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Il Giornale d’Italia: Expo vietata ai nostri circhi. Buccioni: “Così si massacra una categoria”

federico-colosimoIl Giornale d’Italia oggi pubblica un doppio servizio sul circo, con richiamo in prima (“Expo vietata ai nostri circhi”) e poi l’intera pagina 5: “Si chiama Expo, ma il circo è d’importazione” e “Il massacro di una categoria”, entrambi a firma di Federico Colosimo (nella foto), che si possono leggere qui sotto. Nato a Roma l’11 ottobre 1988, emergente e rampante giornalista, Colosimo collabora attivamente con “Giornale d’Italia on-line”, storica testata romana diretta dall’onorevole Francesco Storace e da tempo organo della formazione politica La Destra.
Apprezzato giocatore di pallanuoto, milita nella Lazio in Serie A1 e in questo contesto ha conosciuto il presidente Antonio Buccioni con il quale, al di là della diversità dei ruoli, ha stabilito un rapporto di fraterna amcizia.

ESCLUSIVA – FINO A 1 MILIONE DI EURO A SETTIMANA A UNA COMPAGNIA CANADESE PER GLI SPETTACOLI A MILANO

Si chiama Expo, ma il circo è d’importazione

Così si umilia la tradizione dei nostri Togni, Orfei e Medrano: e la trasparenza dov’è?

di Federico Colosimo

Mafia Capitale e Mondo di mezzo. Oggi si chiacchiera di Roma ladrona. E basta. Il resto è finito nel dimenticatoio. Nessuno parla più dell’inchiesta Mose e degli scandali che la circondano. Silenzio assoluto su quella cupola bipartisan che si spartiva gli appalti di Expo 2015. L’indagine milanese – su tutte – non fa più rumore. Niente carcere per quella che era stata definita dagli inquirenti come la “nuova Tangentopoli”. Cronaca di uno scandalo annunciato che adesso qualcuno spera rimanga nell’anonimato. Uno sperpero di denaro incredibile che sembrerebbe non arrestarsi. L’ultima notizia, raccolta in esclusiva dal Giornale d’Italia, se confermata avrebbe davvero dell’incredibile. Autorevoli indiscrezioni raccontano che il comitato organizzatore sarebbe in procinto di sottoscrivere un contratto faraonico con la catena canadese Cirque du Soleil, per uno spettacolo dalla durata minima di 4 mesi (fino a un massimo di 6 e quindi per l’intera rassegna) a cifre mostruose: 100.000 euro a spettacolo. In spregio alla ottima produzione nazionale costituita da circa 60 imprese (con eccellenze quali Togni, Orfei, Martini, Medrano e molti altri dai nomi meno eclatanti ma altrettanto validi) apprezzate in tutto il mondo e in alcuni casi da oltre un secolo per la qualità del prodotto artistico presentato. E ancora: per la sicurezza degli impianti allestiti e per la capacità organizzativa dimostrata che lavorerebbero attraverso la costituzione di un Comitato a prezzi enormemente minori e competitivi. Rispetto all’opzione certamente curiosa che gli incaricati stanno attuando.
giornale-d-italia-circoPassa lo straniero, dunque. Un’ipotesi che sconvolge il presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni, che lancia un duro attacco alle Isituzioni: “Quanto si starebbe per realizzare nella Milano di Pisapia costituisce una tristissima conferma; l’Italia sembra irreversibilmente destinata da un punto di vista culturale a retrocedere ai limiti minimi mondiali. Nel caso specifico si mortificano produzioni ed imprese nostrane, da sempre apprezzate in ogni continente e che dalla platea del Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo, massima ribalta mondiale, hanno riservato reiterati riconoscimenti uguali o superiori a quelli che nel cinema sono costituiti dal Premio Oscar”.
Altro che spending review. Da noi va in voga lo “spending deppiù”. Perché, calcoli alla mano, se così fosse significherebbe – in tempi di crisi – gettare al vento fior fior di quattrini. Voci maligne spiegano che il noto circo canadese avrà la possibilità di esibirsi per ben 10 volte alla settimana. Per un totale di 1 milione di euro ogni 7 giorni. E se come si sostiene, lo spettacolo avrà durata minima 4 mesi, il Cirque du Soleil dalla rassegna ne uscirà con le casse piene di soldi. Ricevendo circa 16 milioni di euro solo per le esibizioni, perché gli extra sono esclusi. Viaggi, pernottamenti e sistemazioni varie saranno a carico del comitato organizzatore e quindi, dei cittadini italiani. A pagare, dunque, Pantalone.
Una scelta inspiegabile. Che verrebbe a costarci 10 volte tanto. Perché mai come oggi privilegiare realtà italiane sarebbe più conveniente. E in termini economici e di spettacolo. Perché il Comitato che verrebbe allestito sarebbe sinonimo di garanzia e risparmio. Un binomio vincente, non per le Istituzioni. Abbandonato dalle Autorità, il Circo nazionale rischia di scomparire. Ogni grande opera, ogni “appuntamento con la storia”, dovrebbe creare migliaia di posti di lavoro in un periodo dove la disoccupazione è ai massimi storici. Far girare la nostra economia – non quella degli altri – e stimolare la competitività. Molto spesso (quasi sempre) ci si accorge che in Italia la realtà racconta altre storie. Non fa eccezione, anzi è un caso da manuale l’Expo 2015. Che sarà inaugurato il prossimo 1° maggio e rappresenta uno dei grandi scandali del 2014, nei giorni in cui si parla solo ed esclusivamente di Mafia Capitale. Vista la scarsa ricaduta occupazionale, date le indecenze che hanno accompagnato l’avvicinamento all’evento, le infiltrazioni mafiose nelle opere connesse, le condanne patteggiate da faccendieri, imprenditori e politici nel paese più corrotto d’Europa, la domanda provocatoria nasce spontanea: ne è valsa la pena?

LO SFOGO DEL PRESIDENTE DELL’ENC ANTONIO BUCCIONI: “ABBANDONATI DA AUTORITÀ E ISTITUZIONI”

Il massacro di una categoria

Il presidente Buccioni  (foto studio Angeletti)

Il presidente Buccioni (foto studio Angeletti)

È il presidente generale della Polisportiva più grande d’Europa, la Società Sportiva Lazio. Un generoso prima di tutto, biancoceleste nell’anima e nel cuore. Nella sua eccezionale carriera ha raccolto un’infinità di cariche e titoli. E’ partito dalle giostre dell’Eur ed è arrivato in cima alla vetta dell’Ente Nazionale Circhi. Lui è Antonio Buccioni. Innamorato della vita e della sua attività, che difende a spada tratta contro tutto e tutti, tra le mille avversità. Una categoria, quella da lui presieduta, in profonda crisi. Che rischia di essere spazzata via dall’ennesima nube che sta attraversando l’Expo. Preferita, sembrerebbe, a una realtà canadese (e quindi straniera) che non ha nulla da invidiare a quelle del Belpaese. Anzi. Un’ipotesi che indigna il “boss dei tendoni”, senza parole per quello che rappresenterebbe un vero e proprio spreco all’italiana. Un attacco frontale il suo, ai microfoni del Giornale d’Italia, che non lascia spazio a repliche: “La Repubblica italiana – la stoccata – ha violato il patto legislativo e d’onore sottoscritto con la gente del circo e dello spettacolo viaggiante (il luna park, ndr) il 18 marzo 1968 con la legge 337.
giornale-d-italia-primaA quasi mezzo secolo di distanza da quella data i Comuni italiani, a cominciare dalla Capitale, sono privi ciascuno dell’area degna di questo nome (con gli indispensabili allacci, elettrici, idrici, fognari) promessa per queste benemerite attività, il vero spettacolo del popolo. E ciò, si badi bene, in un contesto storico in cui sono stati destinati, sperperati, decine e decine di milioni di euro per la costruzione di campi rom. E ancora, per dare una soluzione logistica al cronico problema dell’immigrazione clandestina proveniente dall’Africa. Quasi che i circensi, evidentemente cittadini figli di un Dio minore, non fossero italiani e contribuenti. Aggiungi i contributi esclusivamente dello Stato abbondantemente al di sotto della soglia minima della decenza (effettivamente 1 milione e mezzo di euro da ripartire in circa 60 complessi). E l’offensiva sistematicamente strumentale degli animalisti contro gli appena 1.500 esemplari di cui 1/3 equino presenti e in larghissima misura ottimamente governati dalla gente del circo, un animalismo professionistico dai mezzi economici illimitati, quasi una guerra di gente con le mazzafionde contro un esercito munito di ordigni atomici. Per chiudere, alla facciaccia della semplificazione, le procedure burocratiche sconsiglierebbero chiunque dall’intraprendere questa antichissima e modernissima arte. Con la riforma del Mibac (Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, ndr), in materia di contributi, che consolida la presenza di mere nubi minacciose sopra agli chapiteaux (tendoni). Lo scollamento delle Istituzioni è di tale gravità che il ministero dell’Ambiente (guidato da Gian Luca Galletti, ndr) e in particolare la sua commissione scientifica (CITES), norma circa le dimensioni di gabbie e recinti incurante e quasi stizzita di verificare preventivamente quanto i Comuni abbiano rispettato la regola fondamentale secondo la quale sarebbero obbligati a fornire al circo un’area anche di dimensioni adeguate. Se fai una passeggiata oltre confine, qualche metro in Francia, Svizzera, Austria o Germania, scoprirai nel circo un valore dalle autorità locali riconosciuto e tutelato. In Italia è qualcosa di molto fastidioso per le Istituzioni. Per fortuna e alla faccia di tutto, amato e difeso dal popolo e dal suo pubblico pagante che ne determina unico la sopravvivenza. Nonostante tutto”.
Questo, il ruggito di un leone ferito (Buccioni), rinchiuso dentro una gabbia di ingiustizie che sembrano non avere fine. F.Co.

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