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Animalisti a Milano contro i circhi: la protesta sul nulla

Redy Montico, col suo splendido leone, premiato con la Pista d'oro

Domani a Milano sfila la “coniglieria” animalista che ha deciso – ormai da troppo tempo – di prendersela con i più deboli e di sbandierare un problema inesistente.
E’ la sfilata di Golia contro Davide, di un potere lobbistico che beneficia di grandi coperture politiche e che dispone di somme economiche paurose (basta leggersi i bilanci di Enpa e Lav, tanto per cominciare) che gli consentono di esercitare una pressione ormai intollerabile sulla opinione pubblica e di incidere negativamente su interi settori economici che rischiano di andare in crisi a causa delle battaglie ideologiche e insensate degli animalisti.
Con chi se la stanno prendendo questi radical-chic che minacciano il lavoro di 5 mila “proletari”, avrebbe detto Pier Paolo Pasolini, e contro chi grideranno il loro odio e disprezzo domani (come ormai fanno ogni giorno in giro per l’Italia) a Milano alcune centinaia di esagitati?
Contro un settore che comprende non più di 1000-1500 animali, alcuni di questi destinati nel giro di qualche anno ad andare a “esaurimento”, cioè non se ne vedranno più nei circhi, come gli elefanti, non più importabili. Tutte le altre specie presenti nei circhi sono animali nati in cattività e come tali “se vivono a contatto con l’uomo fin dalla nascita, da considerarsi praticamente animali domestici” (prof. Alberto Simonetta, zoologo insigne).
Di cosa stanno parlando gli animalisti? Cosa rappresenta il circo nell’ambito della problematica degli animali che si interfacciano con l’uomo? Il nulla come dato dimensionale e come questione reale.

Flavio Togni e Stephanie di Monaco insieme ad alcuni elefanti del circo Togni

Solo per dare l’idea di questo nulla di cui stanno sbraitando ogni giorno, è opportuno fornire qualche dato. Nelle case degli italiani ci sono 44 milioni di animali: pesci, uccelli, roditori, animali esotici, oltre 7 milioni di gatti, altrettanti di cani, molti dei quali vivono in condomini per tutta la loro esistenza, parecchio più sacrificati e privati della libertà rispetto agli animali presenti nei circhi. In Italia ci sono circa 50 ippodromi, 220 mila allevamenti, migliaia di aziende che commerciano animali esotici e non, più tutto il segmento dell’abbigliamento. E, sia chiaro, tutti hanno il diritto di continuare a lavorare nel rispetto delle norme esistenti che regolamentano i singoli settori. Li liberiamo tutti questi animali in nome della “fede” animalista? O vanno liberati solo quelli presenti nei circhi?
La domanda pare non sfiorare l’animalismo organizzato (e va detto che ci sono tanti veri amanti degli animali che lavorano ogni giorno, in silenzio, in associazioni e non, a titolo di volontariato, verso i quali va tutto il nostro rispetto) al quale interessa solo la visibilità mediatica e accrescere un potere che si è fatto ormai illimitato, tanto che si susseguono da un po’ di tempo preoccupate prese di posizione che pongono interrogativi seri sui metodi e sulle battaglie animaliste.
Ci sono ordini veterinari che si chiedono pubblicamente se “gli animalisti hanno una deontologia” (presidente Fnovi, Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, Gaetano Penocchio), o che denunciano casi di intimidazione verso i veterinari non allineati; ci sono università che – dietro pressioni animaliste – sono costrette a cancellare convegni scientifici solo perché al tavolo dei relatori ci sono persone non gradite alle sigle animaliste e solo perché queste sigle non sono state invitate.

Stefano Orfei Nones con Artù

Ci sono sindacati dei veterinari che denunciano “la mafia dei canili e il business del randagismo” (come ha fatto il Dr. Angelo Troi, 
presidente Sivelp, Sindacato italiano Veterinari Liberi Professionisti), e non ci vuole molto ad andare a vedere chi gestisce i canili nelle diverse città italiane e quanti denari incamera dalle amministrazioni comunali e quanto questa voce incida, nonostante la crisi che toglie il pane di bocca alle famiglie, sui bilanci comunali. Ci sono amministratori ai quali viene tolta la delega agli animali perché sgraditi agli animalisti. Ci sono sindaci che vietano i circhi perché cento scalmanati minacciano proteste movimentate. E’ evidente che la posta in gioco sia ben più importante del futuro di cento circhi.

Antonio Buccioni, presidente Ente Nazionale Circhi

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