
Ma in questa sede, ben piรน interessa parlare non dell’uomo ma dell’orologio dal cui funzionamento l’uomo dipendeva. Jacques Attali, che รจ stato per anni consigliere economico di Franรงois Mitterrand, ha dedicato al tema un libro molto interessante (“Storie del tempo”, Spirali Edizioni 1983) spiegando come l’impiego dell’orologio sia una svolta fondamentale nella storia del lavoro dell’uomo. Ma io mi sento di affermare che, fra le tante categorie del lavoro umano, una ce n’รจ che di quello strumento chiamato Tempo faceva uso quotidiano ben prima dell’invenzione dell’orologio. Che salti verso l’alto o si butti verso il basso, che torca il proprio corpo sul serio oppure per ridere, l’artista di circo agisce non in compagnia bensรฌ sotto l’imperio dettato dall’orologio invisibile che รจ dentro di lui. Macchรจ calendario di 365 giorni, macchรจ rintocchi imposti da un campanile. Ogni artista รจ tale perchรจ รจ “tempo” a se stante. Ogni artista รจ tale perchรจ non subisce l’orologio ma perchรจ, con l’ausilio di questo strumento, ricrea se stesso finalizzando il corpo a strumento d’arte.
Il tempo ha rintocchi sempre uguali, l’uomo avverte quei rintocchi ma poi disobbedisce, come sempre. E’ questa la sua grandezza. Ce lo ricorda l’orologio di Houdini posto all’asta, ce lo ricorda l’arte circense con le sue obbedienze e le sue trasgressioni.
Ruggero Leonardi
