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Il Circo in festa con il Santo Padre Benedetto XVI

di S. Em. Card. Antonio Maria Vegliò*

Sabato primo dicembre 2012, in Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceverà in Udienza particolare i rappresentanti di diverse comunità dello spettacolo viaggiante.
L’evento, promosso da questo Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in collaborazione con la Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale italiana, la Diocesi di Roma e le associazioni di categoria, si svolgerà nell’ambito delle celebrazioni dell’Anno della Fede.

Il contesto

Martin Lacey durante l'incontro nell'Aula Paolo VI con Benedetto XVI

L’Anno della Fede è stato indetto dal Santo Padre Benedetto XVI per invitare l’uomo contemporaneo “a un’autentica e rinnovata conversione a nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”. Lo dice lo stesso Pontefice nel documento Porta Fidei con cui annuncia questo tempo forte della Chiesa. Di fronte ai cambiamenti e alle sfide che insidiano la società di oggi, il Papa avverte la necessità di riportare l’uomo all’incontro con Cristo, richiamandolo a riflettere sulla bellezza e sulla centralità della fede, puntualizzando l’esigenza di rafforzarla e approfondirla a livello personale e comunitario.
L’apertura di questo momento di grazia per la Chiesa coincide con il ricordo di due grandi eventi nella recente storia della Chiesa, cioè il Concilio Vaticano II (1962) e la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992).
L’Anno della Fede offre a tutti noi cristiani la possibilità di riflettere e di approfondire le verità della fede e di professarla e testimoniarla in maniera esplicita e decisa. Infatti, “il cristiano che si pone alla scuola del Concilio, deve sentirsi stimolato ad una nuova, più chiara, più intensa, più apostolica professione della propria fede. La deve far crescere e la deve manifestare con la propria testimonianza” (Paolo VI, Udienza generale, 14 dicembre 1966).
Anche le comunità cristiane dello spettacolo viaggiante sono chiamate a vivere profondamente l’Anno della Fede. Ciò esige un ascolto attento della Parola di Dio, per conformare ad essa la propria vita.
In questo contesto, l’Udienza è un dono che il Santo Padre fa alle persone dello spettacolo viaggiante, perché possano rinvigorire la loro fede alla sede del Successore di Pietro, e nel contempo è anche un’occasione per festeggiare nella gioia questo Anno di grazia.

In segno di amicizia

Orlando Orfei, che tiene in braccio un piccolo felino, con Papa Giovanni XXIII

Molte volte i rappresentanti del mondo dello spettacolo viaggiante sono stati accolti dal Papa nelle Udienze generali in Vaticano. L’appuntamento di dicembre con il Pontefice sarà però riservato solo a loro: ai circensi e ai fieranti, ai lunaparchisti e agli artisti di strada, alle bande musicali e ai madonnari e sarà dedicato totalmente alla loro vita, professione e arte.
Per tale circostanza l’Aula Paolo VI, con il suo vasto auditorium e la volta parabolica, si trasformerà in un grande circo, che ospiterà sotto l‘insolito chapiteau persone desiderose di far omaggio al Santo Padre del loro affetto e della loro riconoscenza. Attraverso i loro saggi e supportate da alcune testimonianze, potranno dar prova della straordinaria ricchezza del mondo dello spettacolo fatto di luci e ombre, gioie e dolori, desideri e insuccessi di una vita vissuta in continuo peregrinare, tratti imposti dalla professione finalizzata a offrire alla società allegria e pace, a toccare le anime degli uomini e intenta a creare atmosfera magica, divertente e coinvolgente. Il Santo Padre potrà sentire la loro profonda religiosità celata dietro l’apparente spensieratezza, connotazione comunemente attribuita a questo ambiente.
Il gesto significativo di Papa Benedetto XVI di concedere un’Udienza particolare al mondo dello spettacolo viaggiante, è espressione assai eloquente dell’affetto che ormai da lunghi anni lega i Pontefici Romani alle persone di questa categoria.
Il primo a dare rilievo alla pastorale dello spettacolo viaggiante è stato Papa Pio XII che ha concesso ai Cappellani la facoltà di celebrare la Santa Messa nel circo.
Il beato Giovanni XXIII, dopo un primo incontro con i circensi in Vaticano, nel lontano 1958, disse loro: “Io non posso uscire da qui. Venite ancora a trovarmi!” Essi tornarono un anno dopo e in quell’occasione il Pontefice valorizzò la loro professione con le seguenti parole: “l’attività degli spettacoli viaggianti diviene elemento di pace interiore, di tranquillità dello spirito e, nel contempo, di serietà, dignità, sino a diventare utile apostolato, poiché favorisce l’accordo dei migliori sentimenti e perciò una seconda armonia”.
Papa Paolo VI più volte espresse agli “specialisti degli spettacoli viaggianti” il suo apprezzamento per il loro lavoro. Ricordo qui questo suo pensiero: “Con il vostro lavoro intendete offrire, non soltanto ai bimbi ma anche ai giovani e agli adulti, una pausa di autentica serenità e di sano divertimento, in mezzo al ritmo quasi sempre vorticoso dell’odierna vita quotidiana. Tale finalità umanitaria e sociale animi la vostra attività, che può diventare preziosa anche di fronte a Dio, quando la compite nel pieno rispetto dell’età e della sensibilità degli spettatori, e dei vostri doveri professionali” (Udienza generale, 21 gennaio 76). Due anni dopo, ai componenti del Circo Medrano dimostrò un affetto particolare, dicendo: “Figli carissimi, vogliamo assicurarvi il nostro cordiale compiacimento per la vostra presenza. Essa è segno di sincera sensibilità religiosa e cristiana, e ci offre l’opportunità di dirvi quanto paternamente siamo vicini anche al vostro singolare lavoro di Circo, che combina armoniosamente l’arte e il divertimento. La vostra vita pellegrinante è un’occasione per ricordare a tutti che l’esistenza umana su questa terra è provvisoria e che occorre «passare facendo del bene» (Atti 10, 38)” (22 febbraio 1978).

Il titolare dell'American Circus, Enis Togni, stringe la mano a Giovanni Paolo II

Al beato Giovanni Paolo II dobbiamo la definizione della missione dei circensi e dei fieranti nell’odierna società: “Far nascere il sorriso di un bambino e illuminare per un istante lo sguardo disperato di una persona sola, e, attraverso lo spettacolo e la festa, rendere gli uomini più vicini gli uni agli altri” (16 dicembre 1993). E ancora: “Nell’offrire alla gente un divertimento sano, distensivo, intelligente, voi donate serenità e suscitate sentimenti di pace, bene particolarmente apprezzabile in un mondo come il nostro, talvolta così complicato, difficile, violento. La gente accorre infatti ai vostri spettacoli per trovare un momento di ammirata distensione, in un’esperienza di vivo interesse culturale e ricca di estro umano. Siate consapevoli di questo, per trovare voi stessi speranza e fiducia nella vostra quotidiana fatica” (Al circo di Mosca, 14 marzo 1987).

I fratelli Pellegrini si esibiscono davanti a Benedetto XVI

Una profonda sensibilità artistica portò Papa Wojtyła ad aprire le porte della Chiesa all’arte circense. Infatti, nel corso delle Udienze generali del suo Pontificato la presenza di artisti circensi fu piuttosto frequente. Le immagini di Giovanni Paolo II che si diverte con i clown e i giocolieri hanno fatto il giro del mondo. Non è possibile dimenticare la sua ammirazione per le prodezze dei giovanissimi fratelli Maycol e Guido Errani (Clown d’oro al Festival di Montecarlo 2006) che si sono esibiti nell’Udienza del 16 dicembre 2004.
In rete numerose sono le riprese di Benedetto XVI, mentre osserva attento l’esibizione dei fratelli Pellegrini (16 dicembre 2010) o assiste sorridente allo spettacolo di artisti e giocolieri di diversi circhi del mondo in Udienza generale.
Sono tutte espressioni non soltanto di considerazione per la professione e per l’attività dei circensi e dei fieranti, ma sono anche gesti significativi del legame di amicizia e di rispetto che unisce il mondo dello spettacolo viaggiante alla Chiesa e ai Pontefici.

Il valore del mondo dello spettacolo viaggiante nella Chiesa

L’ambiente circense e fierante è il luogo in cui, al di là delle barriere culturali e delle separazioni linguistiche e religiose, le persone si incontrano, si riconoscono fratelli e sorelle, accettandosi nelle diversità. In ciò consiste l’attualità e il valore del circo e del luna park.
La Chiesa cattolica non può sfuggire alla missione di essere in colloquio costante con il mondo dello spettacolo viaggiante, perché ciò significherebbe compromettere il futuro della fede in questo ambiente, vale a dire privare le persone del dono spirituale della fede e della chiamata alla salvezza voluta da Cristo. Essa quindi assicura la sua sollecitudine in questo ambito con un’adeguata assistenza pastorale, con l’ausilio dei Sacerdoti e degli Operatori pastorali, il cui compito è accompagnare il cammino spirituale delle persone dello spettacolo viaggiante.

Il card. Antonio Maria Vegliò insieme ad alcuni collaboratori

A sua volta, la Chiesa ha bisogno anche della loro arte per “rendere percepibile e affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio” (Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, n. 12) e per comunicare al mondo, con la ricchezza della loro genialità, che “in Cristo il mondo è redento: è redento l’uomo, è redento il corpo umano, è redenta l’intera creazione. … Essa aspetta la rivelazione dei figli di Dio anche mediante l’arte e nell’arte. È questo il vostro compito” (Ibid, n. 14).
Il mondo dello spettacolo viaggiante è chiamato ad assumere oggi nella Chiesa e nella società un ruolo particolare, a motivo delle sue caratteristiche positive in grado di allietare il riposo e il tempo libero. Tuttavia, le persone dello spettacolo viaggiante devono interrogarsi sul valore della propria arte e sull’attualità della loro missione, se sono ancora idonee a parlare al cuore dell’uomo moderno, sopraffatto non di rado da vaste ed inquietanti problematiche che pongono in crisi le fondamenta stesse del suo essere e del suo agire (cfr. Benedetto XVI, Discorso, 8 maggio 2011).
Per il circense, soprattutto per chi si considera credente, – ho detto nella mia prolusione al Congresso Internazionale del 2010 – la bellezza della propria arte e professione è il linguaggio privilegiato per comunicare la fede. Infatti, ogni volta che mette in atto la sua esibizione, l’artista circense trasmette un messaggio di armonia e di perfezione, a volte manifestazione della propria esperienza di fede e dell’incontro con Cristo Salvatore. Il suo talento riflette la grazia e la bontà del Creatore e diviene strumento attraverso il quale sollecitare nello spettatore la ricerca della verità.
In vista dell’Anno della Fede e in attesa di incontrarci all’Udienza Pontificia il primo dicembre prossimo, desidero incoraggiare tutti i credenti dello spettacolo viaggiante a far dialogare la propria arte con la fede, perché “la fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre, li incoraggia a varcare la soglia e a contemplare con occhi affascinati e commossi la méta ultima e definitiva, il sole senza tramonto che illumina e fa bello il presente. … E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi, come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita!” (Benedetto XVI, Discorso agli Artisti, 21 novembre 2009).

* Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e Itineranti

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