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Arianna Dell’Acqua: un nome un destino

di Michele Casale

Arianna e Claudia

Arianna e Claudia

Il circo italiano, com’è noto, ha vissuto il suo massimo periodo di splendore tra il 1969 e il 1975, quando gli operatori del settore davano libero sfogo a creatività e lungimiranza spinti dall’interesse che, pubblico, stampa e televisione, dimostravano nei confronti dell’universo circense. Uno dei massimi artefici è stato il mai dimenticato Darix Togni – figura di spicco del panorama circense italiano – dotato di un talento e di un carisma quasi unici. Il suo Circo nell’acqua, che debuttò a Milano nel 1969, ebbe un successo straordinario.
I recenti circhi acquatici sono inevitabilmente figli di quella originale invenzione, preceduti dalle ormai desuete fontane danzanti, in voga negli anni 80/90. Uno dei circhi che riesce meglio a coniugare le classiche discipline circensi con l’innovazione e la presenza di animali acquatici è il circo della famiglia di Marcello Dell’Acqua, altro rappresentante di una dinastia circense di lunga tradizione.
Uno dei pilastri portanti della famiglia Dell’Acqua è la frizzante ed energica Arianna. Coadiuvata dai fratelli Danilo e Alex, si occupa della parte artistica e organizzativa. Si è prestata gentilmente a rispondere a qualche domanda, fornendo degli spunti di riflessione particolarmente interessanti, da cui molti dovrebbero trarne profitto.
A che età è avvenuto il tuo debutto in pista, e con quali discipline hai iniziato?
E’ avvenuto all’incirca all’età di nove anni. Ho iniziato con il numero delle biciclette insieme alla famiglia Biasini, quando ancora lavoravano tutti insieme e, grazie al mio maestro, che a quel tempo era Luigi Biasini, ho debuttato con il numero della bicicletta in equilibrio su un praticabile insieme a mia sorella Sabrina. Oggi non si vedono più numeri del genere.
C’è stato un artista che da bambina ammiravi molto e che da grande sognavi di eguagliare?
In famiglia per fortuna abbiamo sempre avuto grandi artisti, ma quella che ho ammirato di più è stata senza dubbio mia nonna. Era una delle maggiori attrazioni del circo americano Barnum. Faceva il trapezio e la donna mosca. Si chiamava Delia Felicioli.
Marinarette e pirati. Le colonne del circo Acquatico di Marcello Dell'Acqua

Marinarette e pirati. Le colonne del circo Acquatico di Marcello Dell’Acqua

Il pioniere del circo acquatico è stato Darix Togni negli anni 70 con il Circo nell’acqua. Da allora, si sono susseguiti via via tutti gli altri, compresi voi. A chi è venuta l’idea, e perché questa scelta?
Ci è venuto spontaneo chiamarci Circo Acquatico. Abbiamo pensato che, essendo passato tanto tempo dagli anni ‘70, poteva ancora essere una novità. Oggi è un’insegna che usano in molti, ma all’inizio eravamo forse due o tre. Comunque, è una formula che almeno per noi ha sempre funzionato; certo, bisogna sempre cercare di evolversi.
Soddisfatta dello spettacolo attuale o secondo te andrebbe cambiato con numeri diversi?
Lo spettacolo che presentiamo in questo periodo, incontra tutta la mia approvazione. Abbiamo cercato di racchiudere varie forme d’arte. C’è mia cognata come cantante che ha una voce notevole, il mio compagno è un ottimo ballerino e ci aiuta con le coreografie e in più presenta un numero suo, Anita Canestrelli – moglie di mio fratello Danilo – proviene dall’Accademia del Circo. Insomma, a parte gli artisti che scritturiamo durante l’anno, abbiamo acquisito in famiglia degli elementi che ci hanno permesso di fare un importante salto di qualità.
Di solito, chi sceglie gli artisti da ingaggiare?
Avviene tutto in maniera democratica. Decidiamo in famiglia, con mia madre e mio padre.
Negli anni ‘70, capitava spesso che i circhi (il caso più emblematico è stato Le Mille e una notte degli Orfei) si rivolgessero a professionisti esterni per ciò che riguardava regia, coreografie e musiche. Nel vostro circo accade già, o non avete mai pensato ad una eventualità del genere?
Come ho già detto, chi si occupa di musiche e coreografie sono mia cognata Anita Canestrelli e il mio compagno Nino Scaffidi. Quest’ultimo, proviene da una scuola di ballo, quindi crea sempre nuove coreografie che ci costringe gioiosamente a provare.
Il circo italiano ha prevalentemente un pubblico formato da famiglie, a differenza di quanto accade all’estero, dove solitamente lo spettatore frequenta anche altri tipi di spettacoli. A cosa è dovuto secondo te tutto questo?
Dobbiamo essere sinceri e consapevoli: se gli spettacoli hanno perso di qualità, e il pubblico adulto non viene volentieri al circo, forse la colpa è anche un po’ nostra. Il bambino invece, vede ancora la bellezza di questo mondo e i genitori sono costretti fortunatamente per noi ad accompagnarlo. Per quanto ci riguarda, abbiamo un discreto riscontro anche tra i giovani e i meno giovani.
Quindi cosa pensi in generale del circo italiano. Come giudichi la qualità degli spettacoli?
Purtroppo, la qualità al giorno d’oggi non è il primo pensiero dei circensi (noi compresi!). Bisogna anche dire che oggi è difficile portare avanti questo mestiere, esistono enormi problemi, che non giustificano però il fatto che si dovrebbe fare di più. Viviamo di pubblico, e il pubblico ha diritto di vedere uno spettacolo piacevole, divertente ed emozionante. E’ bello quando all’uscita vieni fermato dalle persone che ti fanno i complimenti e ti dicono che si sono divertite.
chapiteau-circo-acquaticoI problemi più grandi per vedersi assegnata una piazza da un comune, quali sono?
Ci addentriamo in un discorso complesso. I problemi sono tanti e sono spinosi. Primo fra tutti è che dal 68 ogni comune dovrebbe avere un’area adibita agli spettacoli viaggianti ma nel 99% dei casi non è così, quindi siamo costretti a
reperire aree private, pagando spesso tanti soldi. Poi come al solito ci si mette di mezzo la burocrazia che invece di semplificare le cose, le complica ancora di più. In ogni caso, la triste verità è che purtroppo non siamo ospiti solitamente graditi.
Qual è la tua opinione riguardo al circo contemporaneo ed in particolare al Cirque du Soleil?
Che dire del Cirque du Soleil. Coreografie, musiche e numeri fantastici. E’ sicuramente un modo di fare spettacolo diverso dal nostro. Per me, tutte le forme di spettacolo sono belle, se fatte bene. Ho notato però che non ha molto riscontro nei bambini. Io comunque ho visto Alegria, e l’ho trovato bellissimo.
L’ultima domanda, inevitabilmente, riguarda i tuoi talentuosi nipoti Maycol e Angela vincitori del recente Festival di Monte Carlo New Generation. Cos’hai provato a vederli sul gradino più alto del podio?
Senza dubbio la domanda più importante, perché sono felice e orgogliosa di avere dei nipoti che stanno diventando dei grandi artisti. Mi batte sempre il cuore quando li vedo lavorare, e seguendoli da vicino posso dire che miglioreranno ancora. Stanno preparando delle belle sorprese.

L’intervista ad Arianna Dell’Acqua compare sulla Rivista Circo di giugno.

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