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Benedetto XVI. Un incontro di valori e umanità

di Elena Lo Muzio

Il 1 dicembre 2012, negli ultimi mesi del suo pontificato, Papa Benedetto XVI ha incontrato le comunità dello spettacolo viaggiante in un’udienza che nel cuore dei pellegrini ha lasciato un’impronta importante. Una giornata eccezionale che ha fatto conoscere un lato umano di un Papa all’apparenza austero, ma capace di grande empatia con le persone e non solo.

Papa Benedetto XVI accarezza il piccolo leone portato dall’ammaestratore Manuel Farina.

A risplendere sotto la luce di Piazza San Pietro, in una mattina di dicembre del 2012, non sono solo il tendone di un piccolo circo, una giostrina e due teatri dei burattini allestiti per l’occasione, ma anche l’anima vibrante del mondo dello spettacolo viaggiante. Quel giorno Papa Benedetto XVI ha aperto le porte dell’Aula Paolo VI a un’assemblea straordinaria: acrobati, giocolieri, domatori, burattinai e artisti di strada, oltre settemila anime provenienti da ogni angolo del globo. La sera prima, poco prima della mezzanotte, una sinfonia di ottoni e percussioni aveva avvolto Roma: tutte le bande presenti avevano intonato l’inno nazionale in un momento commovente, quasi un’eco delle armonie celestiali che vegliano sulla città eterna. E il mattino successivo, quello del 1 dicembre,di primissima ora, migliaia di persone sono partite da Castel Sant’Angelo per sfilare in una parata allegra verso Piazza San Pietro, per poi raggiungere, l’ingresso in Aula Nervi, dove circa 8.000 pellegrini dello spettacolo popolare si stipano, uniti da un unico desiderio di vicinanza. Il loro arrivo, una processione festante e colorata lungo Via della Conciliazione, è già di per sé uno spettacolo, un’immagine della vita che si muove, energica come un fiume in piena. In questa vasta sala, sul presbiterio che ospita il seggio del Papa – per una volta trasformato in palcoscenico, pista, strada, piazza – si esibiscono numerosi artisti: acrobati, clown, sbandieratori, gruppi folkloristici, bande musicali, artisti di strada, cantastorie e suonatori di organi meccanici. Ogni performance è un tuffo nell’anima dell’uomo, una celebrazione della creatività che eleva lo spirito. Poi arriva Papa Benedetto XVI, accolto con un calore che si irradia per tutta la sala. Riceve il saluto del Cardinale Antonio Maria Vegliò, che ringrazia anche a nome del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, della Fondazione “Migrantes”, della Conferenza Episcopale Italiana, della Diocesi di Roma e delle Associazioni di categoria.

L’incontro tra Urs Pilz e Papa Benedetto XVI. Con loro Alessandro Serena.

Il Pontefice ascolta intense testimonianze cristiane, assiste all’esibizione dei giovanissimi allievi dell’Accademia d’Arte Circense di Verona e di Mimmo Cuticchio, con i suoi pupi siciliani. E poi un momento che diventa simbolico, l’incontro con due leoncini che Papa Benedetto XVI accarezza come se fossero dei gatti, un gesto di tenerezza che svela forse qualcosa di più intimo in un uomo dall’apparenza così austera. Ma già qualcosa era trapelato nei sorrisi che il Pontefice aveva rivolto agli artisti e in quelli che dona alla performance dei fratelli Pellegrini, che con la loro grazia e la loro forza affascinano profondamente il Santo Padre e tutti i presenti, un’espressione di arte che sembra toccare l’anima. Benedetto XVI rivolge poi un discorso ai numerosi partecipanti. Con i suoi modi pacati, accoglie i presenti con parole che risuonano in ognuno di loro, perché in esse vi si riconoscono:


“Voi siete chiamati a testimoniare quei valori che fanno parte della vostra tradizione: l’amore per la famiglia, la premura per i piccoli, l’attenzione ai disabili, la cura dei malati, la valorizzazione degli anziani e del loro patrimonio di esperienze.”

Prosegue sottolineando come in questo ambiente si conservi un dialogo vivo tra le generazioni, un senso autentico dell’amicizia e il gusto del lavoro di squadra. Sono virtù rare, quasi gemme nascoste, che la società degli anni Dieci (ma anche quella contemporanea) fatica a riconoscere. Accoglienza, ospitalità, la capacità di rispondere ai desideri più puri, soprattutto delle nuove generazioni: questo è ciò che fiorisce nel mondo dei viaggianti, ma anche valori come la rinuncia e il sacrificio, la responsabilità e la perseveranza, il coraggio e la generosità – tutte qualità che il Pontefice riconosce come i veri pilastri che hanno formato intere generazioni in questa grande famiglia itinerante.

I fratelli Pellegrini incontrano Papa Benedetto XVI.

Consapevole delle sfide che la vita nomade portacon sé – dall’istruzione dei figli alla ricerca di spazi per gli spettacoli, dalle autorizzazioni ai permessi di soggiorno per gli stranieri –, Papa Ratzinger conclude con un appello. Auspica che le Amministrazioni pubbliche riconoscano la funzione sociale e culturale dello spettacolo viaggiante, impegnandosi a tutelare questa categoria. Al contempo, incoraggia sia gli artisti che la società civile a superare ogni pregiudizio, cercando sempre un’integrazione armoniosa nelle realtà locali. Un messaggio che, come un seme gettato
in terra fertile, invita alla crescita e alla comprensione reciproca, affinché il circo, con la sua magia, possa continuare a essere un faro di umanità e spiritualità. Un invito a mantenere viva una tradizione che è un ponte tra generazioni e un faro di speranza, capace di parlare all’anima di ciascuno.