di Antonio Buccioni
L’editoriale del presidente Antonio Buccioni per il nuovo numero della rivista Circo “Speciale Clown” ci riporta in pista con grandi nomi del passato, come Tino Fratellini e Polidor, e al cinema con clown prestati al grande schermo. Un breve ma intenso viaggio dentro un’arte purissima.

Convintamente consapevole che il clown e la sua arte concretino una precisa etica celestiale e culturale nellβambito del piΓΉ vasto mondo dello spettacolo, ma soprattutto della umana creativitΓ , io confesso a me stesso, prima ancora che ai miei diligenti lettori, di avere perseguito nella mia ormai esistenziale ricerca, delle situazioni, delle scaturigini creative, capaci di scatenare nel mio intimo un uragano di sensazioni. Quanto a performance e cimenti, scoperti fondamentalmente nellβambito dellβaudiovisivo, televisione, ma anche, un tempo soprattutto, cinema, ho immortalato nel mio percorso artistico e spirituale ben identificati eroi della galassia felliniana. In primis Ferdinand Guillaume, giΓ Tontolini, Polidor, poi fraticello francescano ne Le notti di Cabiria, osannato vecchio artista cieco, in Toby Dammit, infine star effimera ma indimenticabile di un night club di via Veneto in una notte brava della dolce vita romana, con i suoi davvero immortali palloncini in movimento al suo seguito. E poi Fanfulla, il prototipo mondiale del guitto, dello scalcinato pagliaccio volgarotto, multiuso, capace di legare la sua anagrafe agli improbabili palcoscenici di teatri quali lβAmbra Jovinelli ed il Volturno, cosΓ¬ come altrettanto capace di vedere ritagliata sulla sua figura anche fisica, il repellente personaggio di Vernacchio introdotto dal Genio di Rimini nel contesto del Satirycon petroniano, premiato con il prestigioso Nastro d’Argento.

E ancora ed infine il dolce, tenero, garbato naif, Umberto Zuanelli, il copista di Prova dβorchestra, laico sacerdote de La cittΓ delle donne, emulo anche nei trucchi e nei costumi, del dio unico dellβarte cinematografica: Charlie Chaplin. Che coronΓ² il suo sogno di esaurire la propria parabola terrena nel Luneur, Luna park permanente di Roma di famigliare memoria. Per altro ho avuto il raro privilegio, poi, in una serata pregna di magia, di avere assistito materialmente ad una sorta di miracolo compositivo: uno spettacolo del Roncalli vissuto in quel di Monaco nellβambito dellβOktober Fest del 1990. Di Tino Fratellini, in particolare, il ricordo Γ¨ destinato a rimanere perpetuo, luminoso e folgorante. Con lβineguagliabile commistione di forza, grazia, espressivitΓ e verve comica. Quella del clown Γ¨ arte purissima che sgorga dalla sorgente della quotidiana osservazione dellβesistente, non scende a compromessi, non si rapporta in genere a fattori alla pista estranei, si preoccupa come nessunβaltra disciplina di trasmettere sentimenti primordiali, elementari, talvolta eterni. Bene hanno fatto illustrissimi studiosi ed appassionati delle storie del circo a dedicare a detta imprescindibile presenza, severa ma ammirata ed affettuosa attenzione. Disciplina concepita di regole perentorie, di espressione di valori autentici, indisponibile ex se a prevenire a compromessi. Il clown, crea, realizza con tutte le sue forze, persegue il fine dellβaltrui incanto. Ma nella sua espressione piΓΉ autentica mai inserisce nel repertorio consensi di altri, giudizi ad altri riferiti. Ed Γ¨ qui approcciandoci alla prima pagina del meraviglioso racconto che ci attende che naturalmente si riafferma il rito e il mito, si disperde anche ignominiosamente lβimitazione, o peggio il plagio.
Viva il circo e viva il clown, dunque, quello vero, quello infungibile, quello senza tramonto.
