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Milano: l’arte circense dà spettacolo sui palchi di strada

Clown a Milano

Clown a Milano

Non sono un fanatico dello “Stare insieme” così come lo predica certa subcultura piazzaiola, che vede in quei due vocaboli il raggiungimento di un obiettivo dopo il quale non si può chiedere nulla di più. La mia natura solitaria, di fronte a questo atteggiamento programmato e ischeletrito, mi indurrebbe casommai a esagerare sul fronte opposto, nulla ascoltando del vociferare sulle strade. Però leggo sul Corriere della Sera di domenica 29 giugno 2014, un articoletto illustrato da immagini che mi attrae. Occhiello: Oltre 2000 gli artisti iscritti nel registro del Comune. Titolo: Clown, Mimi e Fachiri: MILANO DA’ SPETTACOLO SUI PALCHI DI STRADA. Sommario: Musica e Magie da via Dante a via Paolo Sarpi.
Leggo l’articoletto che segue e poi guardo il cielo di Milano. Vedo grigio, e non perchè sia il mio malumore a farmelo vedere così. In queste ore è d’accordo con me anche il Centro Areonautico che staziona da queste parti. A proposito del quale, mi torna alla memoria il simpatico direttore del Centro, cui avevo affidato la rubrica dedicata alla meteorologia sul mensile “Natura Oggi”. Conosceva benissimo le ironie spesso dedicate ai cosiddetti esperti che predicono pioggia e così rovinano ai gitanti una giornata di Sole e addirittura aveva dedicato a questi “inconvenienti” un articolo, spiegando con il consueto rigore scientifico quando e perchè accade di sbagliare. Ma che la Meteorologia fosse una cosa seria, beh, su questo nessun dubbio era accettabile. Ora guardo il grigio fuori della finestra e penso a quei bei tempi anche se il tempo meteorologico non si può oggi definire bello.
Chiedo scusa per le digressioni. I vecchi, un tempo, me l’avevano detto che quando si invecchia spesso si accentua l’invecchiamento per il troppo guardarsi indietro. Ora tocca a me, e prendo sul groppone la mia parte, pur sapendo che è un farsi del male con le proprie mani.
Ma torno ai Palchi di Strada. Beh, questa è una cosa bella, e soprattutto per me che da tanto tanto tanto tempo vado dicendo e scrivendo che l’arte circense, nata e cresciuta in piazza e poi divenuta adulta sotto il tendone, è giusto che talvolta rievochi le sue origini. Ma attenzione, si fa presto a dire “Strada”. In principio, è idea costruita sul nulla dall’uomo per meglio relazionarsi con altri uomini. Ma ben presto, colpo di genio, in quel tragitto si inserisce il divertimento. Un tocco di acrobazia, un tocco di oggetti fatti volare in aria, un tocco di buffoneria allo stato brado, ed ecco che la fantasia si fa le ossa per monopolizzare se stessa in arte del divertirsi.
Io non c’ero, ma suppongo che il miglior esito per chi si immergeva in queste avventure di strada fosse l’effetto sorpresa. Nessuno allora diceva, io credo, quelle fregnacce che oggi si sentono dire dai troppi analfabeti ancora a piede libero: “Massì, le solite esibizioni dei giramondo”. Magari una mano in tasca messa con malavoglia per “la fabbrica dell’appetito” degli artisti e poi ognuno per la propria strada. Oggi, per quel che ho avuto occasione di vedere camminando nella mia città, c’è materia di contributo culturale per ricostruire in sintesi un millennio di storia. Si va dai presunti artisti che forniscono una presunta esibizione ad altri, più dignitosi, che quando alla fine dell’esibizione girano con il cappello in mano l’obolo se lo guadagnano davvero. Mi è accaduto di recente di vedere sotto la Galleria, in virtù della quale si passa dal Duomo alla Scala e viceversa, acrobazie accolte dagli occasionali presenti con convinti applausi e anche convinte offerte. Difficile pensare che un giorno questi artisti riceveranno una telefonata di invito dal Circo Barnum, ma io provo un pizzico di gratitudine perchè, autore qual sono da sempre col vizio di vivere con la penna in mano per cogliere al volo una fogliolina in più di creatività, qualche fogliolina qui l’ho ricevuta. Perciò torno a guardare fuori della finestra, facendo il tifo per chi nelle prossime ore tenterà di far dimenticare ai passanti la stretta monetaria e i troppi sermoni di un Presidente della Repubblica.

Ruggero Leonardi

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