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di Monsignor Piergiorgio Saviola

Tra le colline di Scandicci, alle porte di Firenze, sorge una casa unica in Italia: la Casa Famiglia Don Dino Torreggiani. Un casolare immerso nel verde, tra cedri e limoni, dove riposano donne e uomini che un tempo furono protagonisti del mondo viaggiante: circensi, fieranti, artisti del luna park. Persone abituate a vivere in movimento, a montare e smontare spettacoli, a sfidare la gravità, a far sorridere e stupire intere generazioni. Ora, a fine corsa, trovano in questo luogo un’accoglienza che sa di casa, un rifugio dove l’assistenza si unisce alla dignità e all’amore.

Il gruppo degli operatori con Don Dino Torreggiani nei primi anni di attività della Casa

Tutto ha inizio grazie a Don Dino Torregiani, che intuisce il bisogno profondo di un luogo stabile per gli anziani del circo e del luna park, spesso soli, senza famiglia, o impossibilitati a vivere nelle roulotte che avevano abitato per tutta la vita. Persone per cui la figura dell’anziano ha sempre avuto un grande peso simbolico e pratico, come detentore di esperienza e memoria, ma che, con l’età, diventano difficili da accudire in un contesto nomade. Nasce così l’idea di una casa che non fosse solo un ricovero, ma una comunità in cui si potesse continuare a vivere secondo lo spirito del proprio mondo. Nel 1952, Don Dino acquista Villa delle Catene, grazie alla Provvidenza e all’aiuto dell’Istituto dei Servi della Chiesa e la trasforma lentamente in un punto di riferimento per anziani e malati del “viaggio”.
Oggi la struttura è gestita dall’Associazione per l’Assistenza allo Spettacolo Viaggiante e ai Circhi Equestri, il cui presidente è Don Piergiorgio Saviola, figura chiave per la continuità del progetto. La direzione, l’equipe di operatori, formata da quattro assistenti, un’infermiera diurna, un infermiere per la notte e il mattino, più due addetti alle pulizie e alla lavanderia, vivono con passione la casa, che nel tempo si è trasformata da semplice punto d’appoggio in una vera e propria casa famiglia. Se negli anni passati la casa ha ospitato fino a 60 persone, oggi, con un’organizzazione più strutturata e attenta ai bisogni sanitari e relazionali, accoglie tra i 15 e i 20 anziani. Alcuni degli ospiti vissuti nella Casa di Scandicci sono nomi storici del panorama circense italiano: Metilde Folco, Elva Jarz, Eugenio Pozzi, Loris Zoppè, Adolfo Zorzan, il clown Fiacca, altri sono stati figure gestionali e amministrative, come Sergio Guidi, per anni rappresentante internazionale dell’Embell Riva, o Rosario Pisciotta, colonna dell’organizzazione Moira Orfei, uomo dalla memoria prodigiosa, collezionista e pittore.

Il giardino della casa di Scandicci

In queste stanze, decorate con vecchie fotografie e locandine di spettacoli, la vecchiaia assume volti diversi. C’è chi, pur indebolito nel corpo, mantiene lucidità e spirito vivace. Chi si rassegna serenamente al lento declino. E chi fatica ad accettare un corpo che un tempo era tempio di forza e agilità, capace di imprese spettacolari oggi diventate impossibili. Alcuni non riescono più a sollevare un cucchiaio, ma negli occhi resta quella fierezza, quello scintillio da artista, che nemmeno il tempo può spegnere. Le foto in camera li ritraggono giovani, eleganti, forti: trapezisti, domatori, acrobati, illusionisti. Il fisico scolpito, lo sguardo verso il futuro. Nessuno può sapere dove e come finirà il proprio viaggio. Molti sognano di morire nella propria casa, accanto a familiari e affetti. Ma non sempre la vita va così. Per questo luoghi come la Casa di Scandicci sono preziosi: offrono una seconda possibilità, un posto dove essere accolti, ascoltati, curati. Un punto fisso affinché gli anziani e i malati del mondo del viaggio possano trovare conforto familiare e religioso, di accompagnamento verso una fine dignitosa e umana, secondo quanto avrebbe voluto Don Dino: con amore e rispetto.