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Quando il Corriere della Sera non snobbava il circo

Cesare Togni nella pista del circo Americano negli anni 90 (foto archivio Cedac)

Per me il Corriere della Sera, dopo la scomparsa delle cronache inappuntabili di Massimo Alberini, non è più quello di prima. Occuparsi di circo? Massì, forse, qualche volta, e magari non nelle circostanze che più lo richiedono. Può accadere che un circo Medrano, e dico proprio “quel” Circo Medrano dei Casartelli applauditissimo ovunque vada, si trattenga a Milano per oltre un mese senza che l’autorevole foglio ne dia notizia (o quasi). Però la mattina di giovedi 22 settembre mi ha dato una scossa. Non il foglio, sia ben chiaro, ma il suo allegato.

Il circo Cesare Togni a Milano negli anni 80 (foto archivio Cedac)

Mi riferisco a un racconto di una cinquantina di pagine di Matteo Colombo intitolato “Magari disturbiamo”. Vi si narra di un campione di ciclismo che un giorno, impegnato in una gara, devia con grande stupore di un suo compagno e amico dal percorso obbligato per recarsi in una piazza dove è il Circo di Cesare Togni. Ha una sua ragione segreta per disertare la competizione e arrivare fin lì, l’anziano campionissimo, e questo si renderà chiaro a chi arriverà alla fine della lettura. Personalmente, sono grato all’autore perchè mi ha indotto a evocare ricordi circensi fra i più felici che risalgono agli anni 1970-1980. Era uomo di circo dalla testa ai piedi, l’amico Cesare. Doti di creatività indiscutibili, doti di comunicazione indiscutibili. Non sempre purtroppo queste doti si sposavano a quelle che garantiscono un grande esito economico.

Cesare Togni, Romualdo e Giuliano Gemma (foto archivio Cedac)

Lo ricordo una volta a Milano, dove aveva piantato lo chapiteau dopo alcune esperienze su altre piazze poco felici. Confidava sull’accoglienza dei milanesi con trepidazione, e fu quasi con le lacrime agli occhi che mi abbracciò, una sera, per comunicarmi che la mia città aveva risposto come era nelle aspettative e anche oltre. Non poteva offrire spettacoli ricchi di tutto come quelli dei suoi parenti Casartelli del Circo Medrano. Ma sapeva trasmettere, assieme ai suoi figli, una corrente di simpatia che faceva del suo spettacolo una occasione di incontro con il Divertimento con la D maiuscola, che è poi a ben pensarci il distillato del Circo quando è quello vero. Dunque, il mio personale grazie a Matteo Colombo, che descrive il circo a modo suo ma evitando le sgangherataggini di tanti altri autori che l’Ente Circhi dovrebbe chiamare in tribunale per falso in atto pubblico, per aver riportato agli onori della cronaca un nome e cognome di circo che non merita di essere calato nell’oblio.
Ruggero Leonardi

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