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Ridere a crepapelle nella città della “Corazzata Potemkin”

di Alessandro Serena

Non c'è più religione. Nell'ex Urss anche Lenin diventa un clown (il servizio fotografico è di Ahara Bischoff)

ODESSA – Da quando Mosca è diventata una delle città più costose del globo, una metropoli moderna che attira l’attenzione dei circofili di tutto il mondo agevolati anche dall’ottenimento di visti in tempi rapidi, pareva del tutto evaporata l’aria tipica della vecchia, cara, ormai smantellata Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Non è così. Ci sono posti dove si può ancora respirare a pieni polmoni. E chi ci era abituato e ne sentiva nostalgia lo fa volentieri, soprattutto sapendo che è solo per pochi giorni, come essere in un parco a tema dal quale, quando ci si stanca si può uscire per tornare alla vita normale. Quest’aria si respira bene ad Odessa, una cittadina ucraina sul Mar Nero, sino a qualche anno fa una delle mete turistiche predilette dell’ex URSS. Quali sono le caratteristiche di questa atmosfera?
Si possono assaporare sin dall’arrivo all’aeroporto, una struttura fatiscente dove il personale è quasi tutto militare e in tenuta marziale, quasi ci trovassimo in una zona di guerra e non nel paese che fra un paio di mesi ospiterà (con la Polonia) il Campionato Europeo di Calcio, una delle più importanti e seguite manifestazioni globali del 2012 (inferiore solo alle Olimpiadi di Londra).

Il manifesto del festival Komediada di Odessa

Altra caratteristica peculiare sono le lunghe code per il controllo passaporti anche se in presenza di pochi viaggiatori e di molti box per l’espletamento delle pratiche. I bagagli poi sono spesso consegnati all’aperto su un carretto dal quale ogni passeggero deve scaricare da solo la propria valigia. Si incontra a fatica qualcuno che parla più di tre parole di inglese. Le strade a scorrimento rapido fra l’aerostazione e la città, così come quelle del centro, sono del tutto dissestate e piene di vecchie, caratteristiche Volga o Lada, le automobili di costruzione socialista. Anche in città continua la presenza di soldati in divisa e addirittura si possono trovare dotati di colbacchi (anche se siamo già in primavera) o inserti in pelo. Ci sono ancora le matrioske nei polverosi negozi di souvenir e si possono trovare dei Rocketa al polso dei passanti, i leggendari orologi delle forze armate di Stalin.

I Surprise

L’hotel può avere l’acqua corrente fredda o bollente a seconda dell’ora. Nei ristoranti c’è il rischio di aspettare un’ora prima di avere una macedonia, ordinata magari proprio per fare in fretta. Se poi pensate che Odessa è la città dove è ambientato il film La corazzata Potemkin, reso ancor più noto dal giustificato sfogo del ragioniere Ugo Fantozzi, allora il quadro è completo e di facile comprensione anche se chi legge non conosce la materia.
Non ci sarebbe molto da ridere in questa zona, invece, come insegna spesso la storia, proprio nelle aree più grigie si sente la necessità di un po’ di sano umorismo e sbocciano proteste silenziose e festose sotto forma di modalità di vita allegre e serene. E proprio qui è nata l’anno scorso una rassegna di clown, il Festival Komediada, organizzato da un gruppo di clown del luogo: il Teatro Maski (Teatro Maschera), fondato da Georgi Delev che ha affidato la direzione organizzativa alla moglie Natalia Delieva e quella artistica a Vladimir Kryukov, grande conoscitore dell’arte clownesca.
La seconda edizione si è svolta dal 28 marzo al primo aprile, dando la possibilità ad una ventina di gruppi formati da giovani artisti provenienti soprattutto da Ucraina, Russia e Polonia (nazione con grandi tradizioni nella pantomima) di mostrare il proprio talento di fronte ad una giuria formata da esperti del settore provenienti da ogni parte del mondo: Belgio, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Russia, Ucraina, fra i quali Alexey Kalnykov (presidente del Rosgoscirk), Harry Owens (fondatore del “teatro dei sogni” Salomè), Conny Porod (agente internazionale). I vincitori dell’anno passato, i Koblikoff, sono stati invitati al Festival du Cirque de Demain a Parigi dove hanno ben figurato, per cui partecipare al Komoedia comincia a diventare una rampa di lancio notevole per aspiranti clown che non hanno in realtà molte piattaforme dove mostrare i propri progressi.
Tra i partecipanti ci sono realtà di ogni tipo con stili molto eterogenei: giovani che si dedicano al fachirismo ironico, stili di comicità molto surreali, performance al confine tra danza e clownerie, sottili parodie politiche o sociali. Non si tratta sempre di esibizioni mature, anzi spesso si avverte il senso di una ricerca non ancora compiuta, ma sono sempre creazioni molto originali, cosa che forse manca un po’ in occidente e in particolare in Italia, dove spesso i clown si limitano a riproporre repertori già noti e neppure sempre ben eseguiti.

Equivoki, i vincitori della seconda edizione

I giovani, per altro, qui possono aspirare ad un completamento formativo grazie ai numerosi workshop diretti da riconosciuti maestri della clownerie e della pantomima, ucraini o stranieri.
Dopo due sessioni di circa venti performance ciascuna, il Gran Premio della Giuria è andato agli Equivoki, un trio proveniente da Kiev che ha mostrato una convincente serie di gag con ottimo controllo del corpo, creatività e coinvolgimento del pubblico. Premio per la migliore tecnica alla solista Yulia Demashev anche lei ucraina. Premio per la miglior drammaturgia e messa in scena ai polacchi Mimo Theatre di Varsavia.

Anche Rob Torres al festival di Odessa

Ma la qualità artistica è stata garantita dagli spettacoli fuori concorso formati da una sana raffica di artisti, questi sì di livello indiscutibile. Presenti, fra gli altri, l’americano Rob Torres, i russi Mikos, i polacchi Nikoli, i Dek.ru e i russi Litsedei, questi ultimi delle vere e proprie star della clownerie da palcoscenico.
La notte si continuava a sorridere con l’extra time: spettacoli improvvisati dalla Clown Corporation Nastroenie accompagnati da musica live al Mana Mana, un locale notturno della zona.
Il Festival ha mostrato anche una spiccata valenza sociale. Partecipa alla rassegna un gruppo di clown sordomuti (in effetti la pantomima è molto funzionale in questo campo) ed un gruppo di artisti che si dedicano alla clownerie di corsia, e uno spettacolo speciale verrà organizzato in un locale orfanotrofio (in Italia abrogati nel 2006 e sostituiti da più accoglienti case famiglie).
Dopo questa iniezione di buon umore e di sano impegno civile, i visitatori stranieri in partenza per tornare a casa guardano alle strade dissestate e alle matrioske con anticipata nostalgia. E al lunghissimo controllo passaporti basta un piccolo sforzo di immaginazione per far apparire tra gli occhi accigliati del severo militare post sovietico un grande naso rosso per sopportare ogni inconveniente con un sorriso sulle labbra.

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