
Queste le prime tre immagini che accolgono i visitatori nella sezione dedicata alla fotografia del padiglione Italia alla Biennale Arte di Venezia edizione numero 54, fino al 27 novembre 2011.
L’artista è il milanese Paolo Ventura, classe 1968, che espone anche presso la Photografica Fine Arts di Lugano, da lunedì 27 ottobre al 30 dicembre 2011, il suo ultimo lavoro Behind the walls (Dietro le mura).
Le fotografie di Ventura in mostra alla Biennale, scelte da Italo Zannier per il padiglione curato da Vittorio Sgarbi, fanno parte della raccolta intitolata Winter stories (Racconti d’inverno). Chi le guarda è catapultato in un “non luogo”, indefinito e surreale, ed è costretto ad indugiare sui dettagli per capire se le scene fotografate siano reali. Non lo sono, perché Ventura ricrea un mondo immaginario scaturito dalla sua fantasia, costruisce e decostruisce ogni volta un piccolo set, e lo immortala per un istante. Un laborioso assemblaggio di figurine in miniatura, pupazzi, oggetti, che prima disegna e poi realizza a mano, spesso cucendo gli abiti e dipingendo i muri. Il tutto illuminato dal lampadario di casa.

La sua carriera da allora è in ascesa e non conosce battute d’arresto, come dimostrano le due mostre attualmente in contemporanea a Venezia e Lugano.

Il suo è un lavoro artigianale e al tempo stesso autorale, che spinge a riflettere sul ruolo stesso del mezzo fotografico, considerato fin dalle sue origini uno strumento di riproduzione fedele della realtà, e impiegato in questo caso dall’artista, che ne fa un uso non convenzionale, per ritrarre scene che reali non sono.
Estrapolando la definizione dal contesto storico di ribellione anti-estetica che caratterizza la corrente artistica di inizio Novecento, Ventura sarebbe un “Dadaista” dei nostri giorni.
Alessandra Borella
