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Nel panorama della grande tradizione circense italiana, il nome di Cesare Togni brilla come quello di un vero protagonista. Nato nel 1924 a Montebelluna, da Ugo Togni e da Anna De Bianchi — acrobata, ginnasta e addestratrice di animali — Cesare cresce immerso nell’universo del Circo Fratelli Togni, in quella quotidianità fatta di tendoni, prove e viaggi, tipica di ogni famiglia circense. Fin da giovanissimo rivela un talento eccezionale: come flyer nel numero di trapezio volante della famiglia, raggiunge vette mai toccate prima, diventando nel 1956 il primo in Europa a eseguire una tripla piroette di ritorno dal catcher al trapezio, impresa che lo consegna alla storia dell’acrobatica mondiale.

Cesare Togni nel 1944

Negli anni Cinquanta, insieme al fratello Oscar, dà vita a un progetto grandioso: il Circo Massimo, uno dei più grandi circhi a tre piste visti in Europa, poi evoluto nel celebre Circo Cesare Togni. Se le dimensioni si riducono, crescono invece l’eleganza e la raffinatezza dello spettacolo, che negli anni diventa punto di riferimento per artisti internazionali: tra i nomi più noti passano sotto il suo chapiteau Tony Steele, Enzo Cardona, i Palacios, i Jimenez, fino al giovane David Larible, che qui muove i primi passi come clown. Il suo circo, spesso definito “una famiglia in spettacolo”, viaggia in tutta Europa portando con sé un’idea di arte circense che coniuga innovazione e rispetto per la tradizione.

Nel 1983 Cesare torna alla formula a tre piste per poi rientrare al formato classico a una pista, coerente con la sua idea di circo “puro”: uno spazio rotondo, raccolto e autentico, dove il talento diventa protagonista assoluto. Forma personalmente i suoi figli Elvio, Alex, Italo e Viviana, trasmettendo loro l’arte dell’equilibrio, della doma equestre e dell’addestramento degli elefanti. Dagli anni Novanta in poi, con il progressivo ritiro del suo circo, Cesare continua a vivere il mondo che ama da dietro le quinte: si unisce al Circo Americano guidato dal cugino Enis Togni, dove coordina i numeri di elefanti e le piramidi a cavallo dei figli, trasformando ogni dettaglio in un gesto di maestria e affetto.

Scompare il 1° ottobre 2008, come il decano della famiglia Togni, ma anche come una figura simbolica dell’intero circo italiano ed europeo. Uomo di eleganza naturale, con il suo cappello a falde larghe, il sigaro e il sorriso gentile, Cesare incarnava l’immagine perfetta del direttore di circo: carismatico, sognatore e profondamente artigiano del suo mestiere. Per lui, “grande circo” non significa solo spettacolarità, ma arte: la somma di talento, passione e dedizione familiare che trasforma uno spettacolo in emozione.

Nel ricordo di chi lo ha conosciuto, Cesare Togni resta un esempio raro di ciò che il circo può essere: tradizione viva, eleganza in movimento e poesia dell’equilibrio.