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Circo Acquatico: magia da cartoon disneyano


Sono seduta in attesa dell’inizio dello spettacolo. Ultimo show a Tor di Quinto per il Circo Acquatico della famiglia Zoppis. Il mondo del mare non smette di affascinare, ma scelgo di recarmi allo spettacolo tabula rasa. Unica informazione: ha replicato con successo altre due settimane dopo essere già stato a Roma a gennaio, all’Eur, e Ladispoli sarà la tappa successiva.
Mi guardo intorno cercando indizi della presenza di acqua, invano. Devo avere lo sguardo investigativo, perché sento esclamare a fianco a me: “O sei una spia, o una giornalista!”. In effetti il taccuino sulle ginocchia tradisce il mio intento. Decido che lo spettatore curioso sarà la mia cavia per l’indice di gradimento. E infatti Antonino, questo il nome del mio vicino, dirà alla fine dello spettacolo, alla mia richiesta di un’opinione a caldo: “Sono tornato bambino, e non mi sono affatto vergognato di comprare lo zucchero filato”.
La storia narra di un clown/marinaio che cade in acqua, e non sapendo nuotare sprofonda in fondo al mare, dove incontra i suoi abitanti. Vivendo con loro meravigliose avventure imparerà a rispettarli, al punto di scegliere di rimanere con loro. Ecco apparire i polipi, il cavalluccio marino, le meduse, la tartaruga, lo squalo e la stella marina. Il regno di Nettuno si disvela di fronte allo spettatore affascinato, sia esso adulto o bambino.
Assisto ad una serie di numeri acrobatici di alta qualità, dal contorsionismo alla giocoleria, alternati a coreografie danzate e siparietti del nostro protagonista, unico essere umano tra gli esseri marini, che si esibisce assieme ad un particolare clown bianco/pesce che gli fa da spalla. Il tutto è realizzato con un comune denominatore, peculiare di questo show: trucco e costumi, coloratissimi e curati fin nei minimi dettagli, degni di un cartone animato in 3D.
Particolarmente spettacolare il numero del trio di acrobati con la trave elastica, che ricorda la ginnastica artistica, ma una ginnasta potrebbe andare in crisi se la trave sotto di lei, unico punto di riferimento, non fosse ferma lì, ma si spostasse a seconda dei suoi movimenti mentre è impegnata ad eseguire i salti mortali in aria.
Con un vero e proprio colpo di scena, all’improvviso compare veramente l’acqua, che zampilla da quattro fontane ai lati della pista rialzata, più simile ad un palcoscenico che ad una pista circense. Attraverso una sofisticata operazione di macchineria scenica, la parte esterna del palco si stacca e si solleva verso l’alto lasciando cadere una pioggia leggera e rivelando all’interno un fossato circolare pieno di acqua.
Dal basso si nota che la parte inferiore della pedana che è salita fin sotto la cupola del tendone ha le sembianze di uno scoglio, che si accorda perfettamente al fondale e a tutta l’elaborata scenografia.
I numeri vengono adattati al contesto acquatico: la sinuosa acrobata/conchiglia sul cerchio si dondola sotto la pioggia, il nastro diventa una rete all’interno della quale un’atletica pesciolina si contorce, e la moto d’acqua gira intorno alla pista centrale, dentro l’acqua, con una struttura sulla quale si esibiscono tre acrobate sottoforma di cavallucci marini.
“Quella al centro è mia figlia” mi sussurra Heidi, ex cavallerizza e trapezista, la moglie di uno dei fratelli Zoppis, seduta a fianco a me. Ha solo quindici anni, ma sembra già un’artista consumata per la disinvoltura con cui si esibisce.
Heidi, è impossibile non pensare alle atmosfere della Disney, della Sirenetta, per i costumi, le musiche, la personificazione degli animali marini. Come è nata l’idea dello spettacolo?
E’ nata due anni e mezzo fa, abbiamo debuttato a Placa Monumental a Barcellona e stiamo facendo un tour europeo. C’è stato un anno di lavoro prima. Io ho ideato l’atmosfera, i colori, la stranezza dei costumi per attrarre i più piccoli, ma allo stesso tempo con l’intento di creare qualità per i più grandi. Abbiamo affidato il lavoro ad un direttore artistico, Habel Martin, ma anche a dei costumisti argentini che risiedono a Barcellona, ad un light designer, a degli scenografi, insomma, c’è stato un vero pool di esperti che ha collaborato. Il messaggio dello spettacolo è che l’amicizia non ha confini. Il pagliaccio vive con gli esseri marini e impara a rispettarli.
La gestione familiare rappresenta un vantaggio per un’impresa circense?
Oggi ho un ruolo manageriale, ma era quasi meno pericoloso salire sul trapezio, almeno c’era la rete (sorride, ndr). Nel fare l’imprenditore circense oggi la rete non c’è. La difficoltà sta nella concorrenza, non solo dei numerosi spettacoli in giro sulla piazza italiana, ma anche delle nuove tecnologie e dalle forme di spettacolo offerte da Internet. Ci vuole equilibrio tra ciò che piace al pubblico, ciò che piace a te che lo fai e ciò che piace a chi di questo genere di spettacoli se ne intende.

Tiberio Timperi all'Acquatico durante gli spettacoli nella Capitale

Non ci sono gli animali. Ma la cosa non è molto pubblicizzata. Come mai?
“Siamo contrari al pregiudizio che al circo ci debbano essere per forza gli animali. Ma pubblicizzare il fatto che non ci siano sarebbe stato conferire a questo fatto un’accezione positiva, e di conseguenza contrapporsi a chi invece li utilizza nello spettacolo. Quindi abbiamo scelto di non far passare questo messaggio come cavallo di battaglia, per correttezza e rispetto ai nostri colleghi”.
Prima di andare, scambio due chiacchiere con il giovane Ivan Eotvos che si occupa dell’ufficio stampa del Circo Acquatico. Italo-ungherese, nato nel circo, si esibiva al trampolino. “Sono stato il primo a rimanere sorpreso della qualità e del livello di questa struttura. Noi ci consideriamo più circo tradizionale che contemporaneo, per la nostra gestione familiare e per l’attenzione al legame con il territorio. Contemporaneo perché nella creazione di questo spettacolo c’è stata la volontà di portare l’innovazione all’interno della tradizione. Inoltre, per ricollegarmi al discorso di Heidi sulla questione dello spettacolo dal vivo rispetto alle altre attrazioni, penso questo: l’emozione che si prova nell’istante prima del buio in sala o sotto il tendone, e poi subito dopo nella pista o sul palco illuminato la scena cambia, rende quell’istante unico e irripetibile, non c’è cinema o Internet che tengano”.
Chiacchierando nell’ufficio di Heidi di circo tradizionale e contemporaneo, di spettacoli europei e italiani, non mi accorgo che sono quasi le dieci di sera, meglio lasciare la famiglia Zoppis al lavoro che li aspetta per smontare la struttura.
Alessandra Borella

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