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Galan è il nuovo ministro della cultura, Fus reintegrato

E’ Giancarlo Galan il nuovo ministro per i Beni e le attività culturali, che cessa così la carica di ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Il ministro dei beni culturali Sandro Bondi “ha confermato le dimissioni che aveva già dato, mi dispiace”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta nella conferenza stampa a Palazzo Chigi che si è svolta stamattina. In precedenza il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva ricevuto al Quirinale il premier Silvio Berlusconi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta. E lì Napolitano ha firmato il decreto col quale vengono accettate le dimissioni rassegnate dall’on. Bondi e due nomine: oltre a quella di Galan, anche l’ingresso di Francesco Saverio Romano alla carica di ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Antonio Buccioni

Il commento del presidente Buccioni. “Abbiamo apprezzato Giancarlo Galan come presidente della Regione Veneto e come ministro dell’Agricoltura. Ora ci apprestiamo ad apprezzarlo anche come ministro dei Beni culturali”, dichiara il presidente dell’Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni. Che interviene anche sull’altra importante notizia della giornata: il reintegro del Fus, deciso dal consiglio dei ministri, che torna a 428 milioni: “A nome del circo italiano, oltre a formulare i migliori auguri al neoministro Galan, ringrazio il sottosegretario Letta, che questa volta più che mai si è dimostrato il garante della cultura italiana all’interno dei nostri confini nazionali e nel mondo”.
Merita infatti di essere sottolineato che il grande regista di questi importanti provvedimenti che riportano un po’ di ottimismo nello spettacolo italiano è stato proprio il sottosegretario Letta.

Il sottosegretario Gianni Letta

Le parole del sottosegretario Letta. “Pensavo che fosse scontato ciò che il Consiglio dei ministri di oggi ha approvato – ha detto ieri Gianni Letta – Anche perchè, il ministro Bondi e io avevamo preso un impegno e siamo abituati a rispettarli. Quindi, non ho mai avuto dubbi sul rispetto di questo impegno. Ci eravamo impegnati dicendo che avremmo provveduto a reintegrare il Fus e tax credit, non tutti ci hanno creduto, ne sono nate polemiche poco simpatiche e qualche manifestazione… ma tutto bene quello che finisce bene”.
Non solo. Lo stesso Letta ha anche annunciato l’abolizione dell’aumento di 1 euro del biglietto per assistere alle proiezioni cinematografiche. “Il tax credit per lo spettacolo era stato finanziato proprio con l’aumento del prezzo al cinema che aveva preoccupato gli esercenti cinematografici. Abbiamo abolito l’euro di aumento e finanziato stabilmente il tax credit con parte di un modestissimo aumento delle accise della benzina”.
Cosa cambia per il Fus. E’ stato lo stesso ministro Galan a comunicare, al termine del consiglio dei ministri di stamattina, l’attesa boccata d’ossigeno. Il decreto legge approvato prevede che, “a partire dal 2011 vengono assegnati in misura permanente al MiBAC 236 milioni di euro, così ripartiti: 149 milioni di euro al Fus, 80 milioni di euro alla tutela e al recupero del patrimonio storico, architettonico, artistico e archeologico e 7 milioni di euro agli istituti culturali”. Un Fus 2011 che ammonta dunque a 428 milioni: 231 milioni (prima del reintegro) più 27 milioni che erano stati “congelati” dal ministro Tremonti, 149 milioni assegnati al Ministero, altri 15 milioni dal “Milleproroghe” alle fondazioni liriche e 6 milioni dal Milleproroghe dirottati alla Scala e all’Arena di Verona.
La soddisfazione dell’Agis. “L’Agis esprime ampia soddisfazione per il ripensamento del governo che, ritirando provvedimenti iniqui e devastanti, finalmente ha riconosciuto il valore sociale ed economico di tutte le attività culturali e di spettacolo. Questo positivo ripensamento, unito al riconoscimento contenuto nella lettera di dimissioni del ministro Bondi delle nostre ragioni, dà speciale significato e dignità al primo giorno di lavoro del nuovo ministro dei Beni e delle Attività culturali, Giancarlo Galan, al quale mando il cordiale augurio di buon lavoro di tutto lo spettacolo italiano”. E’ il commento del presidente dell’Agis, Paolo Protti. “La lotta portata avanti unitariamente da tutte le componenti dello spettacolo e della cultura – prosegue Protti – ha alla fine pagato, dimostrando che non è ragionevole pensare di mortificare un settore fondamentale per il paese, anche ai fini della sua immagine internazionale. Per questo ringrazio con calore tutti coloro, nelle istituzioni, nelle forze politiche e sociali, nella società civile, che si sono impegnati insieme a noi in questi difficili ma importanti giorni. Un ringraziamento particolare al sottosegretario Gianni Letta per avere tenuto fede agli impegni di cui si era fatto personalmente garante”.
Il presidente dell’Agis, auspicando che sia revocato lo sciopero nazionale del 25 marzo, ha deciso anche di sospendere le tre Giornate Nazionali per la Cultura e lo Spettacolo in programma il 26-27-28 marzo. “Federculture, Agis, Anci, Upi, Conferenza delle Regioni e FAI, prendendo atto dell’importante risultato raggiunto per il settore della cultura e dello spettacolo con il decreto approvato oggi dal Consiglio dei Ministri che ha riconosciuto le ragioni e molte delle richieste della mobilitazione congiunta annunciata per il 26-27-28 marzo, dichiarano sospese le “Giornate Nazionali per la Cultura e lo Spettacolo”, la campagna di comunicazione nazionale che si sarebbe svolta nei cinema e nei luoghi di cultura nei tre giorni di protesta e l’incontro pubblico in programma lunedì 28 marzo al Teatro Regio di Torino. Sono, invece, confermate le iniziative programmate nei teatri in concomitanza con la Giornata Mondiale del Teatro del 27 marzo che quest’anno non viene celebrata in Italia”.
Galan: si riparte dal deserto, ma sapendo che ci sono tante oasi di intelligenza. Ha già detto che il ministero della Cultura è “il più bello”, “il più affascinante”, e apprezzare il proprio ambito di lavoro è sempre un buon punto di partenza. Dalle 15.30 di oggi, quando è avvenuto il passaggio delle consegne con Bondi, Giancarlo Galan è anche operativamente il nuovo ministro per i Beni culturali ed è inutile nascondere che va a sedersi su una poltrona bollentissima.
“La verità è che bisognerà ripartire dallo 0,21 per cento del bilancio dello Stato, che è quanto, fino ad ora, è stato messo a disposizione del Ministero dei Beni culturali. Dico questo sapendo che a tutt’oggi sarebbe di soli 50 milioni di euro il fondo a disposizione per il complessivo patrimonio dei beni culturali italiani. Se non vogliamo allontanarci per sempre, come ha scritto qualcuno, dalla patria fatta di paesaggio, storia e arte, dobbiamo credere nella forza delle idee, dobbiamo lavorare fin da subito per progetti effettivamente sostenibili, dobbiamo puntare a traguardi effettivamente raggiungibili, perché è con le idee e con i progetti che troveremo i finanziamenti necessari e indispensabili per ridare senso e vitalità alla cultura italiana. Per il momento, ci troviamo quasi in un deserto, nel quale però sappiamo esserci energie e risorse che costituiscono le tante oasi dell’intelligenza e della cultura, che resistono a tutto nonostante tutto”. Sono le prime dichiarazioni ufficiali da neoministro e suonano un po’ come un manifesto programmatico.
La cultura ha sempre affascinato Giancarlo Galan, tanto che in una certa fase del suo mandato di governatore del Veneto aveva tenuto per sé la delega. E pochi giorni fa si era spinto molto avanti: “Non considero lungimirante chi fa tagli in un settore che non è la ciliegina sulla torta dell’economia italiana ma è la torta stessa”. E a proposito delle forbici impugnate da Tremonti: “I finanziamenti per la cultura – ha detto da Bruxelles – si discutono in Consiglio dei ministri. È il governo che decide che cosa sacrificare, se la cultura, l’agricoltura o l’istruzione, perchè non si tratta del problema di chiedere i soldi a Tremonti. Nessuno deve essere un sottosegretario del ministro dell’Economia e io non lo sono di sicuro. Se si decide di tagliare da qualche parte, lo decide il governo, non un ministro”.

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