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A Sanremo la preghiera dei clown Luca e Paolo

I due comici ieri sera sul palco dell'Ariston (foto Ansa tratta da corriere.it)

Le sorprese arrivano sempre dai comici. Per la serata conclusiva del 62° festival di Sanremo (vinto da Emma Morrione, al secondo posto Arisa e al terzo Noemi) Paolo Kessisoglu e Luca Bizzarri si sono presentati col viso truccato da clown e con la necessità di regolare qualche conto, soprattutto con il direttore generale Lorenza Lei, che qualche ora prima che si riaccendessero le luci sul palcoscenico dell’Ariston aveva chiesto “buon senso e correttezza” e “rispetto dei patti negoziali”. Un richiamo rivolto soprattutto a Celentano ma anche a Luca e Paolo, che nella prima serata avevano usato un linguaggio che in molti casi nei programmi televisivi viene coperto con un “bip”. E così per dire quel che dovevano dire senza urtare la suscettibilità contrattuale della Rai, Luca e Paolo si sono affidati ad una preghiera. Chi può interferire nel dialogo fra due l’uomo e il creatore? Nessuno, nemmeno Lorenza Lei. Sta di fatto che i due bravi comici hanno dovuto servirsi di un precedente illustre, la celebre “preghiera del clown” di Totò, recitata nel film Il più comico spettacolo del mondo. Che aveva tutt’altro stile e contenuti e che è passata alla storia.
Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo. Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi. Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini. Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore. Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamante le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po’ perchè essi non sanno, un po’ per amor Tuo, e un po’ perchè hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.
Questa invece la particolare preghiera di Luca e Paolo:
Luca: “O Signore dei Comici, protettore di pagliacci e saltimbanchi, anche stasera, come sempre, noi Ti ringraziamo di averci dato il nostro pane quotidiano: il pubblico. Signore, fa che si divertano e che ridano di noi”.
Paolo: “Sappiano che nel flebile fascio di luce del riflettore che fa brillare i nostri volti sul palco semibuio c’è anche un po’ della Tua luce, che è una luce più grande e resta accesa sempre, anche dopo lo spettacolo”.
Luca: “Signore Ti ringraziamo per il senso dell’umorismo, che ci fa guardare il mondo e le persone, i nostri trionfi e le nostre miserie, senza mai crederci troppo. Come forse Signore, dall’alto dei cieli ci guardi Tu, e chissà che risate Ti fai”.
Paolo: “Ti prego, Signore, fa che quel senso dell’umorismo possano avercelo tutti, nella misura che decidi Tu, anche solo un pochino, ma tutti. Lui, lui, lui, ma anche Lei, ma soprattutto Lei!”
Luca: “E fa in modo, Tu che puoi, che nessuno quaggiù su questa terra o su questo palco, si prenda troppo sul serio, dirigenti o cantanti, buffoni o direttori, ballerine o commissari, perché i cuori e le menti restino vigili all’ascolto delle parole importanti e non si perda tempo distratti dalle parole inutili o dalle parolacce.
Paolo: “Prendici, Signore, prendici per come siamo: a volte brillanti, a volte mediocri, a volte umili, a volte presuntuosi; quasi sempre un po’ stronzi… Scusate! E se puoi facci un applauso anche Tu, seppure nel Tuo misterioso silenzio, ma faccelo! Perché Tu lo sai, Signore, che abbiamo bisogno soltanto di quello. Signore e signori, grazie”.
Il video.

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