Quando in aula, durante Storia dello Spettacolo Circense e dell’Arte di Strada, si sussurrava di partire per il 35° Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo, mi sono fatta trascinare dall’idea.
Sono partita imponendomi di non avere troppe aspettative; si sa com’è, quando ci si immagina troppo, spesso si rimane delusi.
Quindi, sono arrivata nel piccolo Principato senza la minima idea di cosa aspettarmi. Ero già stata più volte al circo, ma andare ad un Festival Internazionale è diverso. E tale diversità la si nota fin dalla zona antistante il tendone, lo Chapiteau de Fontvieille. In quel luogo, quasi magico, il tempo sembrava sospeso.
Ho avuto sin dall’inizio l’impressione di trovarmi in una fiera d’altri tempi, un’atmosfera da film, un luogo in cui tutti sono allegri, i bambini si muovono felici tra banchetti carichi di cibo, giochi e animali. Infatti a Monte Carlo c’è anche la possibilità di fare un giro attorno al tendone, per poter osservare da vicino tigri, cammelli, cavalli, mucche ed elefanti. Già l’atmosfera che si respirava prometteva bene.
Non appena sono entrata ho iniziato a rendermi conto che stava per avere inizio, davanti ai miei occhi, quello che Cecil DeMille definì “Il più grande spettacolo del mondo”.
Una “sfavillante” sfilata degli artisti presenti, vincitori del Festival, ha dato inizio allo spettacolo.
Dopo le frasi di benvenuto, pronunciate dal direttore di pista Petit Gougou, i primi ad esibirsi sono stati i Weisheit, una famiglia di funamboli che ha presentato un temerario spettacolo su di un filo posto all’altezza di oltre 60 metri. Tra camminate sospese per aria, piramidi umane e “passeggiate” in bicicletta, questa famiglia circense ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso e gli occhi fissi al cielo per circa 10 minuti.
Alla fine della performance il pubblico ha scaricato la tensione e l’ansia accumulate con un lungo e caloroso applauso.


Il tendone rimane al buio. Dopo qualche secondo ecco accendersi una luce fissa laterale: al centro della pista c’era Roman Kapersky, un equilibrista che per esibirsi, utilizza prima le due mani, poi una sola e, in alternanza, quattro canne in ferro che man mano si spostano, formando prima una croce, poi un cerchio, un semi-cerchio e così via… Gli effetti di tale numero sono stati inattesi e sorprendenti. Romain realizzava man mano una successione di movimenti e deviazioni a dir poco spettacolari. Anche la scelta delle musiche in sottofondo è parsa azzeccata: un ritmo che passa dal blues ad un semplice accompagnamento di chitarra contribuiva a dare al numero un alto grado di raffinatezza e di innovazione.

Appena il tempo di smettere di ridere e sul palco è arrivata la Troupe Acrobatica del Flag Circus e di Jiangxi, un gruppo di artisti e artiste cinesi specialisti dell’innovazione e della creatività. Sei giovani ragazze, danzatrici acrobatiche, si sono messe in punta di piedi sopra alcune lampade illuminate, per effettuare una successione di exploits che sono terminate con piramidi umane spettacolari. Il finale appariva difficilmente immaginabile: una piramide a tripla altezza. Una prima danzatrice in equilibrio sulla punta del piede al di sopra di una lampadina, sostiene un secondo equilibrista, in punta sulle sue spalle che sostiene, sulla sua fronte, una terza danzatrice in equilibrio su un solo piede. Il pubblico stentava a credere ai propri occhi: era tutto talmente perfetto da sembrare impossibile.
Dopo una breve apparizione dei Clown in Folie, che hanno animato la scena con musiche e sfilate divertenti, è arrivato in pista Flavio Togni con quattro elefanti asiatici e altrettante ballerine.

Ed ecco riapparire Bello Nock, che questa volta ha deciso di coinvolgere nel suo sketch un’incredula spettatrice. Il clown si è divertito a prenderla in giro, provocando le risate di tutto il pubblico.
Ma poco dopo, ecco entrare in pista i Pompieri di Parigi, un gruppo di trentotto giovani ginnasti e acrobati che si sono esibiti con esercizi alle parallele, salti e capriole tra piste infuocate, trampolini e scale su cui stare in equilibrio. Il pubblico è apparso piacevolmente colpito da questo numero accattivante, divertente e spettacolare ed ha espresso il suo giudizio positivo con un lungo applauso.
Dopo un quarto d’ora d’intervallo ecco tornare Bello Nock che ha coinvolto nello spettacolo il pubblico lanciando palloni giganti rossi, con cui gli spettatori hanno giocato divertiti, mentre nella pista venivano montate le gabbie.

Dopo le tigri è arrivato il momento del gruppo dei White Birds, considerati, oggi, i migliori artisti del trapezio volante, la disciplina circense più spettacolare, sinonimo di bellezza e libertà. Per la prima volta al mondo, in occasione di questo festival, una ballerina tra loro, ha eseguito il triplo salto mortale dal trapezio al porteur. Gli spettatori sono rimasti a bocca aperta per lo stupore ed hanno omaggiato gli artisti con scroscianti applausi.
Ecco rientrare Togni che, sulle note di La Camisa Negra, ha portato in pista il numero dei cavalli in libertà. Dodici cavalli, accompagnati da ballerine di tango e cavalieri argentini, hanno tenuto il ritmo della canzone con i loro movimenti, i loro giri su se stessi e attorno alla pista, coinvolgendo e divertendo il pubblico presente.

Dopo oltre tre ore di spettacolo, tutto è ormai giunto alla fine. Lascio il tendone meravigliata da tutto ciò che ho visto e convinta che, come disse Henry Miller, “il circo è una piccola estremità di arena chiusa che, per un tempo più o meno breve, ci permette di non pensare più a noi, di scioglierci nello stupore e la felicità, di essere trasportati dal mistero”.
Arrivederci Montecarlo, ci rivedremo di sicuro l’anno prossimo!
Maria Elena Zoli

