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di Antonio Buccioni

Il profondo legame tra il mondo dello spettacolo popolare e la Chiesa Cattolica, una relazione centenaria che va oltre la sfera spirituale, dai battesimi in San Pietro ai congressi europei e le udienze papali, all’impegno costante per il sostegno e la valorizzazione della comunità viaggiante.

Piazza San Pietro durante il Giubileo 2025 (foto di Geronimo Vercillo)

Comincio con la piena e rara consapevolezza di avere inaugurato la mia presidenza nell’ambito dell’Ente Nazionale Circhi ponendo quale primo valore programmatico il rapporto con il mondo cattolico. Fatti e circostanze dell’altro ieri, di ieri e di oggi e si immagina del futuro, convalidano pienamente questo mio desiderio, questa mia priorità ideologica. Il rapporto tra chiesa cattolica e gente del viaggio è quantomeno da oltre un secolo una favola meravigliosa di relazioni, che possono anche nascere quali afferenti alla sfera spirituale ma poi inesorabilmente diventano frequentazioni di ordine personale. In alcuni casi di lavoro,
molte volte di collaborazione, sempre in un clima e in un contesto costantemente di positivi valori e sentimenti. Immaginando una virtuale notte insonne, di quelle che osservando le stelle ci fanno ripercorrere una vita, ti accorgi con il tempo che sta passando, della quantità e della qualità del cammino percorso nella costante e confortante certezza della presenza superiore. E la mente spicca un volo fatto di tante tappe. Ti riporta innanzitutto alla Basilica di San Pietro e al maggio del 1957, battezzato nel tempio della cristianità. Civis Romanus Sum. Ed ecco prorompere la figura umana ma ieratica di Don Dino Torreggiani, l’apostolo delle carovane, il fondatore dei servi della chiesa, l’ispiratore del collegio di Villa Maria in Treviso e della casa di riposo di Scandicci. Ricordo i suoi funerali nel Duomo di Reggio Emilia, ai quali accompagnai mio nonno Antonio Frezzato, nel settembre del 1983. E del dolore sincero ed accorato del suo popolo, presente tanto spettacolo viaggiante, ma anche tanto mondo della mobilità commerciale, e tanto nomadismo. Qualche tempo addietro mi è capitato di scoprire e poi ammirare un cortometraggio, uno di quei meravigliosi piccoli capolavori dell’arte cinematografica, che negli anni ’40, ‘50 e 60 ha prodotto gemme struggenti. L’opera, avvertita con una forte emozione, narra la giornata di un bambino, un figlio del viaggio, che il papà è andato a prendere nella villa e porta per alcune ore a casa, cioè nel Luna Park.

Il presidente Antonio Buccioni con il Cardinale Baggio con il gruppo dei madonnari e la loro opera realizzata per il Giubileo 2025 (Copyright Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale).

L’ho voluta riammirare più volte, con un brivido emotivo che è andato ogni volta crescendo. Quanto vorrei che un giorno potesse tornare una testimonianza reale. E poi Scandicci, quante visite, quanti antichi amici da salutare e confortare, quante sottoscrizioni per renderla meglio fruibile dagli amati veterani. Ancora in queste ore, anche quale vicepresidente dell’associazione che ne regge le sorti, sono personalmente impegnato accanto al presidente Monsignor Piergiorgio Saviola, per vederla sopravvissuta e rilanciata. Ed ancora i congressi romani UFE – ESU (Unione Europea dello Spettacolo Viaggiante), quello
del ’60, del ’66, del ’76, infine quello dell’88. Esercenti dello spettacolo viaggiante di tutto il mondo convenuti nella città eterna e benedetti da tre immensi pontefici: Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II.

L’insegna del gruppo del Luna Park sotto la Loggia delle Benedizioni durante il discorso di Papa Leone XIV (foto di Mary Pascarosa)

E inoltre le rituali, tracimanti d’entusiasmo e di commozione, visite private da parte dei circhi italiani in meravigliosa competizione anche da questo punto di vista: Orlando con tigrotti e leoncini al seguito, Nandino Togni e figli con una corte quasi inesauribile, Leonida e la sua stirpe ogni anno più numerosa. E nelle ultime stagioni, Alberto Vassallo e il suo Rony Roller sono diventati presenze irrinunciabili in determinate circostanze. Infine, per modo di dire ovviamente, le ricorrenze epocali. Il Giubileo del 2000, con la conquista di Roma soprattutto da parte dei cosiddetti “bergantini”, gli abitanti cioè di quel piccolo comune della provincia di Rovigo assurto a capitale internazionale della Giostra. Il pellegrinaggio mondiale del 30 novembre e del 1° dicembre del 2012, ottimamente organizzato dall’allora Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, particolarmente dal Cardinale Antonio Maria Vegliò e dal suo staff, con un sorriso nei confronti della polacca Suor Alessandra. Indimenticabile la performance in sala Nervi del puparo e cuntista Mimmo Cuticchio. Ed il Giubileo straordinario che
vide protagonista complessivo lo spettacolo popolare italiano la sera del 15 giugno 2016 in piazza di Santa
Maria in Trastevere, e il successivo 16 giugno ancora in Sala Paolo VI al cospetto di un Papa Francesco deliziato in particolare dallo charivari delle ragazze e dei ragazzi dell’Accademia di Verona. Con l’alba che si affaccia all’orizzonte i sogni di una notte lasciano la ribalta alla realtà presente. La sequela di circostanze, anche dolorose e temute, non ha impedito alla gente del circo e del viaggio come a tutte le altre famiglie dello spettacolo popolare, di celebrare degnamente il corrente anno giubilare, con tenacia, ostinazione e senza cedimenti all’arrendevolezza. Piazza Santa Maria in Trastevere è tornata la sera del 10 maggio ad ospitare un’immensa festa di popolo e domenica 11 via della conciliazione e Piazza San Pietro sono state esaltate dalla presenza protagonista dei nostri mondi e delle nostre fedi. Delle nostre speranze, dei nostri sogni di credenti. L’omaggio finale non può che essere per lei, piccola Sorella Geneviève: talvolta l’umiltà allo stato assoluto può scalare la vetta della più universale commozione.