C’è qualcosa di comico in ciò che sta succedendo in questi giorni attorno a certo mondo animalista, e come accade sempre la comicità riesce a far riflettere. La Lav ha deciso di querelare Livio Togni (che a sua volta ha controquerelato) che ha parlato di “animalisti che raccolgono soldi attraverso la visibilità”, che “fanno degli animali un business” e concetti analoghi. La Lav, peraltro, non era stata tirata direttamente in ballo. Oltretutto succede una cosa curiosa: c’è qualcuno fra gli animalisti, e proprio fra quelli che solitamente fanno azione di boicottaggio dei circhi, che stavolta sta dalla parte del circense.

La Lav da qualche mese in particolare ha spinto sull’acceleratore di una durissima campagna contro i circhi (per la verità rimanendo isolata all’interno della galassia ambiental-animalista, quanto meno delle sigle che contano, che non si sono schierate con la Lav) che ha lo scopo evidente di cercare di tirare la rete di anni di lavoro. Siamo a fine legislatura e la Lega Antivivisezione, che investe con molto impegno sul parlamento (tanto da avere attivato un gruppo interparlamentare “animalista”) sperava di portare a casa una legge per togliere gli animali dai circhi prima di rinnovare le Camere. Ma non sembra che riuscirà ad ottenere soddisfazione.

La Lav si è sentita offesa. Come dovrebbero sentirsi i circhi quando la Lav sostiene che i complessi italiani lucrano sui soldi statali del Fus cifre “fra i 5 e i 7 milioni di euro l’anno”, e vivono grazie a questi, quando quegli stessi circhi -tutti insieme- ottengono meno di 2 milioni di euro?
La verità è che in Italia, e c’è l’attività di un senatore della Repubblica che lo testimonia (Valerio Carrara, Pdl, il quale ha sollevato anche dubbi sulla legittimità della Lav di essere considerata una onlus), da anni non si riesce a sapere quanti soldi finiscano alle 80 associazioni ambientaliste e animaliste (ormai sono più dei circhi) riconosciute dal ministero dell’Ambiente. E il senatore Carrara farebbe bene a cogliere al volo la disponibilità del sottosegretario Giovanardi, che proprio a Circo.it ha detto: “Se il senatore Carrara vorrà parlarmene, sarò pronto ad ascoltarlo e ad attivarmi per fare in modo che ottenga risposta dal governo”. Si sa comunque che cinque anni fa il budget a disposizione di queste associazioni (e nel 2006 erano in numero minore) si aggirava sui 3 milioni e mezzo di euro.


Il circo è spettacolo, pur se “il più grande spettacolo del mondo”, come recita il titolo del film di Cecil B. De Mille che varrebbe la pena di rivedere, anche se è uscito nel 1952 e il linguaggio ne risente. Uno spettacolo, dice la voce che fa da sottofondo alle prime immagini della pellicola, “dove tutto è ardimento, comicità, grazia, fantasmagoria, ritmo e abilità. Dall’alta scuola dei cavalli agli eterei voli degli acrobati, la carovana del circo corre per portare ovunque la gioia, anche se la morte adocchia una corda logora e una sbarra mal fissata”. Lo spettacolo di quella pellicola è quello del grande Ringiling Bros. and Barnum & Bailey degli anni 50, ma fatte le debite proporzioni ogni circo è questo show e questa vita che va in scena ogni giorno con gli strumenti perfettibili e mai perfetti che l’uomo maneggia. Il circo non è il campo di concentramento degli animali dipinto da qualche animalista in buona o in cattiva fede. Il circo è spettacolo, ed è stato tale per duemila anni. Ma in questo momento ha assunto simbolicamente un valore molto più importante: ciò che accade sotto il tendone ricorda all’uomo alcune realtà umane fondamentali, ha spiegato nella sua lezione magistrale il card. Ravasi poco tempo fa. Il circo è “scuola di bellezza e di gioia”, di ammaestramento delle asperità della condizione umana e animale. “A me il circo – ha detto il cardinale – fa venire in mente Isaia il quale, per descrivere l’escatologia, rappresenta l’
armonia tra gli animali che in natura erano contrari e che poi si abituano a vivere insieme”. Dovrebbero farsene una ragione tutti, anche gli amici della Lav.
Claudio Monti

