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Animali nei circhi: regole, non divieti

di Ettore Paladino

Foto © Cirque Knie

Foto © Cirque Knie

L’inizio della storia del circo, come forma di spettacolo che attualmente conosciamo, è legato ad acrobazie a cavallo, cui presto si affiancano numeri di artisti di strada, delle feste di piazza e di animali ammaestrati. Nei lunghi anni della sua storia il circo, come tutte le forme di spettacolo e di cultura, ha giustamente vissuto evoluzioni e cambiamenti, ed ha generato, soprattutto negli ultimi venti anni, svariati filoni artistici. Ma gli elementi di base del circo così come è nato resistono ancora solidi: l’acrobazia, la comicità, i numeri con animali addestrati. Resistono perché rappresentano una forma di proposta culturale che dimostra di essere sempre gradita a quel vasto pubblico che costituisce l’anima dello spettacolo popolare, di cui il circo si sente con orgoglio il rappresentante più famoso.
Negli ormai quasi 250 anni della storia del circo, abbiamo visto svilupparsi, all’interno e fuori di esso, tante, tantissime, correnti culturali, forme di spettacolo, manifestazioni artistiche. Tante sono iniziate e finite, nate e tramontate. Invece a distanza di tutti questi anni il circo classico, quello con gli animali, sopravvive, e in ottima salute.

La sensibilità al benessere animale fa parte del patrimonio culturale della società umana da sempre, perché l’uomo ha sempre diviso la sua vita con l’animale. E nella grande e tumultuosa evoluzione culturale e scientifica di questo ultimo secolo anche le tematiche protezionistiche si sono enormemente sviluppate. Al punto di arrivare spesso ad eccessi e istanze confuse e poco giustificate. In Italia in particolare a partire dagli anni ’80 i movimenti protezionisti, ben presto ribattezzati “animalisti”, hanno portato avanti campagne in difesa degli animali su più fronti e con toni solitamente molto accesi. Il circo in particolare è stato fra i principali obiettivi delle istanze animaliste che hanno sempre chiesto la “soluzione finale”, ovvero il divieto dell’uso di animali in questa forma di spettacolo.
Al contempo, negli stessi anni, il circo viveva una importante evoluzione artistica e culturale in merito al suo rapporto con gli animali. Evoluzione iniziata molti anni prima. Già all’inizio del secolo scorso il grande Hagenbeck diceva che “doveva trovare una via per arrivare alla psiche dell’animale”. E piano piano questa via è stata trovata, gli addestratori sono stati i primi etologi ante litteram della storia, e anche la presentazione degli animali ha cambiato il suo stile.
Col tempo si abbandona l’immagine dell’uomo-dominatore, tanto più bravo quanto più riesce a far fare all’animale cose lontane dal suo comportamento naturale. Gli addestratori cercano e presentano un contatto sempre maggiore con gli animali, nelle esibizioni con gli animali feroci si mostrano “confidenze” impensabili in passato. Proprio negli anni ‘80 si creano dei numeri in cui uomini e animali lavorano insieme: le grandi fantasie equestri, i numeri con elefanti e acrobati, gli scimpanzé che duettano con gli addestratori, e tanti altri esempi.
Eppure, quasi come un paradosso, allo stesso tempo il mondo animalista prende sempre più forza e critica sempre più pesantemente l’uso degli animali nel circo. Spesso, direi quasi sempre, confondendo più o meno a bella posta quella che è l’immagine estetica dello spettacolo con il reale benessere dell’animale.
Il mondo del circo, a fronte di tante e pesanti accuse, ha chiesto da subito che le autorità istituzionali intervenissero per fissare delle regole e valutare così se effettivamente il circo fosse quell’inferno che dipingevano gli animalisti o fosse piuttosto uno dei tanti luoghi in cui uomini e animali convivono insieme. Purtroppo tali richieste sono state inascoltate dagli organi istituzionali, anche dalla controparte animalista. Spicca in questo quadro di muro contro muro l’atteggiamento dell’Ente Protezione Animali, che, caso unico, siglò un accordo con l’Ente Nazionale Circhi sulle regole di mantenimento degli animali nei circhi. Fu un momento importantissimo, proprio perché fu l’occasione per considerare la presenza degli animali nei circhi come un aspetto da discutere, su cui confrontarsi, senza restare fermi su sterili e violente contrapposizioni. E sicuramente entrambi gli Enti sottoscrittori ne guadagnarono in immagine e stimolo a migliorare. I circhi impegnarono risorse umane ed economiche per adeguarsi agli standard richiesti dal protocollo. Purtroppo, vuoi per incomprensioni e diffidenza reciproca, vuoi per un atteggiamento chiuso della sua stessa base, l’ENPA, a distanza di pochi anni, rinnegò l’accordo, anche per non trovarsi isolata nel chiassoso coro delle altre associazioni consorelle.

Foto © Cirque Knie

Foto © Cirque Knie

Più o meno in quegli anni iniziò il lento e tormentato iter delle prime norme di legge che dovevano disciplinare la detenzione degli animali nei circhi. Prima la legge 150 del 1992, il cui decreto attuativo, che doveva definire le specie di animali ritenuti pericolosi, fu annullato subito per incongruenze evidenti. E si dovette aspettare altri quattro anni; e altri quattro ancora perché la Commissione CITES emanasse le linee guida sulla detenzione di animali nei circhi. Linee guida che ebbero sicuramente il vantaggio di costituire un riferimento ufficiale, ma che hanno molti punti contraddittori e di dubbia utilità a fronte di grosse difficoltà applicative. Le regole fissate denotavano una conoscenza sicuramente distaccata della realtà circense; del resto la commissione non conteneva nessun membro esperto di animali nei circhi, e neanche nessun veterinario, che sicuramente poteva approcciarsi a certi aspetti con una base più pragmatica. Pur nella loro complessità e difficoltà applicativa, che è stata e continua ancora ad essere utilizzata dagli animalisti e dagli amministratori avversi al circo (forse più per interessi elettorali che per convinzione), le linee guida sono state la prima vera regola fissata in Italia sulla materia.
E il mondo del circo, se le ha criticate e le critica tuttora per alcuni punti, non ha mai neanche sognato di criticare il concetto in sé della regolamentazione. Del resto in tutto il mondo il contrasto fra circo e movimenti animalisti si gioca su questo dualismo: vietare o regolamentare. Perché se non è accettabile vietare tout-court, è anche doveroso che un aspetto così importante e delicato abbia delle regole precise e veramente utili per migliorare il benessere degli animali. Le istituzioni devono quindi decidere quale di queste due strade prendere. E se alcuni paesi hanno deciso di vietare, molti altri hanno scelto la strada opposta. Gli USA per primi, in Europa Olanda, Belgio, Germania, Svizzera, e la Francia che, unica nazione per ora, ha già emanato una normativa in merito.
E allora, a fronte dei tempi lunghi e dei risultati non sempre proficui della politica, il mondo del circo ha iniziato a farsi esso stesso carico di proporre delle regole.

L’European Circus Association, fondata circa 10 anni fa e che raccoglie tutte le principali associazioni di categoria europee, ha già elaborato una bozza di codice di autoregolamentazione, non ancora ufficializzato.
L’Ente Nazionale Circhi ha deciso di intraprendere questa strada, ponendosi un obiettivo ambizioso. Partendo dall’elaborato scaturito dal lavoro dell’ECA, che tratta solo criteri di carattere generale, in molti casi rivisti, approfonditi e dettagliati, vi ha aggiunto tutta una serie di criteri specifici di detenzione per le specie animali comunemente presenti presso i circhi. L’aspetto da sottolineare è che per arrivare a questo si è voluto partire da un approccio multidisciplinare. La commissione che ha elaborato il testo del regolamento interno è costituita da addestratori (parte in causa ma soprattutto esperti sul campo e quotidianamente), veterinari che operano presso i circhi e quindi esperti delle specifiche patologie degli animali esotici e selvatici, e soprattutto del miglior modo per prevenirle. E poi etologi, perché in questo lavoro non può mancare un esperto di benessere e comportamento animale; giuristi ed esperti di comunicazione, per trovare le diciture più corrette e più facili da comprendere.
Il sottoscritto, veterinario pur se operante in tutt’altro settore professionale, ma appassionato frequentatore del mondo del circo da svariati decenni, ha avuto l’onore di fare da coordinatore fra tutte queste figure. Ed è stato un lavoro impegnativo ma molto gratificante, soprattutto per l’entusiasmo mostrato da tutti i componenti la commissione, l’impegno profuso e l’atteggiamento di massima collaborazione, che ha portato sempre a superare le inevitabili differenze di valutazione sui vari aspetti tecnici.

Foto © Cirque Knie

Foto © Cirque Knie

Il regolamento comprende quindi una prima parte con i requisiti generali di mantenimento, custodia, addestramento e presentazione degli animali. E fra le regole introdotte l’obbligo di autorizzazione per coloro che vogliono iniziare l’attività come addestratore. Una scelta coraggiosa, quella di porre un vincolo così importante, ma giudicata dalla stessa categoria indispensabile e sicuramente molto efficace su tempi medio-lunghi.
La parte specifica ha trovato la collaborazione dei massimi esperti del settore, così anche per alcuni tipi di animali veramente inusuali si è riusciti a definire requisiti precisi di mantenimento.
C’ è poi un ultimo aspetto, assolutamente da non sottovalutare. Le regole, tutte, hanno un senso se c’è qualcuno che controlla se sono applicate ma anche se funzionano. E quindi sono previste delle ispezioni interne, ma anche e soprattutto delle valutazioni scientifiche sul benessere reale degli animali. Questo è un aspetto che riteniamo molto importante. Basti pensare che nella stessa Unione Europea, da anni ormai impegnata a legiferare sul benessere animale in diversi contesti, si fa strada il concetto per cui per garantire il benessere animale non basta dettare regole, misure, metri quadri, tempi e temperature. Bisogna poi veramente valutare se le regole funzionano o addirittura fare il percorso inverso, ovvero andare a vedere sul campo quali sono le condizioni migliori di detenzione per gli animali, e sulla base di questi dati scrivere le norme.
A questo proposito, là dove lo si è ritenuto necessario, sono stati modificati alcuni punti delle stesse “Linee Guida” ad oggi vigenti in Italia. Punti su cui speriamo di confrontarci con la Commissione CITES e poter spiegare le nostre argomentazioni.
Altra cosa che ci fa molto piacere è che, in attesa di poterne conoscere in dettaglio i contenuti, tutti coloro che hanno saputo di tale progetto hanno mostrato un grande interesse. Parliamo di livelli istituzionali, di mass media, di associazioni professionali. Primo fra tutti, ed è una cosa giusta e meritevole, il mondo veterinario. Molto interessato sia per la componente libero-professionale ma anche e soprattutto per gli operatori di sanità pubblica. Che sono quelli che si trovano a dove fare i controlli su tutte le piazze d’Italia e che a volte si trovano impreparati. Nulla di male a dire questo, perché i corsi universitari non danno alcuna preparazione in materia di animali non domestici. Per cui il Regolamento ENC può diventare uno strumento di riferimento, a maggior ragione visto che esso nasce dall’apporto di tanti colleghi.

Il mondo del circo ripone tante speranze e obiettivi in questo suo regolamento. Ritrovare un’immagine positiva agli occhi dei mezzi di comunicazione e, attraverso loro, della collettività tutta. Avere una base autorevole su cui confrontarsi con le Autorità istituzionali, dai livelli locali a quelli centrali. Sperando che la regolamentazione interna diventi in qualche modo norma, regola uniforme, che dia certezza di uguale trattamento ad un’attività per sua natura itinerante come il circo, e che non può e non deve trovare diversità così marcate tra una città e un’altra, solo a seconda della visione politica o della interpretazione di norme da parte degli amministratori locali.
L’Ente Nazionale Circhi, dopo circa un anno di lavoro, ha fatto un grande passo. Ma non pensiamo che questo sia l’arrivo. Sappiamo che è il punto di partenza, il principio di un cammino da fare all’interno della categoria, facendo capire a tutti gli associati l’importanza di applicare queste regole, ed all’esterno di essa, per far capire a tutti, soprattutto politici, giornalisti, e, ci vogliamo ancora credere, animalisti, che per gli animali il circo può essere un luogo e un contesto buono, ottimo, per viverci. Il mondo del circo ha tante argomentazioni da portare a sostegno di quanto i suoi personaggi e i suoi tanti ammiratori hanno sempre saputo: che vita nel circo e benessere non sono per l’animale incompatibili. Cognizione antica che oggi la scienza conferma con dati oggettivi. Il futuro degli animali nei circhi non è quello di un ritorno impossibile, per quanto poetico possa essere, a un mondo selvaggio che non hanno mai conosciuto e in cui non potrebbero mai sopravvivere. E gli errori di pochi non devono condizionare l’operato dei tanti che lavorano con la massima dedizione per garantire il maggior benessere possibile ai propri animali. Per garantire il rispetto nei confronti degli animali non servono divieti, ma regole. E su questa strada il circo vuole camminare.

L’articolo di Ettore Paladino compare sulla Rivista Circo luglio 2013.

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