di Nicola Campostori
Abbiamo spesso dato conto, su questo sito e sulla rivista Circo, di come l’arte circense abbia saputo nel corso dei secoli affascinare poeti, scrittori, pittori, registi, musicisti, mantenendo un fascino che resiste ancora oggi. Spesso a segnalare le più interessanti commistioni tra forme espressive e discipline dello spettacolo popolare è stata la voce di Maria Vittoria Vittori, giornalista culturale e saggista, collaboratrice di Leggendaria, L’Indice dei libri e Il Mattino. Non è dunque un caso che sia proprio lei ad aver pubblicato un libro dedicato ai rapporti tra circo, letteratura, arte e società. Si tratta de La rivoluzione in pista, edito da Iacobelli nella collana Workshop.
Il volume include sette racconti che, secondo le parole della stessa Vittori, partono dalla pista reale, di segatura, e arrivano a quella simbolica, ovvero lo spazio che il circo ha saputo prendersi nell’immaginario collettivo mondiale. Il sottotitolo, “Storie di donne, circo e libertà”, ci aiuta a individuare i filoni principali lungo i quali si svolge questa ricerca. Innanzitutto, le figure femminili: l’autrice si concentra infatti su scrittrici, filosofe, artiste che in qualche modo hanno saputo far emergere le peculiarità profonde di questo tipo di intrattenimento. Molto azzeccate risultano dunque la copertina, che riporta Un’acrobata che fa la ruota, quadro del 1927 di Suzanne Valadon, anch’essa circense prima di diventare pittrice, e la scelta di presentare il libro durante le ultime Giornate di Studio sull’Arte Circense all’Università degli Studi di Milano nella sezione del laboratorio riservata alle donne nel circo.

Tra i personaggi che affollano questo ricco volume, ci sono anche Aglaja Veteranyi, scrittrice di prosa e teatro che, figlia di artisti rumeni ingaggiati dal Circo Knie, ricorda spesso nei suoi scritti la propria infanzia nel tendone svizzero, e Amanda Davis, che nel romanzo Mi chiedo quando ti mancherò ha trasposto la sua reale “fuga col circo” nella storia di Faith, una ragazza di sedici anni che, bullizzata per il suo peso e poi violentata dai compagni di scuola, scappa col piccolo Circo Fartlesworth, trovando un nuovo senso alla sua vita e una forma di riscatto personale.
In un libro che celebra i personaggi femminili e la libertà insita nel circo non poteva mancare Moira Orfei, ricordata non solo come grande artista ma anche come figura pubblica capace di diffondere un’idea di circo quale comunità accogliente, inclusiva verso tutte le persone indipendentemente da condizioni sociali, credi religiosi, convinzioni personali.
Attraverso volti noti e meno noti, La rivoluzione in pista ci ricorda la ricchezza dello spettacolo circense e la sua vitale connessione al mondo della cultura, dell’arte, della filosofia. Un messaggio da tenere a mente, per continuare a preservare questa preziosa forma espressiva.
