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Il prof. Bosisio: “Contro i circhi fandonie demenziali”

Il prof. Bosisio (le fotografie sono di Stefania Ciocca)

Il prof. Paolo Bosisio, professore ordinario di Storia del teatro e dello spettacolo nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Statale di Milano, dove ha insegnato per oltre trent’anni, dirigendo la sezione Spettacolo e presiedendo il corso di laurea in Scienze dei beni culturali, è davvero un personaggio eclettico. Basta scorrere velocemente l’elenco delle sue attività e interessi, che lo hanno portato in giro per il mondo e non solo come docente (ad esempio alla Sorbonne di Parigi) o chiamato a tenere conferenze in numerose università americane piuttosto che a Dublino, Varsavia, Cracovia, Stoccolma, Sydney, Pechino e altro. Ma è stato anche artistic general director per l’Aida di Verdi presso l’Opera House – Teatro Nazionale di Seoul, Corea del sud, e scritturato per dirigere una Traviata presso il Seoul Art Center, il più importante teatro d’opera della Corea del Sud. Bosisio ha insegnato alla Cattolica di Milano e Storia del teatro alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano diretta prima da Giorgio Strehler e poi da Luca Ronconi. Sul versante della direzione artistica è stato al vertice di teatri e festival di rilievo internazionale: dal Vittoriale degli Italiani, dove in tre stagioni ha quadruplicato il numero degli spettatori (da 6.000 a oltre 23.000), al Metropoli Ballet Festival di Milano, solo per citarne alcuni.
Ha collaborato con Luchino Visconti, è stato regista e sceneggiatore televisivo dirigendo documentari, telefilm, spettacoli di prosa e numerose serie pubblicitarie di Carosello. Ha firmato molte regie d’opere e operetta in Italia e all’estero (fra le quali La vedova allegra, Cavalleria rusticana, Pagliacci, Otello, L’elisir d’amore) fa parte del comitato scientifico del Master in Management dello spettacolo presso l’Università Luigi Bocconi di Milano, ha pubblicato una quantità di libri e dirige quattro collane editoriali: presso l’editore Bulzoni “Le fonti dello spettacolo teatrale” e “Quaderni di Gargnano”, presso l’editore Mursia la collana “Invito a teatro” e presso l’editore Bruno Mondadori la collana “Scienze dei beni culturali” insieme a Antonello Negri.

Professore, cosa ne pensa dei recenti fatti accaduti a Imola e che hanno portato al bando del circo dalla città e in queste ore anche Parma ha fatto lo stesso?
Non mi stupisce né quello che è capitato, né il triste esito che la vicenda ha avuto per la bestiola, né le reazioni che ci sono state, sono tutte cose già viste molte volte. La gente che parla di animali al circo in genere non sa niente dei circhi, non li conosce, non conosce la gente che li abita e non sa nemmeno chi ha che cosa e chi fa che cosa nel circo. Questa è la premessa generale per dire che domina sull’argomento una straordinaria ignoranza, molto diffusa, che si accompagna come sempre alla presunzione di sapere tutto per cui capita un incidente che è una banalità, triste perché è morto un animale (ma se moriva un uomo comunque sarebbe stato peggio), e tutti dicono la loro. Vengono, come si dice in Italia, “presi provvedimenti esemplari”, ovvero i provvedimenti sono la classica reazione dei politici, degli amministratori, delle persone che “contano” , i quali appena succede una cosa che permette loro di mettersi in vista con un grande gesto lo fanno.
Come sta accadendo per tante altre situazioni proprio in questi giorni.
Infatti, l’esempio che viene calzante è quello dell’arresto di Fiorito, il quale effettivamente non ha un grande look, molto probabilmente è un ladro ma è sicuramente meno ladro della maggior parte dei tanti che sono in circolazione. Perché? Per fare il gesto, hanno messo dentro un ladro, uno, mentre fuori ce ne sono trentamila, quindi non serve a niente. Ecco, gli italiani sono quelli dei gran gesti; il gran gesto in questo caso l’ha fatto il sindaco di Imola e altri che subito lo hanno scopiazzato prima vietando l’esibizione degli animali poi vietando addirittura il posteggio in città a circhi con animali e infine sbattendo il circo fuori dalla città. A me sembra una reazione a caldo, senza senso, demenziale.
Perché sostiene questo?
Mi spiego: tutti quelli che si occupano di circo sanno, in primo luogo, che la maggior parte degli animali e tutti gli animali di valore come lo era la giraffa sono una proprietà costosa e preziosa della gente del circo, dunque è nell’interesse loro dare a questi animali il miglior livello di vita possibile e la massima possibilità di sopravvivenza.
Ma il tema forte è quello della costrizione e della privazione della libertà…
E’ una fandonia che si tratti di animali costretti in prigionia, sono nel 95% dei casi animali nati e cresciuti in cattività. Terzo: gli animali non vengono trattati male per essere addestrati, l’addestramento così come lo è oggi è sempre per tutti gli animali, dall’oca alla tigre, addestramento in dolcezza. Quindi con un rapporto molto affettuoso con l’addestratore che infatti non si chiama più domatore. Non si vedono più fruste, frustate, punte o cose che quando ero bambino si vedevano regolarmente anche perché facevano scena, già allora gli animali erano un bene preziosissimo.
Qualcuno chiede di chiudere i circhi con animali.
Dicono che i circhi con animali vanno aboliti: allora perché non abolire i cani o i gatti in casa? Non sono nati per stare in casa, nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo sono quasi sempre randagi. Anche i cavalli. Perché non se la prendono con i maneggi dove la gente monta i cavalli, li fa saltare? Il dressage che si fa nei maneggi è molto più severo e pesante di quello degli addestratori da circo. Perché non se la prendono per questo? Gli animalisti partono dal presupposto che gli animali contano più degli uomini, presupposto con il quale io non mi trovo d’accordo. In secondo luogo sparano nel mazzo e se la prendono con questi fenomeni che trovano particolarmente significativi non andando a colpire dove forse si dovrebbe andare più a fondo. Io piuttosto me la prenderei più seriamente con tutte quelle persone che tengono in casa animali non domestici e quando va bene li mollano per la strada perché non sanno dove tenerli.
Serpenti anche enormi, iguane, pappagalli e tanti altri…
La settimana scorsa hanno trovato per strada alla periferia di Roma due pitoni! Queste sono cose pericolose, molto più di una povera giraffa,  e poi davvero non hanno nessun senso. Perché tenere un pitone in una scatola di vetro? In realtà la giraffina che non ha mai visto la Savana, che è nata in cattività, che per il resto non corre il rischio di essere mangiata dai leoni, incornata da qualche altro animale e che vive una vita tutto sommato accettabile non capisco perché debba essere considerata una povera vittima del sadismo degli uomini del circo.
Gli animalisti però ribattono sempre, come prima argomentazione, che il leone o chi per esso non è nato per stare nel circo ma per essere libero nel suo habitat.
Io sono del parere che loro, gli animalisti, non sono nati per stare dove sto io. Mi danno noia. Ognuno ha le sue idee sul con chi vivere. In ogni caso gli animalisti sono così ignoranti che non si pongono il problema che quella giraffina, seguendo le loro dritte, se presa, messa su un aereo (dove non può stare), portata a Nairobi (dove non potrebbe atterrare) e messa nella Savana durerebbe un quarto d’ora perché non è nata là, non sa nemmeno cosa siano i leoni. Perché parlano?
Il fenomeno dell’animalismo ha preso piede da qualche anno a questa parte. Per quale motivo, secondo lei?
Ha preso piede come ha preso piede l’ambientalismo. Non sarebbe nulla di male se fosse moderato e intelligente. Gli “ismi” sono atteggiamenti che andrebbero aboliti, anche il femminismo. Il rispetto per la donna è una cosa, il femminismo è una scemenza. L’animalismo non va confuso con il rispetto per gli animali. Gli “ismi” sono delle esagerazioni praticate per lo più da gente che non ha altro da fare.
Però sembra facciano accoliti…
Non tanto, cos’hanno combinato mai? In genere fanno danni. Per esempio, grazie ai Verdi non possiamo fare nulla: non possiamo fare le discariche, non possiamo costruire i termovalorizzatori, non possiamo mettere le centrali nucleari, non possiamo mettere le eoliche perché son brutte, non possiamo imbragare i fiumi e fare le centrali idroelettriche perché così non rispettiamo l’ambiente. E allora perché fornir loro la corrente? Prima operazione con cui coinvolgere animalisti e compagnia bella: privarli della corrente e metterli insieme ai leoni e agli animali selvatici in un unico grande spazio, poi ci risentiamo il mese dopo. Questa la mia proposta. In tutto questo io voglio aggiungere che ho il massimo rispetto per gli animali, fermo restando che se dovessi scegliere tra un leone che minaccia un uomo io salverei senza dubbio quest’ultimo.
All’inizio parlava a proposito della gente che non sa bene cosa ci sia dietro un circo, secondo lei perché?
Perché la gente è ignorante. L’italiano medio parla perché ha la lingua in bocca, sa tutto. Se vai al bar senti la gente che ti spiega cosa dovrebbe fare Monti, perché Berlusconi è un delinquente, ti spiegano come mai c’è l’eclissi di sole (e magari poi la chiamano ellissi) e non sanno quel che dicono. Questo riguarda tutto, non solo il circo. In alcuni casi dietro si nasconde anche qualcosa di meno pulito: la maggior parte di queste persone che si annoverano tra chi va contro il circo, è in buona fede, poi c’è qualcuno che ci marcia. Ad esempio sul femminismo, che è una cosa intelligente come l’animalismo, negli anni ’60 molti partiti politici ci hanno marciato. Non mi stupirei se alle prossime elezioni amministrative a Imola ci fosse un gruppo con il logo “Save the Giraffe”, e che raggrupperà un insieme di pirla e tre furbi che si attaccano alla giraffa. Questa è l’Italia, e la spiegazione della mia profonda coerenza sta nella targa nuova della mia automobile: TI, Canton Ticino.
Gli animalisti dicono che loro condannano e attaccano in egual misura tutte queste manifestazioni di violenza su animali…
Io non me ne sono accorto. Non mi risulta che i comuni abbiano negato la licenza agli allevamenti. Magari alcune battaglie saranno anche state condotte con intelligenza ma non tutto ha questo clamore.
Secondo lei come si concluderà questa vicenda? Cambierà qualcosa?
Non succede niente, i circhi andranno  avanti come sempre con i loro animali. Non andranno a Imola ma da un’altra parte, e i bambini di Imola se ne fregheranno e vorranno vedere il circo; i genitori prenderanno la macchina, consumeranno carburante, sporcheranno l’aria  e il tutto per portare i bambini a vedere la giraffa nella città vicina.
Stefania Ciocca

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