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Festival di Monte Carlo: il catalogo delle meraviglie

di Alessandro Serena

Tutte le immagini del servizio: © Festival International du Cirque de Monte-Carlo

Era stata annunciata come un’edizione straordinaria e per il momento le attese sono confermate. Lo spettacolo di selezione di venerdì 18 ha lasciato gli spettatori stupefatti con una lunga serie di attrazioni circensi del tutto fuori dal comune, per un motivo o per l’altro, che il pubblico ha applaudito con convinzione.
Fuori dal comune già la cornice di opening e finale ideata da Gia Eradze sotto il coordinamento attento di Urs Pilz e del suo staff. Un tripudio di colori, danze, movimenti acrobatici volti a festeggiare il mondo del circo.
Per capire la sostanza dello spettacolo basta anche già solo considerare il valore del primo numero: il giocoliere ballerino Alan Sulc che padroneggia a ritmo frenetico fino a dieci palline in “rimbalzina” continuando ininterrottamente a ballare una sorta di danza irlandese con un impressionante controllo asimmetrico degli arti inferiori e superiori.
È stata poi la volta di un numero di sei asinelli presentati da Marcel Kramer in versione cow boy con esercizi di “lazo” nello stile del leggendario artista americano del secolo scorso Will Roger. La combinazione forniva un numero davvero raro a vedersi nelle piste dei circhi.
I Just 2 man hanno presentato un numero di cinghie aeree dove la parte di equilibrismo era preminente, una specie di poderoso mano a mano interpretato nell’alto della cupola di Fontvieille con esercizi che mettevano in risalto i fisici scultorei dei due ucraini.
La famiglia di Joy Gartner (al momento in forza al nostro Moira Orfei) ha presentato una festa di pachidermi con quattro elefantesse indiane cavalcate da quattro ballerine e seguite a terra dai tre figli di Joy. Una serie di tableaux che nel loro comporsi e scomporsi creavano un movimento dinamico e coinvolgente, impreziositi da varie figure di equilibrismo.
La Troupe Acrobatica Nazionale Cinese ha presentato un numero di equilibrismo su colonne di bastoni infilati uno sull’altro. La messa in scena era moderna con costumi quasi casual e coreografie forse ispirate ad un certo circo contemporaneo. Ma avrebbe potuto anche non esserci, ciò che lasciava il pubblico a bocca aperta erano i virtuosismi di Xing Yunwei con un ampio repertorio classico (come le spaccate a rialzarsi di Zalewski) riadattato al particolare attrezzo che vedeva l’artista arrivare ad altezze considerevoli anche innalzato da un pistone idraulico.
Sbalorditiva anche l’ennesima creazione di Alexander Grimailo, il numero Dante interpretato dalla troupe Aliev, a prescindere dai riferimenti al celebre capolavoro e dall’estetica davvero variegata, la struttura architettonica è del tutto originale e ha permesso esercizi quasi impensabili. Si tratta di una sorta di sbarra russa presentata con i porteur fissati a delle piattaforme che durante l’esibizione cambiano altezza al di sopra di una rete di sicurezza che sale a vista con l’attrezzo. Ciò permette di dividere la presentazione in quattro movimenti con exploit di sbarra russa, trapezio basso e persino altalena.
La seconda parte è iniziata con un capolavoro di ammaestramento. Dieci leonesse, un leone e un leone bianco condotti da colui che è diventato un punto di riferimento in questa disciplina: Martin Lacey junior. I felini sono sempre reattivi, dinamici e si muovono in maniera sincronizzata ma mostrando sempre una proprio forte personalità. L’esibizione prevede alcuni classici della scuola inglese come le corse a gruppi contro la gabbia (come delle moto nel globo) e degli inediti come la passeggiata del grande leone bianco che con flemma cammina dietro a Martin, girato di spalle, prima di buttarsi al suolo per la sua dose di coccole. Mozzafiato l’uscita dei due verso il sipario illuminati da un potente contro luce. Standing ovation meritatissima.
I Flips e Beau hanno presentato una classica entrata dell’acqua e della schiuma in tipica tradizione britannica, con tanto di utilizzo di un tappeto di plastica affinché gli svariati ettolitri maldestramente rovesciati non rovinassero troppo l’arena.
The Owl and the Pussy, ovvero Paul Tracogna e Adrienne Jack-Sands hanno presentato un convincente passo a due aereo con una varietà di passaggi originali e fluidi. Nel Festival che vide i leggendari Mouvance è interessante notare come la disciplina del trapezio di coppia continui a formare interpreti di eccezione.
Il clown portoghese Cesar Dias ha presentato tre diverse gag esilaranti del suo repertorio, la seconda anche coinvolgendo uno spettatore, ed è sembrato crescere da apparizione in apparizione fino a terminare con una prolungata standing ovation per il suo personalissimo modo di interpretare May Way. Dei numeri comici fatti di movimenti minimalisti e precisi con gag ricorrenti (come la risatina al microfono) e costruiti con un’architettura molto efficace.
Dal Royal Circus di Gia Eradze due numeri. La doppia altalena russa dei Filinov con routine di ottimo livello (doppio da altalena a altalena, triplo con arrivo sul paglione) e una messa in scena folkloristica in perfetto stile russo. E il gruppo di cavallerizze cosacche di Ruslam Gazzaev di impatto straordinario. In entrambi i casi il balletto di Eradze crea una cornice dinamica e suggestiva, ma in particolare il numero delle cosacche ha un ritmo vorticoso ed incalzante e lascia gli spettatori incollati alle sedie. Circo equestre allo stato puro con esercizi che arrivano dall’antichità sfidando i secoli interpretati nel migliore dei modi da queste temerarie amazzoni.
Il numero sfocia nel fantasmagorico finale sempre allestito da Eradze con costumi, danze, coriandoli e soprattutto tutti gli artisti in pista ad accogliere l’interminabile standing ovation del pubblico rapito dallo spettacolo.
Lo staff di pista del Festival quest’anno, coordinato da Daris Huesca e Enrico Caroli (supportati da Tommy Cardarelli) si è davvero superato. Le complessità tecniche del programma prevedono allestimenti complessi sia per quanto riguarda i numeri aerei che per quelli a terra (con molti ingressi ed uscite di vari tipi di tappeti). Ma quando lo spettatore ha l’opportunità in pratica unica di assistere in una sola serata a così tanti numeri di così alto livello, accetta volentieri una qualche attesa fra un’esibizione e l’altra.
Lavoro ancora più difficile spetta ora alla giuria, presieduta da SAS la Principessa Stephanie di Monaco e composta da grandi esperti dell’arte circense: Fredy Knie, Michel Louis, Sun Lili, Sergei Rastorguevs, Laci Endresz e il nostro Elio Casartelli del Circo Medrano. A loro l’arduo compito di attribuire i trofei più importanti scegliendo solo alcuni artisti in questo incredibile catalogo delle meraviglie.

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