Skip to content Skip to footer

Pippo Baudo e il circo. Un legame lungo una vita.

di Raffaele De Ritis

Pippo Baudo e il circo hanno vissuto il loro periodo d’oro contemporaneamente, negli anni ’80. Il conduttore, scomparso lo scorso 16 agosto, ha contribuito a questa popolarità condividendo con il mondo circense l’empatia con il pubblico e il gusto per lo spettacolo. Il loro legame è iniziato nel 1961 e Baudo ha sempre integrato il circo nei suoi programmi, elevandolo a una forma d’arte con la stessa dignità di altre come la musica o il teatro.

Pippo Baudo con Egidio Palmiri al Circo Palmiri-Benneweis

La fierezza con cui Baudo rivendicò nel 1987 il termine “nazionalpopolare” usato come insulto è la stessa del circo di quegli anni. L’apice della sua carriera coincide col momento d’oro del circo italiano: una forma di spettacolo che era riuscita a connettersi col Paese, seducendo ogni fascia sociale in tutta la penisola con una irripetibile ricchezza artistica e sociale. Oggi è più difficile parlare di circo per tutti o di televisione per tutti. La produzione e il pubblico sono più specifici, in un mondo sempre più complesso. La televisione di Baudo, e il circo di quel tempo, erano propri alla loro epoca. Ma in quegli anni, Baudo e il circo condividevano qualità oggi rare: l’empatia col pubblico, considerato un re; il senso dello spettacolo ad ogni costo, l’istinto per la novità, il gusto del sensazionale, l’eleganza del mestiere. Parlare di Baudo e del circo sembra quasi raccontare la stessa cosa. Sicuramente il mondo della pista faceva parte del suo bagaglio genetico. Baudo del resto respira la segatura già da uno dei suoi primissimi compiti televisivi: nel 1961 conduce la ripresa di una parte di spettacolo del circo Hagenbeck-Orfei (Nando e Liana, che avevano appena aperto un proprio circo ingaggiando numeri di animali della celebre firma europea). Scende poi l’anno dopo nella pista del circo Palmiri-Benneweis per condurre una delle puntate di Pomeriggio al Circo (il programma che negli anni ’60 alternava i grandi circhi italiani durante le feste), e di nuovo dai fratelli Orfei nel ’63 per Befana al Circo.

Pippo Baudo assiste a un numero di magia durante la 4° edizione della Lunga notte del circo e della TV al Circo sul ghiaccio di Moira Orfei. Premio Houdini, 1978

Ma Baudo calcherà la pista anche senza televisione. Era instancabile nell’accettare ingaggi di ogni genere in tutta la penisola: feste, concorsi, rassegne, con cui consolidava il contatto con la gente. Verso la fine degli anni ’60, diversi circhi italiani minori (sull’esempio francese) ricorrono a cantanti e presentatori celebri per attirare il pubblico. Baudo accetta vari ingaggi nel circo, di cui uno più regolare: quello di Leonida Casartelli, che nel 1971 aveva lanciato il Circo di Barcellona per capoluoghi minori. L’idea è di coinvolgere Pippo Baudo come presentatore per le serate dei debutti, in modo da creare interesse intorno al circo. È affidato così alle cure di Eugenio Larible, direttore del circo, con il quale stringe una fraterna amicizia, imparando i segreti della pista.  La televisione italiana delle origini, attenta a tutte le forme d’arte, dava uno spazio dignitoso e costante a tutte le famiglie del circo italiano. Nei palinsesti però lo spirito era quello dello spettacolo per ragazzi o al massimo delle feste natalizie. Baudo ribalta il senso di questa logica con un’intuizione forte: il circo nello stesso contesto e dignità di tutte le altre forme di spettacolo. L’occasione si presenta quando il presentatore, nella prima metà degli anni ’80, prende le redini di Domenica In…: tra gli appuntamenti e gli ospiti di musica, cinema, teatro, il circo trova attenzione e spazio ufficiali

Pippo Baudo intervista Enis Togni (foto archivio famiglia Togni)

Non è dunque una sorpresa quando nell’autunno 1985, con Fantastico 6, la novità del concorso per giovani artisti (l’antenato dei talent) legato alla lotteria, vede il circo tra le arti scelte. Fu invece una sorpresa, in quel programma, la vittoria finale proprio del circo, con il trionfo dei voti per le equilibriste Kathleen e Samantha Larible il 6 Gennaio 1986, nonostante la presenza di altri talenti poi leggendari (le sorelle ebbero la meglio persino su Cecilia Bartoli, oggi forse la donna più prestigiosa del panorama lirico mondiale). Inoltre nello stesso programma fu anche creato uno spazio dal nome Fantastico Music-Hall, in cui ogni settimana veniva invitata una attrazione circense di nome dai grandi locali parigini. E, come se non bastasse, in una delle puntate fu chiamato a partecipare il Circo Medrano al gran completo (alla vigilia del debutto romano), compresi elefanti e…squali. Fu l’anno successivo, per il 26 Aprile 1986, che Baudo immaginò quella che resta la più ambiziosa e spettacolare trasmissione televisiva mai dedicata al circo in Italia. Nel ciclo Serata d’Onore, puntate tematiche sulle varie arti, lo showman riafferma la propria visione di valore del circo non solo dedicando ad esso una puntata, ma riuscendo per la prima volta a riunire l’intera famiglia Orfei. Dalle presenze al Teatro Verdi (Liana superstar, Nando e Rinaldo con i loro vecchi numeri di virtuosi), si creano collegamenti all’aperto con un vero e proprio circo a tre piste: sono quelle dei circhi di Moira, Nando e Rinaldo, con elefanti, cavallerie, animali esotici, attrazioni aeree…Chi scrive era presente: «Sembra di essere sul set del film Il Più Grande Spettacolo del Mondo», diceva a tutti incredulo un giovane Stefano Nones.

Uno dei momenti di Fantastico 6: le sorelle Larible, Gigi Proietti, Pippo Baudo e i fratelli Rossetti

L’anno dopo Baudo lascia la Rai sedotto da Berlusconi: anche nel nuovo programma Festival dedica una puntata al circo, con una serata zeppa di attrazioni internazionali in cui il presentatore entra persino nella gabbia dei leoni ; tornato alla Rai, con il concorso televisivo Gran Premio (1989) continuerà a inserire una sezione per artisti di circo. È invece con Regalo di Natale (1995) l’idea di un programma costruito in collegamento tra tutti i circhi italiani. Ma enumerare tutte le trasmissioni in cui Baudo ha coinvolto il circo sarebbe impossibile. Un grande appassionato del mondo della pista? Sarebbe riduttivo. Baudo era circo puro: ne capiva il valore perchè ne praticava lui stesso l’immediatezza, il virtuosismo, la sorpresa. Negli anni ’80 il circo italiano, come entità riconoscibile del patrimonio culturale, ha vissuto il massimo momento di popolarità “nazionale” della propria storia. Pippo Baudo ne è stato sicuramente uno degli artefici più determinanti.