
“L’80% dei pazienti non riesce a recuperare a pieno l’utilizzo di braccia e mani e questo limita di molto la loro indipendenza e la capacità di tornare a vivere normalmente” – ha affermato Janet Eyre, professoressa di neuroscienze pediatriche alla Newcastle. “I pazienti devono essere in grado di utilizzare entrambi gli arti per la maggior parte delle attività di ogni giorno – ha proseguito – come rifare il letto, allacciarsi le scarpe, aprire e chiudere barattoli”.

Un esempio è Danny Mann, un ex costruttore 68enne che ha avuto un ictus a febbraio e che non aveva mai giocato ad un videogame prima dei Circus Challenge. “E’ stato divertente – ha affermato – è come fare attività fisica ma molto più divertente visto che le terapie classiche sono noiose, anche se necessarie. E’ un gioco che ti incoraggia a fare sempre meglio e ad andare oltre”. Il prossimo passo sarà l’implementazione di giocatori con diverse difficoltà motorie, come chi è su una sedia a rotelle o con mobilità ridotta. Fondamentale il sostegno del fondo della Health Innovation Challenge grazie al quale le prossime versioni dei videogiochi potrebbero includere un sistema di telemonitoraggio attraverso cui i terapeuti potranno verificare i progressi dei pazienti e decidere i passi successivi della riabilitazione.
La Stampa
