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Benigni si nasce, ma il circo aiuta

Woody Allen e Roberto Benigni insieme? Vien l’acquolina in bocca al solo pensiero. L’evento si realizzerà in luglio a Roma sul set di un film ispirato a Boccaccio. Woody Allen, da Cannes dove ha presentato il suo ultimo film, gli ha dedicato un pensiero che vale dieci premi Oscar: “Roberto per me è un mito”. Chissà cosa combineranno insieme, quei due. Spero, ardentemente spero, di non rivivere la delusione che provocò in me la visione del film Pinocchio. Da pinocchiologo qual sono – di quelli che non possono vedere un libro, una immagine, un pezzo di carta ispirati alla creatura di Collodi senza aggiungerla a spazi di casa che non ci sono ma bisogna pure inventarseli – durante la lavorazione di quel film mi ero recato per il settimanale Oggi al paese natale di Benigni come si va a un luogo di devozione.
Avevo carezzato uno dei costumi della sartoria locale predisposti per Pinocchio, avevo parlato con il padre e con la sorella, avevo parlato con gli amici. Uno, l’amico del cuore, mi aveva raccontato un episodio da cui emergeva che il giovane Roberto era nato per essere Roberto Benigni e niente altro che quello. Dunque, una sera al bar del paese. Roberto attacca discorso con uno mai visto prima ma poi, una parola e un bicchiere, un bicchiere e una parola, l’atmosfera si scalda e si rischia di passare dalle parole ai fatti. E i fatti sarebbero gravi, perchè l’interlocutore pare la controfigura di Bud Spencer. Ma il segaligno Roberto ha l’improntitudine di dire: “Va bene, se s’ha da fare a cazzotti, si fa. Ma attenzione: io sono cintura nera di karatè e qui qualcuno può farsi male”. Conclusione della serata: in piedi accanto al bancone fino alle 2 di notte per tracannare i bicchieri dell’amicizia rinnovata. 
Benigni si nasce, e ascoltando i ricordi del padre si veniva a conoscenza di un bambino che la Divina Commedia già la divorava quando appena aveva imparato a compitare le parole, sviluppando un amore non solo letterario che avrebbe dato i suoi frutti più avanti. Nel manifestarsi, voglio dire, di quell’altra metà di Roberto: quel Roberto che smette di farci ridere per declamare con voce commossa i versi di Dante in contemplazione di Dio, svelando una religiosità interna che può stupire il pubblico avvezzo a ridere con lui e che tuttavia c’è, eccome se c’è. Ma non su questo aspetto voglio soffermarmi in una rubrica che si chiama “Circolando” ma su un altro aspetto più pertinente a questo sito.
Tutti ricordiamo – ovviamente – quella magica sera della consegna dei premi Oscar in cui Sofia Loren, designata a dire i nomi dei vincitori, subito dopo l’apertura di una busta grida trionfalmente: “Roberto!” In quegli attimi, la reazione del vincitore, protagonista nonchè regista del film La vita è bella, è una cosa che può essere soltanto sua. Si alza con gesti di tripudio e, anzichè inserirsi sul corridoio che conduce al palcoscenico, compie i primi passi camminando sugli schienali delle sedie in platea. Tutto sembra normale, quando c’è di mezzo Benigni, ma normale in quel caso proprio non è. Gli attori e le attrici insigniti dell’Oscar si avviano verso il luogo della premiazione sprizzando felicità da tutti i pori ma senza camminate acrobatiche, e casommai particolarmente preoccupati di dove mettono i piedi per evitare movimenti goffi. Il fatto è che, anche se i miei colleghi della stampa evitano il discorso perchè parlar di circo è come dire una parolaccia, una pratica di circo Roberto Benigni l’ha fatta, negli anni dei suoi primi passi nell’apprendere l’arte che l’avrebbe poi condotto agli osanna cinematografici. Certo non al Circo Barnum, e neppure al Medrano. Ma un apprendistato fatto di comicità e acrobatica insieme se l’è pur fatto, in anni oscuri nel senso di mancanza di notorietà ma proficui, tanto tanto proficui, per forgiare il capolavoro Benigni, quel misto di leggerezza e muscolarità che oggi ci incanta, e incanta pure un personaggio dai gusti non facili come Woody Allen.
Faccio un esempio, un solo piccolo esempio che ci riporta al film che gli ha procurato l’Oscar. Qualcuno ricorda la scena, irresistibile perchè feroce e feroce perchè irresistibile, in cui si atteggia a professore che offre la dimostrazione fisica della “superiorità della razza ariana”? Ogni volta che la rivedo mi vengono le lacrime agli occhi, e non solo per il gran ridere che mi propone questa lezione di sapienza acrobatica ma anche perchè ripenso alla mia fanciullezza in divisa di “figlio della Lupa”, quando c’era chi queste immonde facezie voleva imporcele come sacrosanta verità. Ma insomma, ricordi a parte, quello è un brano da antologia che i figli dei miei nipoti dovranno rivedere così come io rivedo certe comiche di Buster Keaton. 
E mi fa un gran piacere che il circo, anche se non esplicitamente menzionato, in queste grandezze abbia la sua parte.
Ruggero Leonardi

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