di Raffaele De Ritis
Con la scomparsa di Emilien Bouglione il mondo del circo perde uno degli ultimi testimoni di un’epoca, un personaggio leggendario, amico di registi, poeti e pittori. La sua eredità, però, continua a vivere nella sua numerosa famiglia e in tutto ciò che Emilien ha saputo raccontare con la sua arte.

Jules-Emilien-Buffalo Bill Bouglione (all’anagrafe), nasce il 20 Luglio del 1934 a Coulommiers, nella regione di Seine-et-Marne, durante una sosta del circo. Il papà Joseph e la mamma belga Rosalie Van Been erano entrambi di ascendenza sinti (e tutti e due con lontane origini italiane), nel mondo dei serragli da fiera. Quell’universo di uomini, donne e bestie di ogni razza stava ormai prendendo le forme del circo itinerante moderno, di cui i Bouglione furono tra i pionieri europei. Il padre e gli zii di «Julot» (il nome con cui Emilien era conosciuto nel suo mondo), dopo una serie di insegne pittoresche avevano ormai intitolato il loro tendone «Les 4 Fréres Bouglione e, pare, proprio il giorno successivo alla sua nascita avrebbero firmato il contratto che li rendeva titolari del Cirque d’Hiver di Parigi, la più antica pista al mondo. La famiglia è numerosissima; Emilien entra in pista a due anni, e all’età di quattro è già a cavallo. Come tutte le piste, anche quella dei Bouglione era la palestra di vita dall’odore acre di sterco, cuoio e segatura; il loro stile di arte equestre non era nell’ estetica accademica (ormai in declino) o di quel jockey dal look sportivo in voga nel circo degli anni Trenta. Il loro fascino è invece nel il mondo focoso del cavallo di mito e d’avventura; è una famiglia il cui sangue gitano ha l’impronta della meraviglia virtuosa. Emilien, quarto di sette fratelli e sorelle, debutta nel 1943 come «Il più giovane cavallerizzo di Francia», sotto la guida di uno dei più poliedrici personaggi di circo, Achille Zavatta. In realtà si era già dato da fare in pista in piccoli ruoli nella pantomima «Blanche-Neige»: negli anni dell’occupazione, il padre Joseph risollevava gli spiriti come autore delle innovative operette di circo assieme al regista Géo Sandry; per Julot è una palestra di teatralità rigorosa e senso dello spettacolo. Entra anche come assistente nei numeri dei più grandi clowns dell’epoca, che si alternavano sulle piste di famiglia. Alla fine della guerra, durante le vacanze dal collegio, inizia a prendere confidenza con la cavalleria dello zio Sampion II: sette stalloni ucraini che prenderà in mano dal 1950. Si dà subito a un numero ambizioso, che renderà iconico: la «posta equestre», presentata inizialmente come cow-boy, in seguito come Zorro e poi col tema romano di Ben-Hur, sulla scia dei celebri film. Diviso tra il Cirque d’Hiver e le tournées attraverso Francia, Belgio e Germania, il circo Bouglione offre a Emilien la possibilità di cimentarsi in tutte le discipline: dall’acrobazia alla grande gabbia con un gruppo misto, dal numero di elefanti al sostituto dell’uomo-proiettile. Ma saranno i cavalli in libertà a restare il suo universo, e l’espressione della sua inesauribile fantasia.

Emilien, assistito dall’inseparabile maestro equestre André Vasserot, diventa presto il sovrano di ricche scuderie. Sviluppa uno stile vivace, con gruppi composti con razze miste (in genere angloarabi, norvegesi e poneys), liberi dal rigore stilizzato, che presenta col proprio segno distintivo: seduto in sella a un destriero, come un eroe del west. Emilien riesce a trasformare lo spirito della letteratura popolare e del cinema in arte scenica immediata. Nel condurre la cavalleria o con le evoluzioni della «posta», quasi nella scia del poliedrico Ducrow, che su quella stessa pista aveva codificato il genere un secolo e mezzo prima, la sua bellezza senza tempo diventa Robin Hood, capo Sioux, Zorro, Davvy Crockett, charro messicano, principe orientale, gaucho argentino, gladiatore, vaquero andaluso; con dettagli di costumi e scelte orchestrali sempre della massima cura, e un carisma ormai da divo dello schermo. Sono gli anni Sessanta, apoteosi del cinema d’avventura e periodo molto intenso per la famiglia: nel 1963 i Bouglione prendono anche la gestione del Cirque de Montmartre (ex-Medrano), mentre dal 1960 si è trasferita al Cirque d’Hiver la trasmissione televisiva «La Piste Aux Etoiles»: per Emilien una esperienza straordinaria per quindici anni, che lo esporrà al contatto con una quantità incredibile di artisti e alle tecniche della televisione. Dotato di una eleganza naturale, «Julot» aveva altre doti al di fuori della pista: capacità di conversazione con chiunque su qualunque argomento, brillante e modesto allo stesso tempo, sorprendente nello sviluppare relazioni esterne al mondo circense, conservando tutto il fascino misterioso dei nomadi.

Nel jet-set parigino diventa amico di Salvador Dalì, o modello del leggendario Richard Avedon, che nel 1955 lo ritrae in alcuni scatti oggi conservati nei maggiori musei del mondo. Negli anni Settanta, il Cirque d’Hiver diventa la casa del nuovo ciclo dei «Galas de l’Union des Artistes», uno degli eventi mondani annuali più importanti del Novecento. Emilien collabora alla regia, e passa la propria chambriére e i propri cavalli a Gina Lollobrigida (già conosciuta da ragazzo diciassettenne sul set del film Trapezio), Vittorio De Sica, Josephine Baker. Nel suo giro di amicizie ci sono Charles Aznavour, Alain Delon, Jean-Paul Belmondo. Lo stilista Paco Rabanne disegna i suoi costumi di scena, poi sempre coordinati con finimenti equestri fiabeschi: memorabile la maestosa sella-armatura d’argento intarsiato sulla quale, in chaqueta a coste d’oro indossata su nero, Emilien fu ritratto dal grande Renato Casaro per un magnifico manifesto due-fogli Fraire. Quando nel 1974 i Bouglione si mettono a disposizione di Ranieri di Monaco per organizzare il primo Festival International du Cirque a Monte-Carlo, Emilien con la propria cavalleria sarà il primo a vincere il Clown d’Argento. Nei numeri equestri come nella vita, Emilien è affiancato dalla moglie, la bellissima artista (poi imprenditrice di talento) Christiane Hernandez, che gli darà quattro figli. Il circo Bouglione smette di viaggiare nel 1981, e pochi anni dopo interrompe anche gli spettacoli al Cirque d’Hiver. Emilien si dedica alla propria grande passione: il collezionismo. Accumula costantemente una quantità incredibile di oggetti d’arte, tele, bronzi, cimeli, carte legati al circo o al mondo equestre, che riempiono ogni anfratto del tempio parigino, contribuendo a ricostruirne la storia altrimenti dispersa. Nel 1999, assieme alla madre e al fratello Sampion III, viene maturata la decisione di affidare a figli e nipoti la ripresa dell’attività circense. In questo progetto, Emilien ha un ruolo unico e impalpabile: quello di anima ispiratrice. La sua sola presenza conforterà con discrezione l’esperimento che negli anni diventa uno dei più eclatanti successi del circo mondiale. Negli ultimi decenni, chi capitava al Cirque d’Hiver a qualunque ora del giorno, poteva con facilità incontrare la silhouette nobile di «Julot» improvvisamente spuntare da uno dei vomitori della pista, se non da qualche misterioso corridoio o dalle mille porticine centenarie. La sua figura longilinea si manifestava silenziosa, discreta, e colpiva per il delizioso guardaroba di pregio: i magnifici gilet coordinati con cravatta o foulard, i gemelli pregiati della camicia, raccontavano la grazia di un sovrano emerito, più che l’esuberanza da vecchio circense. Ma questo non incuteva soggezione, al contrario: si instaurava subito una gentile familiarità, rivelando la passione fervente nel conversare di circo, belle arti o attualità, tra un consiglio a un nipotino di passaggio o un’osservazione a qualche dettaglio.

Emilien raggiunge ora le due precedenti generazioni dei propri avi nel mausoleo della dinastia, a Lizy-sur Ourq. Ci lascia uno di quei personaggi grazie ai quali la parola circo evoca fascino e leggenda. E purtroppo anche l’ultimo testimone al mondo di un’intera generazione aristocratica di quest’arte. Una nuova pagina la stanno scrivendo per fortuna i suoi figli, che ne hanno ereditato la bellezza e la grazia: Joseph, che del padre porta avanti un rigoroso senso dello spettacolo e il fervore dell’immaginazione; Odette e Regina, capaci di brillare in pista e fuori in ogni ruolo della vita del circo; e Louis-Sampion, con l’ambiziosa attività di restauro del Cirque d’Hiver e di conservazione del fiabesco «Musée Emilien Bouglione». A loro, alla splendida signora Christiane, e ai numerosi nipoti, sta il perpetrarsi della memoria e si unisce il nostro cordoglio.
