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Monte Carlo: dal nostro inviato Massimo Alberini

Massimo Alberini

Settantatré articoli sul Festival di Monte Carlo scritti fra il 1974, anno della prima edizione dell’evento monegasco, e il 2000. Portano la firma di Massimo Alberini (Padova 11.4.1909-Venezia 20.5.2000), firma “circense” del Corriere della Sera. Li ha “censiti” Mara Guarnaschelli nel redigere la sua enciclopedica tesi di laurea (oltre 500 pagine) dedicata appunto alla penna del quotidiano di via Solferino, discussa nella facoltà di lettere e filosofia dell’università di Milano (Corso di laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della comunicazione multimediale), dal titolo “Massimo Alberini al Corriere della Sera, 1950-2000. Mezzo secolo di storia e critica del circo”. Ne esce un ritratto dettagliatissimo del personaggio e del suo rapporto indissolubile con l’arte della pista e con i suoi protagonisti. A breve ne daremo conto in una sezione specifica del nostro sito, ma per il momento ci limitiamo a rileggere il Festival dai reportage di Alberini, mai scontati e a volte anche pungenti, mettendo in luce lo spettacolo ma anche il dietro le quinte.
Si scoprono così particolari del Festival (appena conclusa la 35esima edizione con l’Oro a Flavio Togni), sconosciuti ai più. Charlie Chaplin e Federico Fellini, ad esempio, furono invitati da Ranieri III a far parte della giuria della prima edizione, ma non aderirono, anche se non se ne conosce il motivo. Il regista de La Strada, I Clown ed altre pellicole dal sapore circense, non calcherà mai la scena del Festival di Monte Carlo, ma la sua anima aleggerà grazie ad un fuori programma. “Il presentatore Sergio ha finto di riconoscere fra il pubblico il vecchio clown (89 anni) Rolf Zavatta, che, tolta dalla tasca della giacca una minuscola cornetta, ha accennato al tema della Strada dicendo poi: ‘E’ un omaggio al nostro amico Fellini’.” Accade nel 1995, il Maestro è già passato a miglior vita da due anni.

Federico Fellini e Giulietta Masina

Si sa invece che per il ruolo di giurati non si tirarono indietro Giulietta Masina (la stampa scrisse Massina e Alberini non se la fece scappare: “i francesi sono sempre fedeli alla tradizione di storpiare i nomi”), attori del calibro di Sean Connery, Renato Rascel, “che fu all’inizio della carriera clown in un piccolo circo”, Gary Grant e Raf Vallone: il primo “debuttò in America nel 1930 quale acrobata e clown”, sottolinea Massimo Alberini, il secondo “ha interpretato, nel 1954, un film con Michèle Morgan apparendo nella maglia candida di acrobata di una scala della morte”.
C’è subito la ressa per assistere al prestigioso appuntamento: “Per cinque sere, e in occasione delle due ‘recite’ extra di fine anno, lo chapiteau da 2400 posti del Circo Bouglione si è dimostrato insufficiente per accogliere gli spettatori”. Flavio Togni ha soli 14 anni quando mette piede per la prima volta in quel Festival, ma l’esigente critico del Corriere ne dà un giudizio già positivo: “Molto bene per i Togni juniores (Flavio 14 anni, Elvit idem, Loris 15, la bellissima Gaby 16, Tony 17) promettente gruppo di alta scuola, attraenti, nei loro costumi messicani, sugli andalusi candidi o morelli”.

Ranieri e Grace Kelly

A Massimo Alberini non sfugge subito un’altra particolarità: “Impeccabile, perfetta come sempre, Grace di Monaco è rimasta accanto al principe, ogni sera, come una moglie affettuosa che sa comprendere gli hobbies del marito. Ha detto il capo ufficio stampa del circo Knie: ‘E’ stata una delle grandi attrazioni del festival. Io l’ho notato: le donne, nel pubblico, guardavano spesso più lei della pista‛.” Il servizio da Monte Carlo è del 2 gennaio 1975 e il Corriere titola “Tutti al circo ma per guardare Grace”.
Sarà un tema ricorrente. “Nessuno chapiteau di circo può competere con quello di Montecarlo in un settore: il gran numero di signore ‘in lungo’ e di uomini in smoking. Merito di Grace, intervenuta al gala di chiusura del festival in abito nero e giacca ‘cinese’ trapunta di lamé d’oro, e del principe Ranieri. Sono loro ad aver fatto scoprire il circo a una certa alta società internazionale – dai grandi nomi agli attori ricchi e un po’ appassiti – che ha una delle sue ‘basi’ nella Costa Azzurra”.
Dalle cronache che Alberini invia in quegli anni alla testata per la quale scrive con arguzia e passione, è possibile ricostruire anche gli inizi del Festival e il ruolo centrale avuto dai direttori italiani e dal presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Egidio Palmiri: “Il primo festival fu, praticamente, varato durante due lunghe riunioni all’hotel Michelangelo, a Milano, presenti gli organizzatori monegaschi, con alla testa il sindaco della città, e i direttori-proprietari dei nostri complessi maggiori, i Togni, gli Orfei, Casartelli, e il presidente dell’ente circhi Egidio Palmiri. A Monaco, si era in difficoltà: le date scelte dal principe, dal 26 al 30 dicembre, erano ritenute ‘impossibili’ dai maggiori circhi del mondo, decisi a non rinunziare ai loro numeri migliori, e per ben cinque giorni più quelli di viaggio, proprio nelle settimane di incassi più alti di tutto l’anno. I nostri si impegnarono, mandando attrazioni e animali. Ma non furono soddisfatti: la giuria, composta per la maggioranza di francesi, premiò soprattutto i connazionali (due premi sui quattro assegnati: altri tre ‘trofei’ rimasero sul tavolo, in mancanza di laureati) non dando nulla a Bruno Togni, uno dei più apprezzati presentatori di cavalli in libertà, e ‘riconoscendo’ il record mondiale di Fernanda Perris (165 volteggi all’anello, eseguiti nella serata finale), solo con la coppa di una rivista di categoria. Inoltre, cosa che suscitò commenti sfavorevoli, sia il presentatore dello spettacolo, il biondo Sergio, sia uno dei Bouglione, che avevano fornito lo chapiteau, quando ‘passava’ il numero ‘della famiglia’ invitavano il pubblico ad applaudire, trascurando gli altri”. Alberini non le mandava a dire. Con garbo e classe, appuntava tutto.
Prima di arrivare al “tendone” stabile, e dopo l’inizio francese, gli chapiteaux sono stati tutti made in Italy, da quello da 3500 posti “noleggiato dai fratelli Orfei anche in virtù dei colori della tenda, bianco e rosso, e cioè quelli di Monaco”, alla lunga presenza dei tendoni by Enis Togni, che riscuotono il gradimento massimo: “Il sindaco di Monaco lo ha detto alla conferenza stampa, lasciando un po’ perplessi i concorrenti stranieri: ‘Dell’organizzazione italiana siamo soddisfatti, da parte nostra si vuole continuare’. E anche questo è un successo per i nostri.”

Flavio Togni e Bello Nock, entrambi Oro all'ultima edizione

L’articolo che va in pagina il 2 gennaio 1977 torna sull’artista più premiato di Monte Carlo (tre Argento e un Oro): Due premi al ragazzo dei tredici elefanti. “Il vero trionfatore del festival è un italiano di soli 16 anni, Flavio Togni, figlio di Enis, il manager del Circo Americano. “Flavio appartiene a una generazione di gente del viaggio che possiede auto di lusso, belle case e dispone di denaro: ha scelto quella che è stata la strada dei suoi predecessori, il lavoro in pista, prendendo in mano tredici elefanti e portandoli a un’intesa di gruppo che dà risultati eccellenti, grazie anche alla simpatia che questo giovane dresseur suscita col suo entusiasmo e la sua sveltezza. Flavio ha vinto due premi, il Clown d’argento e il trofeo della speciale giuria dei ragazzi. E’ un passo avanti verso il regalo per il suo diciottesimo compleanno che egli ha chiesto alla famiglia: non una motocicletta giapponese, ma un gruppo di tigri”.
Non si alza il sipario sulla festa di Monaco solo quando accadono tragedie. Succede tre volte (1982, 1986, 1991), mentre nel 77 i principi di Monaco non partecipano al ricevimento, “con cena alla paesana – torte di verdura, pollo e focacce – organizzato, dopo la premiazione, nel piccolo chapiteau di rappresentanza eretto a pochi metri dalla tenda degli spettacoli”. Il motivo di questa assenza, “che ha reso inutili gli abiti da sera di alcune centinaia di invitati”, Alberini lo racconta così: “La corte è in lutto per la morte, avvenuta a Parigi il 16 novembre scorso, della principessa Carlotta, madre di Ranieri. Sono mancate così le innocenti follie di Carolina e dei suoi fratelli, intervenuti alla festa l’anno scorso, mascherati da clown”.
Il Festival è arte, glamour, divertimento, spettacolo, ma anche business: “si è dimostrato anche un buon investimento turistico: lo chapiteau era completo quasi ogni sera, con prezzi che per il galà raggiungevano le 28 mila lire”. (Montecarlo capitale del circo, 15.12.1977).
Re indiscusso della rassegna, a fianco della regina da favola, è lui, il principe con la passione per la segatura. “Dice Benneweiss, dell’omonimo circo danese: ‘Conosco direttori di circo che si sentono sovrani, qui abbiamo un sovrano che si sente anche direttore‛.” Fulminante la pennellata che Massimo Alberini inframmezza ad una delle sue cronache nel 1979. Eccone un’altra: “Promotore e animatore dell’iniziativa, il principe Ranieri può essere soddisfatto. Anche perché (come ha osservato una spettatrice) mentre tutti i nonni del mondo portano i nipotini al circo, Ranieri III ai suoi, il circo lo porta in casa”.

Alberto Sordi

Fra i giurati di passaggio anche Alberto Sordi, e l’inviato del Corriere non si fa scappare l’occasione: “Gli abbiamo chiesto se si sentirebbe di ‘controllare’ la sua professionalità presentandosi eccezionalmente, come clown. Lo ha escluso. ‘Il clown – dice Sordi – è un perfezionista e un virtuoso, sceglie la sua maschera e si propone di migliorarla restando fedele a uno schema immutabile. Le sue battute non cambiano. Io invece sono spontaneo, ho bisogno di trovare nella realtà i miei personaggi. Inoltre, cosa fondamentale, non mi sono mai truccato’. Al circo Sordi avrebbe pensato per una delle sue storie amare da inserire in un film a episodi: quella di una coppia di acrobati che finiscono per odiarsi. Una sera, lui ha la certezza che la sua partner mentre lo regge con i denti, lo lascia cadere e cerca di supplicarla guardandola negli occhi. Intanto l’attrezzo gira vorticosamente e anch’egli, con le mascelle serrate al sostegno non può dire nulla”.
Alberini è curioso e stupito come un bambino davanti allo spettacolo del circo. “Il vero vincitore dell’ottavo Festival del circo si chiama Adolf, ha circa 16 anni, pesa due quintali e mezzo, mangia dieci chili di pesce fresco al giorno. E’ una otaria – il pubblico la riconosce come foca – della Patagonia, allevata e addestrata da tre anni dal giovane Roby Gasser al quale, naturalmente, la giuria ha consegnato il Clown d’oro, la statuetta corrispondente al primo premio”. A proposito di ammaestramento di animali, il giornalista torna ogni volta che può, ben consapevole che il clima al riguardo stesse cambiando. Ma il commento la dice lunga sul suo pensiero a questo riguardo: “Si può dire, anche se ciò non dà un’idea esatta della comicità spontanea di questo grosso animale, che Adolf si comporta, nella realtà, come altre bestie riescono a fare solo nei disegni animati”. Ciò che solo al circo può accadere.
La bella Grace spezza il cuore del mondo intero quando, improvvisa, la morte la strappa al principe, alla vita e anche al circo. E’ la causa del primo stop forzato al festival dei festival, nel 1982. Alberini annota: “Grace era un personaggio di primissimo piano, anche in questa manifestazione. Se amasse realmente il circo, è difficile dirlo: ma la sua presenza, accanto al marito, era continua, e improntata a quel desiderio di partecipare attivamente alla vita monegasca che caratterizzava ogni sua azione. Per otto anni di seguito, e per cinque sere consecutive, il cerimoniale è stato identico: alle 20 e 35 una doppia fila di agenti formava un corridoio fra l’ingresso dello chapiteau e il palco centrale, e il piccolo corteo entrava, prendendo posto il principe, Grace, i figli – quelli saltuariamente – gli invitati, fra cui, immancabile, Cary Grant, qualche personalità, «decorata», da Ranieri con la sciarpa bianca e rossa, – la vendevano anche nei chioschi – souvenir del Festival.

Cary Grant e Grace Kelly

Pubblico in piedi, inno del Festival, poi il capopista salutava Monseigneur e Madame, chiedendo, implicitamente, di poter cominciare. Così ogni sera, e per otto anni. Nell’intervallo, breve ricevimento nella «carovana» fatta costruire apposta da Enis Togni, organizzatore del Festival, per accogliere i principi. L’ultima sera, spettava a Grace consegnare il premio a un vincitore. Poi grande ricevimento-cena per «tutta la compagnia», sotto a un tendone minore, con tavolo centrale per i principi. Negli stessi giorni, la gente del circo chiamata a fare parte della giuria – da noi, di solito, Liana Orfei e Egidio Palmiri – erano ricevuti a castello. Grazie al Festival, ma, soprattutto, a lei, il circo ha riavuto, come nei grandi giorni dell’ottocento, quella cornice di splendore mondano alla quale non si è certo più abituati, pubblico vestito come capita sulle gradinate, ma, attorno alla loge dei principi, molti abiti da sera, e l’attenzione ostentata sullo spettacolo, da parte di chi, di solito al circo ci manda i figli con «signorina». Anche per questo, la gente «del viaggio» ricorderà e rimpiangerà, questa amica scomparsa”.
Salta la manifestazione anche nell’86 e la ragione la spiega Alberini sin dal titolo del suo pezzo: Via col vento lo ‘chapiteau’ di Montecarlo. “Un’improvvisa bufera di vento ha spazzato la notte scorsa a Montecarlo lo chapiteau che era stato acquistato recentemente dal Comune e destinato ad ospitare il dodicesimo Festival internazionale del Circo fissato per il periodo dal 4 all’8 dicembre prossimo. L’enorme tendone di 5000 metri quadrati è volato via a pezzi, strappato e lacerato da quello che qualcuno, forse esagerando, ha definito ‘un tornado all’americana’.”

Walter Chiari

Nel 1989 conquista il Clown d’Oro Nicolai Pavlenco “per il suo gruppo di 15 tigri (18 con le ‘riserve’) presentate in una gabbia ‘a rete’ secondo quei criteri di amichevole collaborazione fra uomini ed animali dominanti ormai nel circo. Giovane (poco più che trentenne), biondo, Pavlenco si presenta con il frac, la bacchetta e i gesti di un direttore d’orchestra, pronto a regolare con tranquillità il ‘balletto’ delle sue belve”. Ad assistere allo show (“per alcune riprese televisive”) c’è Walter Chiari che a proposito di questo domatore russo commenta: “Ruba il fascino alle sue belve”.
Il feeling con gli animali a Monte Carlo è perfetto. Ma Alberini allarga il tiro: “La buona intesa fra animali, al circo, è molto migliorata, negli ultimi decenni, grazie a diversi elementi. Anzitutto, il
reciproco senso di comprensione e di rispetto il ‘dresseur’ tende a convincere, a non spaventare (il metodo d’addestramento ‘in ferocia’ è dimenticato). Poi, cosa essenziale, quasi tutti gli Stati vietano cattura e commercio di bestie esotiche nate nel loro territorio, e così leoni, tigri, leopardi, persino elefanti, sono frutto di allevamenti, più o meno, ci perdonino i signori della giungla per questo accostamento, come i vitelli”.
Il terzo rinvio del Festival, nel 1991, è da addebitare “alla guerra del Golfo”. “Dopo alcune riunioni, il comitato organizzatore del Festival del circo di Montecarlo, presieduto dal principe Ranieri, ha deciso di annullare la sedicesima edizione di questo particolare ‘campionato’ che avrebbe dovuto andare in pista dal 31 gennaio al 4 febbraio. Il comunicato ufficiale, diffuso dopo l’ultima riunione, precisa che in base alla situazione internazionale e per misure di sicurezza e d’opportunità si è giunti alla decisione di annullare i cinque spettacoli previsti”, fa sapere Alberini con la sua solita precisione.
Claudio Monti

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