I Togni sono una delle più importanti famiglie del circo mondiale, con maestri in varie discipline, dall’ammaestramento di animali (basti citare Flavio), alla clownerie (Corrado), a quasi ogni tecnica acrobatica. Mancava un duo di icariani, ci hanno pensato Michael e Dario che dalle palestre dell’Accademia d’Arte Circense di Verona hanno iniziato la loro carriera professionale proprio nel paese dove il circo è nato, l’Inghilterra.
di Nicola Campostori
Great Yarmouth è un paese di circa cinquantamila abitanti nel Norfolk, contea orientale del Regno Unito; la classica cittadina inglese, con le case in mattoni rossi a vista e i tetti scuri, un lungomare turistico ma senza eccessi e qualche pub già pieno al pomeriggio. Nel 1903 venne costruito l’Hippodrome, un circo stabile ancora oggi in attività. Peter Jay, l’attuale proprietario, ha un passato da batterista nei Jaywalkers, gruppo che può vantare l’apertura di tutta la tournée invernale dei Beatles del 1963. Per volere di questo imprenditore la struttura è rimasta pressoché uguale a se stessa, conservando anche le meccaniche originali. In una sorta di antro oscuro nel backstage c’è un museo ricco di oggetti, volantini, mirabilia affastellati uno sull’altro che riempiono quell’ambiente pittoresco, perfetta rappresentazione dell’eccentricità fascinosa del circo.

È soprattutto Michael a parlare e si vede che gli fa piacere raccontarsi. Dario, 18 anni, è più timido e riservato, quasi a replicare nella vita il differente ruolo che hanno sulla pista, con quest’ultimo a volteggiare reggendosi sulla presenza robusta del fratello maggiore: la coppia si è infatti specializzata nei giochi icariani.

Stando alle parole di Michael, la scelta dei giochi icariani deriva almeno in parte da un fattore storico: “E’ un numero che ha una grande tradizione italiana, per i fratelli Errani che hanno vinto il Clown d’Oro a Monte Carlo, i fratelli Bello che sono stati al Cirque du Soleil per lungo tempo. Quindi diciamo che tutti i migliori sono italiani”. 

Prima di esordire a Great Yarmouth i Togni hanno fatto esperienza in eventi o gala e hanno collezionato qualche apparizione televisiva: nel programma Circo Massimo su Rai 3, nella diretta dalla sala Nervi del Vaticano di fronte al papa durante la Giornata dello spettacolo viaggiante e nel 2014 a Tú sí que vales. Il primo vero contratto è però quello che li ha legati all’Hippodrome. Per Dario “qui al circo vedi tanti ragazzi della nostra età, che in Italia invece di solito non vengono a vedere lo spettacolo. Compagnie di ventenni che in Italia non trovi”. Le arti del tendone, ci spiega Michael, sono molto apprezzate in questa città vicino a Norwich: “Essendo un circo stabile, bene o male la gente che viene è sempre la stessa, quindi deve sempre proporre qualcosa di nuovo e di diverso e ovviamente se non piace l’anno dopo non tornano. Però dal 1903 il circo non si è mosso e la gente è sempre tornata”. Lo spettacolo estivo in scena all’Hippodrome (che ha concluso le repliche il 20 settembre) è diviso in due parti: nella prima, di circo tradizionale, sono stati inseriti i sei minuti che i Togni Brothers avevano già pronti, senza cambiare nulla. Introdotti da otto ballerine, Michael e Dario si esibiscono con canotta bianca e pantaloni neri, scuri come le bretelle che li sorreggono.
“Elegant!” li definisce una signora fuori dal circo che condivide con gli altri spettatori l’entusiasmo per lo show: “Amazing, professional, brillant!”. I due fratelli hanno scelto una colonna sonora fatta tutta di canzoni di Tom Jones, che per una casualità era già stato selezionato dall’Hippodrome per la parata iniziale. Le evoluzioni di Dario sono rimarcate da colpi di piatti e percussioni eseguiti dal vivo da due batteristi, mentre un classico rullo di tamburi annuncia assieme al presentatore un doppio salto mortale. Uno dei momenti più belli della performance è l’atterraggio di Dario in stazione eretta sui piedi del fratello; il numero si chiude con le note di Sex Bomb e un’infinità di volteggi consecutivi. Racconta Michael: “Generalmente per me, il porteur, serve una preparazione più fisica, in palestra coi pesi, mentre invece per mio fratello, l’agile, in teoria dovrebbe essere una preparazione molto più acrobatica, corpo libero, salti a terra, trampolino…”, un allenamento propedeutico al passaggio sulle gambe del partner. “La realtà è che abbiamo iniziato subito sui miei piedi, da zero in pratica”; “Siamo cresciuti allenandoci già così” conferma Dario. Nella seconda parte dello spettacolo la pista scende trasformandosi in piscina: il water show prevede coreografie delle ballerine in stile nuoto sincronizzato e numeri aerei sull’acqua, tra i quali il trapezio Washington, in cui l’acrobata sta in equilibrio di testa sulla barra.

La vita di questi due ragazzi all’estero è incentrata sul lavoro; ridono quando chiediamo loro cosa fanno al di fuori del circo: dopo gli allenamenti la mattina (“Qui ci gestiamo da soli, siamo indipendenti”) e il doppio spettacolo pomeriggio e sera, non rimane molta energia per altro. “Finito quello, doccia e andiamo a dormire. Pesante però bello. Alla fine qua la compagnia è stupenda”. Unici italiani ingaggiati al circo di Great Yarmouth, Michael e Dario hanno legato immediatamente col resto della troupe, complici la loro padronanza dell’inglese (dovuta alla madre Katherine Coll, ballerina di West Bromwich che proprio all’Hippodrome ebbe uno dei suoi primi contratti) e una sorta di esperanto improvvisato con gli artisti di origini latino-americane. “Sono tutti più o meno della nostra età, quindi siamo sempre fuori insieme”, spesso in uno degli altri locali di proprietà di Peter Jay: un cinema, un minigolf ed una discoteca.
Mentre ci dirigiamo verso Blackfriars Road per salutare il cast de La Rosa e la Spina, versione circense di Romeo e Giulietta presentata all’Out There Festival, Michael si ferma a salutare un vecchio barista della zona, che lo tratta con affetto, come uno ormai di famiglia. Dario, che confessa di avere ancora problemi ad attraversare la strada a causa della guida a sinistra in voga nella perfida Albione, si intrattiene a scherzare col giocoliere messicano, dolorante per la partita di calcio che ha ingaggiato con gli italiani il giorno precedente. È bello vedere questi giovani perfettamente a loro agio nel curioso universo che avvolge la vita degli artisti circensi, fatta di orari strani, compagnie bizzarre ed esperienze che rendono l’esistenza un’avventura meritevole d’esser vissuta. Il prezzo, viene da pensare, è la lontananza dalla propria terra. Nostalgia? Questa volta rispondono in coppia: “Noi qua ci siamo divertiti, è stata una bellissima esperienza. Ci torniamo, quindi ci piace. Sì, abbiamo voglia di tornare in Italia, perché alla fine la famiglia ti manca, ti manca anche stare un po’ a casa. Però siamo fortunati perché il nostro lavoro ci piace, quindi non è un sacrificio. Siamo contenti”.
Il servizio compare sulla rivista Circo dicembre 2015
