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Balcani superstar

Esistono il teatro canzone, il teatro danza e ora il teatro circo, per voce e passione di Alessandro Serena, che insegna questa materia di gioco, stravaganze e passioni all’Università Statale di Milano ed ha formato un gruppo di lavoro, il Karakasa Circus con cui arriva il 31 dicembre e l’1 gennaio (doppio spettacolo) al Teatro dell’Arte di Milano.
Lo spettacolo, sgangherato e poetico dicono gli autori ispirati dalle atmosfere dei film di Emir Kusturica e dalle musiche di Bregovich, insomma Balcani superstar, si chiama «Casadolcecasa», ed è ambientato in una discarica di uomini e cose, tra i rifiuti dell’umanità e i frastuoni della metropoli accanto. È la storia incrociata senza parole o quasi di un gruppo di clochard, di diseredati che in condizioni di emergenza, s’industriano per costruirsi una casa, l’idea di un futuro, di una nuova genesi, anche con la G maiuscola.
Si tratta del teatro acrobatico con artisti dell’Est Europa, è da leggersi in senso grottesco, circense e quindi tragicomico, è composto di memorie dirette che da nevrosi lancinanti diventano esperienze comuni. E alla fine è divertentissimo, assicura Serena che ha ideato lo show con Marcello Chiarenza, anche regista, e le musiche di Carlo Cialdo Capelli.
I rimandi sono ottimi e abbondanti, da Primo Levi («Se questo è un uomo») all’«Ivan Denisovic» di Solzenicyn, passando per l’eterna attesa di Godot e, in fondo ma non ultima, la citata Genesi. Un Beckett che incrocia le profonde leggerezze profonde di Tati. Insomma artisti sotto la tenda del circo molto perplessi. O no?
«È il tono che noi cerchiamo. Abbiamo scelto i nostri 9 protagonisti nell’Est d’Europa, siamo andati sotto i tombini di Budapest dove vivevano i ragazzi senza tetto, come raccontava il film di Marco Pontecorvo “Parada” ispirato alla vita di Miloud. Da qui nasce l’idea del Circo sociale, quello che vuole fare del bene all’umanità e cerca di risolvere i problemi urgenti con la pedagogia di questo antico lavoro che richiede tenacia e spirito di corpo».
L’instancabile Serena gira il mondo con questo show già premiato dal presidente Napolitano e che raccoglie consensi ovunque con la complicità di grandi magie, tra giochi e acrobazie. Spiega l’autore: «Abbiamo partecipato al bando cultura della commissione europea arrivando quarti su molte centinaia, abbiamo lavorato con artisti dell’Est ed oggi la compagnia è di 9 elementi tra cui due italiani, 6 russi e un romeno. Facciamo un teatro fisico, di figura, in cui ci piace pensare che resti nella testa e nella pancia un messaggio di solidarietà non retorico. Tentiamo di andare ovunque, siamo stati tra i bambini offesi in Afghanistan e tra le ragazzine cinesi sordomute, alla base c’è una esperienza col nostro progetto di Bagnacavallo e il Circo della Pace. Perché questo lavoro è una cura che esige la disciplina e la costanza dello sport ma anche la fantasia teatrale».
Nella discarica, ma anche lager, ghetto, campo di concentramento, c’è un pezzo di umanità «invisibile», ma lo show diverte con le sue trovate: un cumulo di scarpe da cui vengono fuori i fiori, un telefono a forma di topo, un grande pallone con dentro corpi umani, un albero composto di immondizia per ribaltare l’idea del consumismo di Natale, la casa trasparente, le lacrime che servono per bere, uno straniero che piove dal cielo, il fuoco per riscaldare i cuori, topi in partecipazione straordinaria, il gioco dello specchio e resistere-resistere-resistere anche con i muscoli della gambe e della braccia.
«Tra pupazzi per terra, fame e sete, il nostro è un posto pieno di nulla, un riciclo di materiali, persone e di esperienze. Daniel Romila, il bambino che abbiamo raccolto a Budapest, oggi ci racconta della sua vita disagiata e salvata dall’arte circense, mentre gli italiani in scena sono Alberto Fontanella, giocoliere comico di Piacenza e Albino Bignamini, oltre a sei straordinari performer russi».
Maurizio Porro

Corriere della Sera, 27/12/2012, edizione Milano, pag. 11

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