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COS’HANNO IN COMUNE Andrea Camilleri e Angela Carter, Federico Fellini e Pablo Picasso, Paul Auster e Charles Baudelaire, Tracy Chevalier e Henry Miller, Buffalo Bill e il raffinato critico letterario Jean Starobinski? Hanno tutti amato il circo, l’odore della segatura, il pagliaccio che prende schiaffi, i prestigiatori e le contorsioniste. Hanno amato i lustrini, le cavallerizze, i conigli che escono dai cappelli, i domatori con la testa nelle fauci del leone, i trapezisti e i funamboli. Ne hanno ricavato racconti, film, personaggi che restano nella memoria, trame e immagini fiabesche. Sotto sotto, l’idea che lo spettacolo circense assomigli molto alla magia di chi racconta: venghino venghino signori, a me gli occhi e le orecchie, resterete incantati. Qualche volta c’è il trucco, ma che importa, il godimento rimane. Come scrive Martyn Bedford all’inizio di La ragazza Houdini (Mondadori): «Il mago è di un’onestà suprema. Promette che sta per ingannarvi e mantiene la parola». Di questo parliamo quando parliamo di fiction (in senso anglosassone, da noi ormai vuol dire “sceneggiato italiano in tv”): storie inventate che fanno ridere, piangere, rabbrividire per davvero.

I clown di Spagna erano al centro di La ballata dell’odio e dell’amore, magnifico melodramma diretto da Alex De La Iglesias, premiato alla Mostra del cinema di Venezia 2010. Il circo americano, sempre tentato dai freakshow di Phineas T. Barnum, ha affascinato Tim Burton in Big Fish (dal romanzo di Daniel Wallace).
Nel 2003 la Hbo aveva dato il via a Carnivàle, serie tv ambientata durante la Grande Depressione e purtroppo interrotta dopo due stagioni soltanto. Sensitivi, fenomeni da baraccone, l’eterna lotta tra il bene e il male. All’opposto del ridanciano Flying Circus dei Monty Python. Vicinissimo al Teatro Naturale di Oklahoma, raccontato in Amerika da Franz Kafka, che del circo coglieva soprattutto la tristezza.
Io Donna
28 gennaio 2012
