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Ricerca sugli animali nei circhi e nelle mostre faunistiche itineranti

di Valeria Valeriu

La consigliera dell’Ente Nazionale Circhi Valeria Valeriu ha condotto una interessante e approfondita ricerca sullo status degli animali nei circhi e nelle mostre faunistiche itineranti, con approccio scientifico relaziona la situazione attuale in Italia.

Valeria Valeriu durante la Giornata Professionale del Circo con Don Mirko Dalla Torre, il presidente Antonio Buccioni e il presidente di Cadec e vicepresidente dell’ECA Francesco Mocellin

Nell’ambito delle attività promosse dall’Ente Nazionale Circhi, è stata condotta una ricerca su scala nazionale presso gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali italiani per verificare l’eventuale presenza di casi documentati di trasmissione di malattie dagli animali detenuti nei circhi e nelle mostre faunistiche itineranti all’uomo. L’indagine rappresenta un’iniziativa di particolare rilevanza, poiché costituisce, per quanto risulta, il primo studio promosso a livello Europeo da un’associazione di categoria circense volto ad analizzare in modo oggettivo e scientifico gli aspetti sanitari legati alla presenza degli animali nelle attività circensi. Dalle informazioni raccolte presso gli enti competenti in materia di sanità animale e sorveglianza epidemiologica è emerso che non risultano casi di contagio registrati attribuiti ad animali detenuti nei circhi e nelle mostre faunistiche itineranti operanti sul territorio nazionale. Il dato assume particolare interesse se si considera il rigoroso sistema di controlli cui sono sottoposte le strutture circensi italiane. Ogni spostamento degli animali è infatti accompagnato da verifiche amministrative e sanitarie previste dalla normativa vigente. Inoltre, le imprese circensi che detengono animali si avvalgono della consulenza di medici veterinari che seguono costantemente lo stato di salute degli esemplari presenti. Gli animali ospitati nei circhi sono soggetti a programmi di monitoraggio sanitario e prevenzione che comprendono vaccinazioni periodiche, controlli veterinari regolari, esami coprologici per la ricerca di eventuali parassiti ed esami ematologici finalizzati alla prevenzione e all’individuazione precoce di possibili patologie. Un ulteriore elemento emerso riguarda la particolare gestione degli animali presenti nelle strutture circensi. Si tratta infatti di esemplari abituati al contatto con il personale addetto e alle pratiche di manipolazione necessarie per le visite e i controlli sanitari. Questa condizione consente ai veterinari di effettuare con maggiore facilità monitoraggi costanti e interventi preventivi, contribuendo al mantenimento di elevati standard di salute animale. I risultati della ricerca evidenziano come il sistema di controlli, la sorveglianza veterinaria continua e i protocolli di prevenzione adottati dal settore rappresentino strumenti efficaci per la tutela della salute animale e della salute pubblica.

Desirè Valeriu (foto di Valentino Candiani)

Come consigliera dell’Ente Nazionale Circhi, ritengo che questo studio rappresenti un importante contributo al dibattito sul tema degli animali nei circhi. Per la prima volta, un’associazione rappresentativa del settore ha scelto di sottoporre la propria attività a una verifica basata su dati raccolti presso organismi scientifici e istituzionali indipendenti, nella convinzione che ogni confronto debba fondarsi su evidenze oggettive, trasparenza e rigore scientifico. Inoltre tale studio è stato anche realizzato grazie al sostegno e alla disponibilità del Presidente dell’Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni, il cui impegno ha reso disponibile l’approfondimento delle questioni in oggetto. La ricerca costituisce pertanto un punto di partenza per ulteriori approfondimenti e offre un contributo concreto alla conoscenza di una realtà spesso oggetto di valutazioni che non sempre tengono conto dei dati disponibili e delle procedure sanitarie effettivamente adottate dal comparto circense italiano.  Come promotrice di questa ricerca, ho ritenuto necessario approfondire il tema delle zoonosi in relazione agli animali detenuti nei circhi e nelle mostre faunistiche itineranti anche al fine di verificare se le restrizioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 135 del 2022, che impediscono la riproduzione e l’acquisizione delle specie considerate pericolose detenute dalle attività circensi, trovassero un concreto fondamento nei dati epidemiologici disponibili. L’assenza di casi di contagio registrati emersa dalla ricerca porta a interrogarsi sull’effettiva proporzionalità di tali misure rispetto all’obiettivo dichiarato della prevenzione delle zoonosi. A mio avviso, i risultati dello studio suggeriscono la necessità di una riflessione approfondita sull’impatto della normativa e sulla sua coerenza con le evidenze scientifiche disponibili e sulla discordanza di applicazione in base al Regolamento Europeo 429/2016 a cui doveva far riferimento il decreto 135/2022( infatti nel regolamento europeo il circo e mostre di animali vengono contemplati nell’ art 140 e 239 specificando direttive sulla prevenzione di zoonosi regolamentando gli spostamenti negli stati UE ed extra Europee, ma non vieta assolutamente l’acquisizione ne tanto meno la riproduzione degli animali).

Il Decreto Legislativo n. 135 del 2022 è stato adottato, tra le proprie finalità dichiarate, per ridurre il rischio di focolai di zoonosi e contrastare il commercio e la movimentazione illecita di animali della fauna selvatica ed esotica. Tuttavia, la ricerca svolta non ha evidenziato casi documentati di trasmissione zoonotica riconducibili agli animali detenuti nei circhi e nelle mostre faunistiche itineranti. Nel settore circense non risulta caratterizzato dall’acquisizione illegale di animali provenienti dal traffico di fauna selvatica, poiché gli esemplari detenuti derivano da nascite in cattività e sono sottoposti a rigorosi obblighi di identificazione, registrazione, tracciabilità e controlli veterinari. Tali attività sono inoltre soggette a severi controlli sanitari e amministrativi riguardanti la movimentazione degli animali, la profilassi, le vaccinazioni, le misure di biosicurezza e la prevenzione delle zoonosi. Alla luce delle finalità dichiarate dal Decreto Legislativo n. 135 del 2022, appare pertanto opportuno interrogarsi sulle ragioni per cui le limitazioni alla riproduzione siano state imposte esclusivamente alle attività circensi e M. Faunistiche. Altre strutture che operano con fauna selvatica, infatti, possono continuare a detenere, riprodurre e, nei casi previsti dalla normativa vigente e previa autorizzazione delle autorità competenti, acquisire anche esemplari provenienti dal prelievo in natura. Tali esemplari, per la loro origine selvatica e per la possibile esposizione a patogeni presenti negli ecosistemi naturali, richiedono specifiche misure di sorveglianza sanitaria e presentano un rischio zoonotico che merita particolare attenzione e un’attenta valutazione sotto il profilo della sanità pubblica. Dalla lettura del Decreto Legislativo n. 135 del 2022  art. 3 emerge inoltre che il legislatore ha previsto numerose deroghe al divieto di importazione, detenzione, commercio e riproduzione di animali selvatici ed esotici prelevati dal loro ambiente naturale, consentendo, in specifici casi e previa autorizzazione, attività a favore di giardini zoologici, stabilimenti autorizzati alla ricerca e alla sperimentazione, progetti di reintroduzione e ripopolamento e altre categorie individuate dalla normativa. Alla luce di tali circostanze, appare legittimo interrogarsi sulle ragioni per cui le limitazioni più incisive siano state imposte proprio alle attività circensi e faunistiche itineranti, nonostante la ricerca svolta non abbia evidenziato casi documentati di trasmissione zoonotica.

Un leone in un “santuario”

Le limitazioni alla riproduzione e l’acquisizione degli animali possono infatti determinare criticità nella gestione delle popolazioni animali presenti nelle strutture circensi, con possibili ripercussioni sul benessere degli esemplari detenuti. Tali aspetti meritano un’attenta valutazione anche alla luce dei principi riconosciuti a livello internazionale in materia di benessere animale, comprese le cosiddette “Cinque Libertà” e i principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale del 1978 UNESCO (LINK). Ritengo inoltre opportuno evidenziare che, allo stato attuale, non risultano studi scientifici che dimostrino che gli animali detenuti nei circhi soffrano o presentino condizioni di malessere in quanto tali. Nel corso dei tavoli tecnici promossi dal Vice Ministro Gianmarco Mazzi nell’aprile 2024, nell’ambito del confronto tra l’associazione LAV e l’Ente Nazionale Circhi, che ho rappresentato personalmente, ho evidenziato come alcuni degli studi scientifici richiamati nel dossier della LAV, tra cui il Position Paper della FVE e la review di Stephen Harris, contenessero riferimenti bibliografici che includevano anche lavori di Ted Friend e Marthe Kiley-Worthington, autori le cui conclusioni sono state frequentemente richiamate a sostegno della compatibilità tra attività circense e benessere animale, e che tutti gli altri studi citati dal biologo Harris sono stati eseguiti in altri settori lavorativi e non sugli animali dei circhi. Ho inoltre ricordato che il 9 marzo 2018, insieme alla mia famiglia e grazie all’iniziativa del Senatore Carlo Giovanardi, si è svolta una conferenza stampa presso Palazzo Madama nella quale furono presentate osservazioni critiche riguardanti l’interpretazione e manipolazione dei dati scientifici nel dibattito sugli animali nei circhi

Scienziato Ted Fried autore degli studi scientifici

Etologa M-K Worthinton

Raffaella Cocco Ricercatrice Scienziata Veterinaria

 Durante il confronto del 2024, a fronte di tali argomentazioni, i rappresentanti della lobby animalista hanno sostenuto che la questione fosse principalmente di natura politica. Ritengo invece che le decisioni pubbliche debbano fondarsi prioritariamente sui dati scientifici disponibili, tenendo conto anche degli aspetti economici, occupazionali e della tutela di una tradizione culturale storica quale lo spettacolo circense. Infatti nella nota di proposta di bozza attuativa sul graduale superamento, la lobby animalista ha presentato un notevole e articolato documento nel quale all’art 6 coma 1 viene istituito un fondo iniziale di 100.000.000.00 euro per la conversione degli operatori circensi che dismettono gli animali al coma 2 pero tale fondo è altresì destinato a sovvenzionare gli stabilimenti che ospitano gli animali a seguito della cessazione, confisca e sequestro, per tanto il tutto gira notevolmente solo sugli interessi economici che girano dietro il finto amore per gli animali.( tale proposta è già stata più volte proposta e depositata da alcuni parlamentari nelle varie proposte di legge come nella DDL caccia e la legge 1308 Legge Brambilla rati contro gli animali non trovando sostegno durante l’iter legislativo). Occorre inoltre considerare che attualmente vengono impiegati ogni anno circa 800.000 euro (soldi pubblici) per il mantenimento di circa 300 animali (tra cui 150 mammiferi e 150 rettili) ospitati nei tre centri di recupero convenzionati con il Ministero dell’Ambiente, due dei quali sono anche in possesso di licenza di giardino zoologico aperto al pubblico. In tale contesto, l’eventuale trasferimento allo Stato degli oneri relativi al mantenimento degli animali provenienti dai circhi solleva rilevanti questioni di sostenibilità economica a carico dello stato, con la cessazione e chiusura di moltissime aziende circensi operanti sul territorio nazionale. A titolo esemplificativo, attraverso il Fondo Unico Nazionale nel biennio 2022-2023 sono stati erogati circa 5,5 milioni di euro a quattro associazioni animaliste per attività di recupero della fauna selvatica; secondo alcuni osservatori, tali risorse avrebbero potuto essere destinate ad altri settori prioritari, come la sanità. (LINK)  Merita attenzione il fatto che la stessa posizione della FVE (LINK) , spesso richiamata come riferimento nel dibattito scientifico, contempla la possibilità dell’EUTANASIA per gli animali che non trovino adeguata collocazione presso strutture idonee. Tale aspetto pone interrogativi sul vero modus operandi delle lobby animaliste tale documento è stato contemplato all’interno del dossier di 105 pagine depositato dalla Lav nel 2017  (LINK) e sotto firmato dalla FNOVI (LINK) e viene da chiedersi se realmente sta a cuore il benessere degli animali dei circhi? Oppure ci sono altri interessi dietro la dismissione degli animali dei circhi? Come quelli economici? Come consigliera dell’Ente Circhi mi auguro che tale ricerca possa aprire un dibattito politico equo e far si di far ripristinare, nel minor tempo possibile, la situazione e condizione attuale in cui versano gli operatori del settore nella gestione degli animali detenuti nelle strutture circensi.