonni di entrambe le parti e dei miei genitori”, racconta di sé Miloud. “Provengo da una famiglia multiculturale, la mamma bretone cattolica e il papà musulmano algerino. Sono figlio della guerra franco-algerina e ringrazio i miei genitori perché attraverso loro, da subito, sono entrato in contatto con la diversità e la capacità di guardare il Mondo da più prospettive”.
Non nasce con il naso rosso, Miloud Oukili. Da adolescente sfila sulle passerelle di Parigi come modello. Poi si diploma alla scuola di circo di Annie Fratellini e diventa clown, mimo, acrobata e giocoliere. Comincia a lavorare per le strade di Parigi (“la strada di Parigi dove a volte mi esibivo è stata per me la strada della filosofia”) che però cominciano presto a stargli strette. Decide di viaggiare. Nicaragua, Messico, Brasile, Somalia.
Ovunque vada rimane colpito dalle condizioni in cui vivono i bambini, vittime della miseria e della violenza. “Sente profondamente di voler trasformare questa sofferenza. L’unico modo che conosce è quello del sorriso, dei giochi di prestigio e del naso rosso del clown. Durante un suo viaggio a Città del Messico conosce i piccoli “mestizos”, nelle sterminate, lunghissime avenidas, tra il Parco di Chapultepec e il Paseo de la Reforma, bambini che per sopravvivere alla povertà si arrangiano, oltre che col furto e la prostituzione, facendo i giocolieri, dipingendosi la faccia di rosso e facendo i mangiafuoco”, scrive Alessandra Penati. È mascherandosi da clown che riesce ad entrare in contatto con loro. Perché un naso rosso è un ottimo lasciapassare, cancella immediatamente qualsiasi sospetto di aggressività. E’ solo l’inizio del suo percorso. Nel 1992 Miloud arriva in Romania, a Bucarest e lì avviene la svolta. “Concentrai tutta la mia energia su Bucarest, perché, colpito dalla fine del comunismo, mi sembrava che la Romania fosse una pietra sconosciuta del Muro, di cui nessuno parlava, isolata e in silenzio da più di vent’anni. Mi sentivo compatibile alla Romania, e mi sentivo un pioniere. Ero imbottito di miti rivoluzionari, e di velleità artistiche, ma avevo vent’anni e qualunque posto andava bene per iniziare. Qualunque posto dove potessi provarci davvero, e far ridere qualcuno che non lo avesse mai fatto”. In Romania svolge il servizio civile presso l’Associazione Handicap International come animatore negli orfanotrofi, ospedali e centri per disabili. Quindi lavora come volontario per Terres des Hommes. Nel 1993 torna nella capitale rumena e soprattutto torna in strada con il naso rosso, ma incontra una umanità molto diversa da quella che aveva lasciato nelle strade parigine.
Usa le clave, le palline, i giochi di magia, gli sketch clowneschi per trasformare i ragazzi in una compagnia di clown. Il circo ha fatto il resto, permettendo ad un centinaio di bambini devastati dalla brutalità di vite disgraziate, di riappropriarsi del loro corpo. “Il circo trasforma l’impossibile in possibile; nel corpo e per mezzo del corpo tutto accade. Crea un luogo di incanto e di adrenalina che non dà solo la libertà del corpo, ma lo istiga ad andare più distante, si confronta con pericoli e trasgressioni continue. In questo tipo di rischio si identificano facilmente i bambini e gli adolescenti, che lo trasformano in una esperienza strutturante e ri-significante”. Non solo. Altra componente particolarmente forte all’interno del mondo del circo è quella dell’errore, che in un contesto sociale ed educativo risulta indispensabile. La giocoleria è risultata una leva fenomenale per creare uomini e artisti: è la scuola del non essere mai pienamente soddisfatti, “perché ci sarà sempre una pallina da aggiungere, un nuovo trucco da esplorare, se non addirittura un nuovo attrezzo con cui ricominciare da capo”. Si innesca quella sfida continua con se stessi per correggere le imperfezioni, per spingersi oltre, focalizzando un concetto basilare: l’errore è come una scala che permette di salire e progredire.
Chi vuole diventare un clown, si deve allenare tutti i giorni. “Questo, per i ragazzi, vuol dire svegliarsi la mattina, avere costanza e concentrazione, per quanto sia possibile; vuol dire lavorare in vista di un obiettivo, condizione per i ragazzi impensabile fino a due anni prima”.
Scaturiscono i primi spettacoli che vengono portati in giro per il mondo e nel 1996 prende vita la Fondazione Parada che ha al suo centro “l’arte circense come strumento educativo utilizzato per facilitare un percorso di reintegrazione”. E’ formata da trentacinque operatori rumeni, alcuni dei quali ex-ragazzi di strada, alcuni operatori italiani e una compagnia di clown e giocolieri formata da circa cinquanta ragazzi che sono diventati ambasciatori dei diritti dell’infanzia. In oltre quindici anni dal primo incontro tra Miloud e i ragazzi di Bucarest, Parada ha seguito circa quattromila tra bambini e ragazzi. Molti di loro oggi sono adulti, ben integrati nella società, con un lavoro e una famiglia. Alla fine del 1998 nasce la campagna di sensibilizzazione Un naso rosso contro l’indifferenza e oggi il grande circo sociale di Miloud significa anche un Centro Diurno, un Appartamento Sociale, un atelier di circo, la Caravana, e molti sostenitori all’estero. Parada è diventato un progetto transculturale che ha ramificazioni in molti paesi del mondo.

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