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“Animali nei circhi? Ben tenuti”. L’intervista al veterinario Riccardo Mancini

Col titolo Intervista al veterinario Riccardo Mancini: “Vi racconto come mi prendo cura degli animali nei circhi”, Alessandra Renda su ilLametino.it ha pubblicato una bella intervista al veterinario Riccardo Mancini, che fa parte dell’albo dei veterinari dell’Ente Nazionale Circhi. La segnaliamo per la serietà dei contenuti affrontati, tanto più meritevoli di attenzione in un contesto nel quale la stampa pubblica spesso solo luoghi comuni animalisti a proposito di circhi e animali.

di Alessandra Renda

Lamezia Terme – Due anni fa fu chiamato a Reggio Calabria in una struttura circense per curare un cavallo e da lì sono iniziate le prime collaborazioni. Riccardo Mancini, 31 anni, di Nocera Terinese, è un giovane veterinario che finiti gli studi e la specializzazione ha iniziato a viaggiare tra l’Italia e l’Europa per curare i grandi felini e gli animali esotici all’interno di un mondo tanto affascinante quanto spesso al centro di molte polemiche da parte degli animalisti.

Riccardo Mancini (foto pubblicata da ilLametino.it

Riccardo Mancini (foto pubblicata da ilLametino.it

Laureato a Bologna nel 2012 in medicina veterinaria e specializzato a Napoli nel 2015 in tecnologia e patologia delle specie avicole del coniglio e della selvaggina, ci ha raccontato di quando all’inizio della sua esperienza ha visitato un elefante con problemi cardiaci o di quella volta che ha raggiunto addirittura la Slovacchia per salvarne un altro che dopo aver ingerito 100 chili di verze ha avuto una grave colica intestinale. Ma sicuramente l’emozione più grande è stata quando ha addormentato per la prima volta un leone per fare una biopsia. “Non posso vantarmi di avere enorme esperienza con gli animali esotici – ammette – per il momento seguo alcune strutture circensi che ne hanno bisogno e continuo a fare esperienza in diverse strutture zoologiche in giro per il mondo. Ciò che è certo è che in tutti i circhi in cui ho avuto la possibilità di andare, ho notato come gli animali fossero davvero ben tenuti”.

Con il dottor Mancini abbiamo così provato a capire qualcosa in più sull’universo circense ma anche sulle differenze con i parchi faunistici e sulla prevenzione.

Innanzitutto come è nata la sua passione per gli animali in genere e poi per quelli esotici?

“È una passione innata, ed è per questo che ho deciso di diventare veterinario, così come c’è sempre stata la passione in particolare per gli animali esotici e i grandi felini. Un interesse che ho sviluppato con il tempo fino a farlo diventare poi un vero e proprio lavoro”.

La chiamano spesso in Calabria?

“La mia esperienza con i circhi è nata proprio in Calabria. Quando c’è necessità vengo chiamato sia da circhi che si fermano in Regione ma anche in altre regioni italiane e all’estero, come mi è capitato per l’Ungheria o la Slovacchia. A maggio poi, proprio in Calabria, sono stato contattato per visitare un lama e da lì ho iniziato con trattamenti preventivi anche su altri animali come leoni, tigri, zebre, dromedari, cammelli e altri esotici”.

Veniamo ad un argomento caldo: il trattamento degli animali nei circhi. Che idea si è fatto di quelli che ha visitato?

“Gli animali delle strutture che ho avuto il piacere di visitare erano in perfette condizioni, sia dal punto di vista sanitario che da quello comportamentale. I proprietari effettuano trattamenti preventivi, vaccinali e antiparassitari. Inoltre, c’è la necessità di assegnare loro degli spazi adeguati per la permanenza, spazi che però sono dettati da regolamentazioni ben precise con metrature quadre da rispettare. Questo a volte non avviene, ma non dipende dai proprietari, quanto dai Comuni che hanno il compito di fornire le aree”.

Le sarà però capitato di imbattersi in qualche animale mal tenuto nei circhi…

“Può capitare nei circhi come può capitare con gli animali domestici tenuti male dai proprietari, con i canili lager o negli allevamenti di animali da reddito. Di questo se ne parla di meno perché quella del circo sembra essere una categoria sulla quale gli animalisti si accaniscono maggiormente”.

Eppure c’è chi vorrebbe sottrarre gli animali dai circhi per inserirli nelle strutture faunistiche. C’è differenza?

“C’è molta differenza, e l’ho scoperto soprattutto questa estate in occasione della mia visita in Ungheria da alcuni amici circensi. Da quello che nel mio piccolo ho potuto constatare, gli animali che vivono nei circhi vengono cresciuti sin dalla nascita dalla loro madre ma anche dai proprietari con i quali vivono a stretto contatto. Fanno ogni giorno attività fisica e ricevono gratificazioni emozionali: ad ogni buona azione un premio, così come sono in grado di riconoscere le cattive azioni, reagendo con l’aggressione. Si tratta ovviamente di specie selvatiche e quindi c’è sempre un limite che non deve essere superato. In alcune strutture zoologiche invece il contatto è molto limitato. Se ciò da un lato potrebbe sembrare positivo perché si lascia spazio al comportamento naturale dell’animale senza subire influenze dall’uomo, dall’altro invece il contatto si rivela molto utile, in quanto ad esempio gli animali vengono abituati a procedure mediche senza ricorrere all’anestesia, assolutamente pericolosa per loro. In alcuni casi poi, proprio per la mancanza di interazione, potrebbero verificarsi anche problemi comportamentali”.

Vengono effettuati dei test particolari per il controllo dello stress degli animali nei circhi e negli zoo ?

“Sì. Con il consenso dei proprietari vengono effettuati dei test per rilevare il livello di cortisolo sugli animali tramite campionamento di saliva, pelo, feci o sangue. Nelle strutture che ho visitato personalmente sono stati effettuati test sullo stress degli animali con risultati fantastici”.

Si sente però spesso parlare di scarsa igiene, animali sedati, torturati o costretti a movimenti innaturali…

“Esistono ovviamente realtà buone e cattive. In alcuni paesi extraeuropei la situazione è allarmante, ma in Italia tutto ciò non accade. Sarebbe ad esempio impensabile sedarli, sia economicamente, sia perché si comprometterebbe la salute fisica dell’animale. I maltrattamenti, così come la scarsa igiene, anche solo della lettiera stessa, recherebbero un danno ai proprietari degli animali, in termini di produttività ma, in primis, per questioni affettive e per lo stretto legame che si crea con loro. Per quanto riguarda poi i movimenti durante gli spettacoli, allo stato attuale, non esiste più il leone che salta il cerchio di fuoco o l’elefante che compie esercizi pericolosi. Ormai la struttura circense media fa ad esempio compiere alle tigri o ai leoni semplici esercizi in pista. Nulla che in natura non farebbero. Sfatiamo poi un altro mito: gli animali dei circhi sono animali nati e cresciuti in cattività da più di 100 anni. Non vengono di certo catturati e portati nei circhi. È tutto regolamentato dalla Cites e vietato da leggi internazionali”.

Sui social network circolano comunque dei video raccapriccianti sul maltrattamento degli animali nei circhi.

“Si tratta per lo più di filmati molto vecchi, che risalgono ad anni in cui il rispetto per gli animali era sempre più scarso oppure di video che provengono da paesi che non sono l’Italia”.

Si potrebbe fare di più secondo lei per questa categoria?

“Il mio augurio è che ad ogni modo non si abbassi mai la guardia e si possa migliorare sempre più”.

lametino.it

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