
Ideato da Circo e dintorni, sostenuto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e in collaborazione col Centro Educativo di Documentazione delle Arti Circensi di Verona, il progetto prevede una serie di interventi che porteranno le arti del tendone nei luoghi più disparati: dalle piazze alle aule universitarie, passando per i teatri e naturalmente per i più importanti circhi nazionali e internazionali.
Alcuni passi sono già stati compiuti: durante l’Out There Festival di Great Yarmouth, una delle più importanti rassegne di arti di strada inglesi, il direttore scientifico di Open Circus Alessandro Serena è intervenuto al Grow Symposium di fronte ad una platea di operatori del settore parlando dell’efficacia del network e delle partnership nelle produzioni artistiche. Il professore di Storia dell’Arte Circense e di Strada ha potuto portare come esempio Jr Circus, la compagnia di giovani talenti provenienti dai vivai italiani, romeni ed inglesi che ha debuttato proprio all’Out There Festival con La Rosa e la Spina, versione circense di Romeo e Giulietta. Nato dalla collaborazione dell’Accademia d’Arte Circense di Verona, di Parada e di SeaChange Arts (l’associazione organizzatrice della kermesse), Jr Circus incarna lo spirito di integrazione europea e dimostra che le discipline dell’arena di segatura possono essere uno strumento di emancipazione sociale e di interscambio culturale. Premiata proprio per questo dal progetto Creative Europe della Commissione Europea, la compagnia verrà seguita da Open Circus anche nei suoi passaggi successivi, quando lo spettacolo comincerà a circuitare in parallelo ad un ciclo di incontri nelle scuole.

Le colazioni con gli artisti hanno permesso al pubblico di conoscere più da vicino i partecipanti al Festival. Valentina Sforzini e Cuboliquido, i due street-painter intervenuti sabato mattina, hanno raccontato il proprio percorso personale, mettendo in luce come le loro performance siano più vicine all’esibizione di un artista di strada che a quelle di un pittore: al contrario di quanto avviene per quest’ultimo, infatti, nel loro lavoro conta molto di più il processo creativo che l’opera compiuta, perché è nel momento in cui lo street painter dipinge che si sviluppa il rapporto col pubblico, che vuole vedere dal vivo come nascono i quadri urbani. Questa forma espressiva riprende l’antica arte dei madonnari proponendola agli spettatori contemporanei riaffermando quella che è sempre stata la forza delle discipline di strada: il contatto diretto con le persone. Anche Thomas Blackthorne, il fachiro ospite della seconda “Colazione con l’artista”, ha confermato l’importanza della comunicazione senza mediazioni tra artista e fruitori: la piazza è un palcoscenico dal quale il pubblico deve essere catturato dall’inizio alla fine, perché a differenza di quanto generalmente succede in teatro o al cinema, in quel contesto non ci si fa scrupoli ad andarsene se lo spettacolo non è gradito. L’artista inglese ha poi soddisfatto la curiosità dei presenti spiegando la tecnica che gli permette di ingoiare le spade: occorre allenare la mente a vincere l’istintivo rifiuto che blocca i corpi estranei e lascia passare il cibo; un lavoro che varia da oggetto a oggetto e che costituisce la vera sfida che il fachiro pone a se stesso, per la gioia (e il raccapriccio compiaciuto) degli spettatori.

Il ciclo di incontri non poteva terminare in modo migliore: domenica 27, alle ore 16, è arrivato presso Expo Gate il Clown dei Clown, David Larible, reduce dall’inaugurazione del Teatro Mentore di Santa Sofia la sera precedente. Serena, produttore della sua tournée nonché caro amico del pagliaccio, ha sottolineato come la scelta di questo artista per la riapertura di un teatro sia di estrema importanza e indichi chiaramente che il clima attorno alle discipline circensi e di strada stia cambiando, grazie anche a progetti come Open Circus che rilanciano il valore culturale di questo tipo di esibizioni contribuendo all’abbattimento delle barriere tra generi considerati minori e generi ritenuti maggiori. Lo stesso Larible ha esordito con un elogio al “popolare”, non solo perché tutte le forme di spettacolo nascono dalla strada, ma anche perché essere popolari significa appartenere al popolo: il fine della sua arte, ha spiegato ad una platea attenta e curiosa, è divertire chi va a vederlo mettendosi al suo servizio; David sostiene che per ottenere la risata degli spettatori occorre avere un orecchio allenato a percepire gli umori del pubblico ed una grande capacità di improvvisazione che, in maniera analoga a quanto avviene nel jazz, può esserci solo se si è totalmente padroni delle tecniche del proprio mestiere. Questo clown, che nel circo di Barnum in America si esibiva di fronte a migliaia di persone ogni sera, ha coscientemente conservato nei suoi show il coinvolgimento del pubblico perché l’essenza profonda della sua arte, come di tutto lo spettacolo dal vivo, si trova nell’esperienza unica del contatto irripetibile tra lui e gli spettatori.

Open Circus non si ferma qui. Sono già state annunciate diverse iniziative che coinvolgeranno partner prestigiosi e daranno lustro all’attività circense sul territorio nazionale. Dal 16 al 22 novembre le Giornate di Studio porteranno nelle aule dell’Università Statale di Milano artisti circensi ed esperti del settore, stimolando un confronto con gli studenti e dando loro la possibilità di mettersi alla prova in prima persona con laboratori pratici. Piatto forte di questa settima edizione sarà l’incontro con Philippe Agogué, responsabile casting del Cirque du Soleil. Gli universitari avranno anche l’occasione non solo di assistere allo spettacolo del Circo di Moira Orfei ma anche di conoscere il “dietro le quinte” di quello che è uno dei più importanti circhi tradizionali italiani.
Un circo “aperto” è un circo partecipato: nei prossimi mesi Open Circus offrirà a tutti l’opportunità di frequentare workshop con trainer internazionali in collaborazione con la Piccola Scuola di Circo di Milano, uno dei centri formativi più interessanti del panorama lombardo. Il 24 ottobre al Teatro Mancinelli di Orvieto, prima dello spettacolo serale dei Black Blues Brothers, i cinque acrobati kenioti proporranno un laboratorio aperto al pubblico per imparare le tecniche di base di questa disciplina e metterle in pratica concretamente con esercizi quali la piramide umana. Questa possibilità offerta da Open Circus al Mancinelli non è casuale, né episodica: confermando la natura “contagiosa” dello spettacolo popolare, Circo e dintorni dialogherà costantemente con diversi palcoscenici nazionali all’insegna della contaminazione tra teatro e arti del tendone.
Un piano ambizioso, dunque, in continuo aggiornamento: per conoscere tutti gli eventi targati Open Circus basta collegarsi al sito di Open Circus e scoprire le iniziative portate avanti da questo progetto, con l’auspicio che il suo contributo riesca ad appassionare nuovi pubblici e a rafforzare in chi già ama il circo la convinzione che l’arte popolare è una forma incredibilmente viva di cultura.
