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Nel backstage dell’Embell Riva


Di solito il circo colpisce per la magia che sa creare. A chi sa guardare anche oltre la pista potrebbe creare curiosità la vita quotidiana, dalla nostra ottica la si potrebbe considerare bizzarra. In realtà, dai racconti di chi ha avuto modo di fare brevi o lunghe incursioni proprio là dietro, ciò che colpisce è che l’organizzazione, la gestione delle giornate, la quotidianità, sono forse ancora più precise e disciplinate che non nella nostra conosciuta e all’apparenza banale routine.
Dino Frittoli (Putignano 1968), fotografo pugliese che da sempre lavora nel mondo della moda a livello nazionale e internazionale, ha avuto la preziosa opportunità di vivere con gli artisti del circo Embell Riva per una decina di giorni e da questa esperienza ne è scaturito il libro fotografico Oltre il Cerchio del Circo, edito da Fausto Lupetti.
Dalla moda al circo: il passaggio è stato naturale o è stata una curiosità nata un bel giorno?
Il circo era una passione antica che mi portavo dentro da quando ero ragazzino, mi piaceva lo spettacolo della pista, ma il dietro le quinte è sempre stata la mia grande curiosità.
Facendo un paragone con Fellini (I Clown oppure 8 e ½) cosa si potrebbe dire? Viene da sé citarlo oppure è stato qualcosa che ha influenzato, anche indirettamente, questo tuo lavoro?
8 e ½ di Fellini ha accentuato anni fa la voglia di entrare in quel tendone e andare oltre il cerchio del circo. Credo che l’atmosfera di quel film nella scena finale (il famoso girotondo a suon di fanfara) abbia molto a che fare con quello che ho cercato nel circo.
Come mai la tua scelta è ricaduta proprio sul Circo Embell-Riva?
Embell Riva è uno dei circhi che veniva spesso nel mio paese quando ero bambino, attraversavo tutta la città fino alla periferia per andare a vederlo. Quando ho visto i loro manifesti affissi (stavano facendo tappa a Monopoli in provincia di Bari) ho mandato subito un’e-mail.
E che cosa hai fatto una volta lì?
Una volta con loro ho conosciuto i titolari che mi hanno presentato ad altri componenti del circo, ho spiegato cosa volevo fare e sono stati disponibilissimi.
E’ stato difficile farsi accettare dalle gente del circo?
Non è stato facile entrare nella vita della gente con una macchina fotografica. Un fotografo deve avere non solo capacità tecniche ma anche la sensibilità di capire fin dove si può spingere. Mi è capitato di dovermi scusare in alcuni momenti e ho subito superato il problema.
La difficoltà è stata il fatto che l’intero lavoro è stato effettuato con un 50 mm, quindi tutto quello che ho fotografato non è stato rubato da lontano, ero là, vicino a quella gente, respiravo la loro stessa atmosfera (ndr: un’ottica zoom permette un certo margine di movimento, anche di restare a debita distanza e di rubare a tutti gli effetti gli scatti. Chi davvero si occupa di reportage sa che, quasi ci fosse una tacita etica, è sempre bene fotografare con ottiche fisse come 35 mm o 50 mm: consentono di vivere nello spazio e con le persone).
C’è qualcosa o qualcuno che hai amato fotografare in particolare?
Armen, il clown che ho messo in copertina. Si è formato alla scuola russa, mi ha creato un grande curiosità e ho insistito fotograficamente con lui e con le storie che mi raccontava.
Vivendo e fotografando il backstage hai soddisfatto la tua curiosità?
Sono stato molto fortunato e privilegiato ad entrare nel backstage di quel mondo, ma il dietro le quinte di ogni mondo mi affascina… continuerò a cercare in quella confusione la metafora della vita.
Come ti è sembrato il mondo del circo visto nella sua quotidianità?
Difficile, duro, affaticante, preciso, perfetto, pieno di passione, amore e amori, pieno di solitudini e di compagnia. Incredibilmente affascinante, e spero di aver reso questa moltitudine di sentimenti nel mio libro.
Una domanda tecnica: perché hai scelto il bianco e nero?
Il circo è un sogno, quando ho finito questo lavoro durato dieci giorni ho pianto. Mi mancava quello che avevo vissuto. Il bianconero è più vicino al sogno, l’assenza di cromia sottrae l’informazione del colore che è più vicina alla realtà. Il bianconero è una bugia che serve a raccontare il sogno.
Gli artisti del Circo Embell-Riva hanno già avuto modo di vedere il tuo lavoro?
Il libro è arrivato loro ora che sono in Siria.
Come l’hanno accolto?
Mi ha colpito un commento in particolare di un artista: “Esiste il mondo fuori dal circo, esiste il mondo dentro il circo… ora esistono queste foto che sono il mondo che non conoscevo….. mi hai emozionato”.
E come parere personale aggiungo che non ci può essere un commento più bello e sentito a conclusione di un lavoro affascinante e, credo, ricco di emozioni.
Stefania Ciocca

Short URL: https://www.circo.it/?p=4254

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