Skip to content Skip to footer

Il sacro sotto il tendone. Quando il circo parla di spiritualità

di Salvatore Arnieri

Il circo è un linguaggio artistico che, oltre a incantare con storie e sogni, esplora temi profondi come il sacro e la spiritualità, già dalle sue radici più antiche, con discipline come l’acrobazia e l’illusionismo nate da riti e culti ancestrali. In questo articolo si indagano alcune significative esperienze circensi dove il sacro e le grandi domande esistenziali prendono vita sulla scena.

Lo spettacolo Creature di Marcello Chiarenza e Alessandro Serena ispirato al Cantico di San Francesco

Il circo è molte cose: un luogo effimero che compare e scompare colorando le città, una comunità eterogenea, ma anche — e soprattutto — un linguaggio artistico capace di raccontare storie, emozionare e affrontare temi profondi. Se di sovente narra di amori, sogni e fantasie, il circo dimostra di saper esplorare anche temi complessi come la dimensione del sacro, della spiritualità e delle grandi domande esistenziali. Il legame tra spettacolo e religioni è antico quanto l’uomo. Il rito religioso è infatti all’origine di quasi tutte le discipline dello spettacolo: il teatro occidentale nasce dai culti dionisiaci, come ci ricorda Aristotele nella Poetica; le prime acrobazie imitavano i movimenti degli animali nei riti propiziatori delle comunità preistoriche; le tecniche illusionistiche erano parte integrante della pratica sciamanica. Questo articolo si propone di descrivere alcune esperienze in cui il circo ha incontrato tematiche legate al sacro, senza però pretendere di offrire una panoramica completa.

Lo spettacolo Paradisum della compagnia ungherese Recirquel (foto di Bálint Hirlin )

Danza, acrobazia e spirito

Tra i registi contemporanei che più hanno saputo dialogare con il sacro spicca l’ungherese Bence Vági, fondatore e anima creativa della compagnia Recirquel. Per comprendere il suo approccio, possiamo partire dal recente Paradisum, andato in scena nell’estate del 2024 al Palazzo della Cultura di Budapest e poi replicato per un mese al Fringe Festival di Edimburgo. Un’opera che esplora la rinascita, e che — se interpretata attraverso la lente cristiana, suggerita dal titolo — può essere vista come l’ascesa di sei anime dal purgatorio al paradiso. Vági eccelle nel restituire il sublime e nel creare atmosfere eteree, sacre, attraverso una ricerca coreografica e scenografica raffinatissima. Ancora più radicale è IMA, spettacolo immersivo del 2022 concepito per lo chapiteau, ma che ne sovverte le regole. Qui il pubblico partecipa a un vero e proprio rito: seduti in cerchio in uno spazio intimo, trasformato in un luogo sacro, gli spettatori assistono a una liturgia acrobatica. Il performer, sospeso sulle cinghie, assume il ruolo di sciamano e a tratti di divinità, guidando i presenti in una meditazione visiva e spirituale. Non a caso IMA in ungherese significa “preghiera”. Oltre alla bellezza visiva, lo spettacolo introduce anche piccole innovazioni nello spazio scenico. Restando nel mondo dalla fusione tra discipline della pista e danza contemporanea alla ricerca del sublime non possiamo non citare la compagnia australiana Circa, guidata da Yaron Lifschitz. Nei suoi lavori, il tema ricorrente è l’indagine dell’animo umano tra passioni, contraddizioni e desiderio. Nelle infinite sfumature della condizione umana esplorate da Lifschitz Il rapporto con la divinità prende forma in Sacre (2021), spettacolo interamente costruito sull’acrobatica a terra (porté-lancé), ormai firma delle compagnie australiane, eseguita  sulle note de La sagra della primavera di Stravinsky. Qui il sacro si intreccia al desiderio in un’esplorazione fisica.

Golgota uno spettacolo di Bartabas e Andrès Marin

Bartabas: l’equino come profeta

Può una cavalleria raccontare la passione Cristo? Secondo Bartabas si. Un altro artista che ha fatto del sacro il cuore del suo lavoro è proprio il regista e addestratore francese Bartabas, fondatore del Théâtre Équestre Zingaro. Nei suoi spettacoli, cavalli e cavalieri danno corpo a liturgie e riti di diverse tradizioni religiose. In Loungta, les chevaux de vent (2003), sono i rituali del buddismo tibetano a scandire la narrazione; mentre Golgota, creato insieme al danzatore di flamenco Andrés Marín, affonda nelle iconografie cattoliche, evocando la Passione di Cristo tra ostensioni, processioni e immagini mistiche. Per il cavaliere francese anche la storia della religioni diventa ispirazione: il peregrinare degli ebrei Yiddish diventa soggetto per il primo capitolo della trilogia del Cabaret de l’exil (2021) a cui seguiranno le storie dei nomadi irlandesi e le donne della persia, tutti accomunati dall’erranza.

Ironia e blasfemia: Il circo dissacrante:

Se il sacro può essere celebrato, può anche essere dissacrato. È il caso di Leo Bassi, clown e provocatore, che ha fatto della critica alle istituzioni — Chiesa compresa — il cuore della sua poetica. In La Revelación, uno dei suoi spettacoli più controversi, interpreta un Papa fuori dagli schemi, tanto da subire un tentativo di attentato nel marzo del 2006 al teatro Alfil di Madrid. Da questa esperienza nasce l’Iglesia Patólica, culto-parodia dedicato al “papero di gomma” (in spagnolo pato). Bassi si autoproclama “Papa de la Misa Patólica”, celebra matrimoni e funerali comici nella sua sede madrilena, e nel 2013 si è persino “candidato” a Papa, dopo le dimissioni di Benedetto XVI con lo slogan: “Ho solo 60 anni, parlo molte lingue, mi piace vestirmi elegante, neanch’io non credo in Dio”. Nella stessa scia satirica, si colloca la compagnia finlandese Race Horse Company con lo spettacolo Super Sunday. Qui la croce di Cristo si trasforma in una barra russa per salti acrobatici, tra estetica punk e giostre. Una rappresentazione ai limiti del blasfemo che mostra che trai tanti volti del circo vi è anche quello anarchico-sovversivo e che questo linguaggio possa essere anche irriverente, anti-istituzionale e provocatorio.

Leo Bassi nella sua “Eglesia Patolica” a Madrid.

Quando il sacro diventa scena

Non solo contenuto: il sacro, o meglio i suoi luoghi, diventano anche contenitore per le arti circensi. In  giro per il mondo sono numerosi i luoghi di culto sconsacrati riconvertiti in spazi per l’insegnamento e la fruizione delle arti circensi. A Montreal, ad esempio, una ex chiesa anglicana abbandonata — Centre Saint Jax — dal 2019 ospita Le Monastère: cabaret circense dove si esibiscono artisti residenti in città e studenti della locale scuola di circo, tra le più celebri sulla scena. Letteralmente dall’altra parte del mondo, a Ulan Bator, in Mongolia, la storica scuola di circo della città è stata allestita, già in epoca sovietica, all’interno di un antico tempio buddista anch’esso dismesso.

Lo spettacolo Paradisum della compagnia ungherese Recirquel (foto di Bálint Hirlin )

Il caso italiano

Come abbiamo visto il sacro affascina registi circensi ad ogni latitudine e l’Italia non fa eccezione, tornando indietro di una ventina d’anni ai primi esperimenti di circo contemporaneo nel nostro paese troviamo nei lavori dei registi Marcello Chiarenza e Alessandro Serena molti riferimenti alla dimensione mistica. Da citare è lo spettacolo Creature, da considerare tra l’altro come uno dei primi “blockbuster” del nuovo circo italiano. Ispirato al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, ha totalizzato oltre 300 repliche, portando il messaggio francescano nelle piazze e nei teatri, tra poesia visiva, simbolismo e spiritualità. In ogni latitudine, il circo si conferma non solo arte del corpo, ma anche del pensiero. Una forma in continua evoluzione capace di toccare, con leggerezza o profondità, corde universali: tra queste, quella del sacro è certamente una delle più affascinanti.