di Alessandro Avataneo
Una parte importante della carriera di Moira Orfei è stata certamente quella cinematografica, con la partecipazione a oltre quaranta pellicole, molte delle quali dirette da registi di fama, come Mario Monicelli e Pietro Germi, accanto agli attori più famosi del grande schermo italiano, basti pensare a Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni. Il volto di Moira diventa sempre più familiare al grande pubblico e il suo personaggio si consacra tra quelli iconici dello spettacolo. In “Moira per Sempre” Alessandro Avataneo, docente della prestigiosa Scuola Holden di Torino, ripercorre la carriera di Moira come attrice, fin dagli esordi, sottolineando anche il legame tra circo e cinema, come luoghi di magia
Il punto di svolta italiano ha una protagonista che unisce il confine tra pista e set cinematografico: Moira Orfei. Con lei, il circo diventa cinema e il cinema italiano incorpora il circo come grammatica simbolica. Dagli esordi del 1960, Moira Orfei attraversa generi e registri. Nei peplum e nei film d’avventura interpreta figure regali e combattive: la Nemea in Gli amori di Ercole (1960), la corsara Jana in La Venere dei pirati (1960), la crudele Attea in Ursus (1961), la strega Pasiphae in Il trionfo di Ercole (1964). Con Totò passa alla commedia: la furtiva Signora Fiore in Totò contro i quattro (1963), l’imperiosa Ottavia in Totò e Cleopatra (1963), l’implacabile suor Virginia in Il monaco di Monza di Sergio Corbucci (1963).

Per Moira, il cinema resta uno strumento di popolarità e promozione del circo. Sa che la fama è una ruota panoramica: film e TV alimentano la domanda dal vivo, i cartelloni invadono le città. Finito un set, macina chilometri e raggiunge il suo circo. Il turbante, i colori sgargianti, il trucco marcato e il neo disegnato alimentano la sua immagine, fra estetica e logistica, esotismo e impresa. Eppure, nei film a cui prende parte, riesce a rendersi memorabile anche con brevi apparizioni: Santina, Giorgetta, Mirka, che servono ai registi come contrappunto o episodio all’interno dell’architettura della commedia d’autore. Profumo di donna e Casanova ’70 sono l’esempio più chiaro: ruoli da caratterista, ma significativi; due prostitute dal fascino esotico e dal fisico prorompente, ma di animo buono. Donne sensuali, energiche e carismatiche, mai vittime né in attesa di un salvatore.

Moira ci ricorda di un tempo in cui il circo era capace di fermare una città. Perché il circo non è solo spettacolo, ma è anche simbolo che ben si adatta all’esperienza cinematografica. Ogni numero è una scena, la parata è una sequenza, il rullo di tamburi che anticipa il gesto atletico crea suspense e la maschera di Moira, degli acrobati e dei clown rappresenta il patto implicito con il pubblico: venite con noi, vi porteremo in un mondo magico.

Filmografia di Moira Orfei

