
Pei fanciulli è un giorno di vacanza, è l’orrore della scuola, a cui per ventiquattr’ore non si pensa; per gli adulti è un armistizio concluso con le malefiche potenze della vita, una tregua nei contrasti e nella lotta universale. Lo stesso uomo mondano, e l’uomo occupato di lavori spirituali, sfuggono difficilmente al predominio di questo giubilo popolare, e respirano, senza volerlo, la loro parte di quell’atmosfera di spensieratezza.
Quanto a me, vero parigino, non manco mai di andare guardando, una per una, le baracche che si pavoneggiano in tali epoche solenni.

Le ballerine, belle come fate o principesse, saltavan e facean capriole sotto il fuoco delle lanterne, che riempiva di scintille le loro gonnelle. Tutto era luce, polvere, grida, gioia, rumore; questi spendevano, guadagnavano quelli; gli uni e gli altri erano ugualmente contenti; i fanciulli si attaccavano alle gonnelle delle loro mamme, tanto per aver comperato un po’ di zucchero, o salivano sulle spalle dei loro padri per veder meglio un giocoliere sfolgorante come un Dio; e circolava per tutto e tutto vinceva un certo odore di frittura, che era come l’incenso di quella festa.
All’estremo confine di quei filari di baracche, come se, vergognoso, si fosse esiliato da sé da tutti quegli splendori, vidi un povero-saltimbanco curvo, decrepito, una vera ruina d’uomo, appoggiato a un palo della sua casupola, una casupola più miserabile di quella del selvaggio più abbrutito, e di cui due moccoli mezzo strutti e fumosi rischiaravano molto bene la miseria.

Che fare? A che dimandare al disgraziato qual cosa strana, qual meraviglia egli avesse da far vedere in quelle tenebre puzzolenti, dietro la sua lacera cortina? In verità, non osavo: e, quantunque, a dirvi la ragione della mia timidità, vi farei ridere, ve lo confesso, avevo timore di umiliarlo. Finalmente avevo già risoluto di porre, passando, qualche moneta su una di quelle sue tavole, sperando che ei indovinasse la mia intenzione, quando una grande ondata di popolo mossa da non so che diavoleria, mi trasportò lontano.
E, nel tornare a casa, posseduto da quella visione, cercai di analizzare il mio improvviso dolore, e dissi fra me: “Io ho visto l’immagine del vecchio uomo di lettere sopravvissuto alla generazione che ei seppe tener tanto allegra; del vecchio poeta senza famiglia, senza amici, senza figlioli, avvilito dalla miseria e dall’ingratitudine pubblica, in una baracca dove gli uomini obliosi non vogliono più entrare”.
Charles Baudelaire, Il vecchio saltimbanco, 1869
