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Ted Friend: “Gli animali beneficiano degli stimoli che ricevono nei circhi”

Pubblichiamo la traduzione, a cura di Ettore Paladino, di un importantissimo articolo di Ted Friend uscito sulla prestigiosa rivista USA Journal of the Elephant Managers Association. Paladino ha anche redatto (le abbiamo evidenziate in corsivo) l’introduzione, che colloca nel giusto contesto l’intervento di Friend, e la nota conclusiva.

Com’è risaputo, nel 2017 il senato della Repubblica Italiana iniziò una discussione in merito al Disegno di Legge 2287, volto a disciplinare in generale il settore dello spettacolo. In merito all’attività circense l’unica norma prevista era di puntare a una graduale eliminazione degli animali.
Presso il Senato si tennero audizioni sia delle parti contrarie a tale norma (Ente Nazionale Circhi, titolari di imprese circensi) sia di associazioni invece favorevoli. Fra queste la FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari d’Italia), sia la LAV (Lega Anti Vivisezione). I sostenitori della necessità di eliminare l’utilizzo di animali nello spettacolo circense dettero molto risalto ad una recente rassegna sul benessere degli animali nei circhi commissionata dal Governo del Galles. Anche in Galles, infatti, da alcuni anni si stava valutando se emanare o meno una norma del genere; il Governo incaricò un professore dell’Università di Bristol, Steven Harris, di effettuare una rassegna sulla letteratura scientifica inerente il benessere degli animali nei circhi, e di trarne le conclusioni, così da offrire un supporto scientifico al legislatore.
Harris, con l’ aiuto di due collaboratori (J.Dorning, H.Pickett) stilò un report dal titolo “
The welfare of Wild Animals in Traveling Circuses”. Il report elenca una ricca bibliografia, ma, andando a vedere le varie pubblicazioni, ci si accorge che solo poche si basano su osservazioni scientifiche effettuate presso circhi. La maggior parte riguardano studi effettuati negli zoo, nei parchi o negli ambienti naturali. In effetti non sono molti i ricercatori, a livello mondiale, che si sono interessati al settore circo. Fra questi uno dei più attivi ed importanti è sicuramente il prof Ted Friends, professore emerito dell’Università del Texas, specialista in Scienze Comportamentali, con all’attivo diversi riconoscimenti ricevuti anche da società di protezione animali (Born Free USA) per studi condotti sul benessere dei vitelli e delle mucche da latte.
Le conclusioni di Harris, alla fine del suo report (che, è bene precisare, non è stato ancora pubblicato su alcuna rivista scientifica) sono che nei circhi è impossibile garantire un adeguato livello di benessere agli animali, in specie a quelli selvatici. Non consideriamo in questa sede alcune valutazioni sui possibili conflitti di interesse del prof Harris e dei suoi collaboratori , e dei legami con esponenti delle Associazioni animaliste. Argomenti che sono comunque ormai noti. Dal punto di vista strettamente scientifico l’aspetto da considerare è piuttosto che Harris, pur citando in bibliografia numerose ricerche che dimostravano un buon livello di benessere degli animali nei circhi, è arrivato a conclusioni di segno opposto.
Il prof Friends ha contestato tale valutazione, e si è reso disponibile a fornire all’Ente Nazionale Circhi uno scritto in merito. Stessa posizione ha assunto la dr. Marthe-Kiley Worthington, che alla fine degli anni ’80 ha condotto una meticolosa ricerca, durata più di due anni, nei circhi inglesi.
Harris ha risposto con una lettera aperta, indirizzata alla LAV Italia, che si stava battendo aspramente per portare avanti il divieto di utilizzo di animali nei circhi italiani.
Successivamente, nel marzo 2018, il prof Friends e la dr.ssa Kiley-Worthington, su invito dell’ENC e della famiglia circense dei Valeriu, hanno tenuto una conferenza stampa in Senato per illustrare i motivi di questa loro contestazione al lavoro di Harris.
Il prof Friends ha voluto ancora riassumere tutta la vicenda in un articolo che è stato pubblicato su una prestigiosa rivista USA, il Journal of the Elephant Managers Association. Si tratta di una Associazione che raggruppa esperti di elefanti, ricercatori universitari, zoologi e veterinari che lavorano nei principali zoo USA, e che ha festeggiato proprio nel 2018 i suoi 30 anni di attività. Delle ricerche effettuate da Friends nei circhi, ben quattro sono state condotte proprio sugli elefanti.
Ho ritenuto utile tradurre il testo dell’articolo, per una più ampia diffusione, in quanto riassume molto bene i punti essenziali della questione. L’articolo non tratta ovviamente dati scientifici, ma piuttosto valuta la correttezza nell’utilizzo di tali dati da parte di altri studiosi della materia.
Non trattandosi di dati scientifici, ma di valutazioni personali, il Comitato Editoriale della rivista fa una precisazione in merito, che però ritengo più utile trascrivere alla fine, proprio perché riassume in pieno tutto il senso dell’articolo stesso, e soprattutto lo spirito con cui dovrebbero essere affrontati, questo ed altri aspetti scientifici, da parte dell’opinione pubblica e ancora di più da parlamentari e persone deputate a legiferare.

LA DEFORMAZIONE DELLA SCIENZA PER BANDIRE GLI ANIMALI DAI CIRCHI

Prof. Ted Friend

I professionisti che amano l’addestramento e l’esibizione con animali nei circhi sono ancora una volta minacciati di perdere i propri animali a seguito delle iniziative degli attivisti per il benessere animale. La moltitudine del pubblico inoltre rischia di perdere degli elementi di valutazione nell’ambito della diversità culturale ed educazionale; e il mondo della ricerca delle risorse utili ai fini della conservazione degli animali selvatici. E’ molto più probabile che le persone siano sensibili alla conservazione delle specie se hanno avuto esperienza diretta con gli animali, più che se hanno conosciuto gli animali solo in foto o zoo. Spesso la loro esperienza più significativa con gli animali esotici è costituita dall’addestramento nei circhi. Coloro che valutano obiettivamente i circhi, piuttosto che accettare ciecamente i dogmi degli attivisti per gli animali, hanno compreso il contributo che può dare alla società ed alla conservazione un buon management degli animali nei circhi.
La mortificazione dei circhi è usata dai gruppi di animalisti come motivo molto popolare per avere la possibilità di raccogliere fondi. Peraltro, alcune campagne molto attive per togliere gli animali nei circhi in UK ed in Europa sono state avviate di recente. La Royal Society per la prevenzione della crudeltà sugli animali e altri dimostrano di mancare di supporto scientifico per le loro campagne. Aggirare le argomentazioni seguenti è diventato per loro critico.

– La dr.ssa Marthe Kiley-Worthington’s nel 1990 effettuò uno studio commissionato dalla RSPCA e pubblicato in un libro (Animal in Circuses and Zoos: Chiron’s World?) e concluse che “è irrazionale assumere un atteggiamento basato sul presupposto che nei circhi gli animali necessariamente soffrano, a meno di non assumere lo stesso atteggiamento nei confronti di zoo, allevamenti, scuderie, canili, e qualsiasi altro sistema di detenzione di animali”. La dr.ssa Kiley-Worthingotn ha riferito durante un’audizione al Senato italiano tenutasi a marzo 2018 che i membri della RSPCA furono “inorriditi” ad ascoltare le sue conclusioni. Nell’arco di una sola notte si era trasformata da eroe in cattivo della situazione… Io personalmente ho assistito alla cattiveria degli attacchi lanciati contro di lei.

I miei undici articoli pubblicati in riviste scientifiche dal 1996 al 2010 e i rapporti all’USDA (Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti) forniti dal mio Istituto e finanziati dal Programma di cura degli Animali APHIS dell’USDA (il programma che prevede ispezioni nei circhi) evidenziano che nei circhi ben mantenuti il benessere animale è molto buono. Tutti i membri del mio gruppo erano inizialmente molto scettici a causa dei dogmi animalisti, ma hanno constatato che gli animali beneficiano degli stimoli, addestramento ed esercizio che ricevono nei circhi. Per esempio gli elefanti più longevi nel Nord America sono quelli dei circhi. Movimenti occasionali di dondolamento o movimenti delle zampe sono spesso collegati a una anticipazione del cibo, premi, trasporto o esibizione, e sono abitudini acquisite negli anni precedenti.

– Il Britain’s Radford Report (2007) conclude che non ci sono basi scientifiche per vietare gli animali nei circhi. Il Dipartimento per Environment, Food & Rural Affairs (DEFRA) istituisce un gruppo di sei accademici per esaminare le evidenze scientifiche. Gli animalisti in GB e in altri Paesi, in risposta, tentano allora di far vietare gli animali nei circhi sulla base di motivi “etici”. Di contro l’eticista dr. RonBeadle (docente di Organizzazione e Affari Etici presso la Northumbria University GB) argomenta che non ci sono basi etiche per un simile divieto, purché il benessere animale sia garantito.

– Di recente, il governo Gallese prova a verificare se ci sono motivazioni sufficienti per vietare gli animali dai circhi in Galles. Rebecca Evans, Ministro dell’Agricoltura e Alimentazione, incarica il Professor Steven Harris della Bristol University di:
“provvedere a effettuare una review (rassegna) indipendente sul web in merito al welfare animale, sia fisico che mentale, degli animali selvatici e/o non addomesticati nei circhi viaggianti e non viaggianti”.
“Il lavoro sarà condotto dal Prof S. Harris che dovrà considerare tutti gli aspetti relativi, acquisire un’ampia panoramica della letteratura scientifica disponibile e formulare una ponderata valutazione della stessa”.
Nel 2016 Harris dà forza agli attivisti con il suo report al governo gallese (Dorning, Harris, Pickett: Il welfare degli animali nei circhi viaggianti). Benché il gruppo di Harris faccia un’ampia rassegna, egli stesso ammette in una lettera aperta (29/7/17), che Gaia Angelini (LAV, Italia) divulga, come ha superato l’ostacolo dei tre autori esperti scientifici. Il metodo non è chiaro in base al rapporto originale del 2016 che elenca come primo autore un dottorando di Harris.
Harris dichiara anche che i libri e i report fatti da meno di tre esperti non sono considerati scientifici.
Così lo studio di Kiley-Worthington, il Report Radford e sei delle mie pubblicazioni sono stati ignorati, pur essendo stati valutati positivamente da un revisore indipendente convocato dalla Università di Bristol. In 40 anni da ricercatore, io non ho mai visto un compilatore di review omettere deliberatamente documenti di pari importanza in base a questi criteri! Il professor Harris ha poi riportato alcuni passaggi delle mie pubblicazioni rimanenti che avevano tre o più autori e non ha mai illustrato perché le sue conclusioni fossero più valide di quelle del mio team. Anche se ha dichiarato che il suo team non ha mai condotto ricerche sul campo in merito agli animali dei circhi.
Harris ha anche detto alla LAV Italia che “…non c’è bisogno di confutare in dettaglio gli argomenti di Friend”. Questo si riferiva a una osservazione che ho fatto all’università di Bristol e al governo gallese nel dicembre 2016, chiedendo come egli sia riuscito a ignorare tre lavori fondamentali in merito agli animali dei circhi che ho elencato prima. In scienza, gli Autori sono tenuti a presentare i lavori di altri ricercatori, e qualora le conclusioni siano opposte alle proprie, presentare e supportare le spiegazioni sul perché essi non sono d’accordo. Il rifiuto di Harris di far ciò sta incoraggiando la LAV italiana ed altri attivisti a continuare a perseguitare i circhi con animali invece di concentrarsi su altre, più importanti, strutture in merito al benessere animale.

Harris sostiene anche che “la differenza chiave tra i circhi ed altre strutture di detenzione di animali selvatici sta nella possibilità molto limitata da parte dei circhi di assicurare il benessere agli animali selvatici”. Viceversa, i circhi ben gestiti sono molto regolamentati e non necessitano di alcun miglioramento. Nel marzo 2018, io personalmente ho soggiornato un po’ di tempo ospite della famiglia circense Valeriu, presso un circo nel Nord Italia. Se Harris fosse del tutto obiettivo, avrebbe dovuto esaminare i circhi in prima persona. La famiglia Valeriu ha invitato i manifestanti che picchettavano davanti l’ingresso del circo a venire dietro le quinte così da verificare in prima persona le modalità di detenzione degli animali e le cure prestate agli stessi, in modo da non affidarsi ciecamente ai dogmi degli animalisti.

Harris chiude la sua lettera aperta sostenendo che i suoi studi “sono stati riconosciuti come aventi una robusta base scientifica”. Mi congratulo per questa molto attenta selezione di elementi dalla letteratura scientifica che ha passato in rassegna, ma sfortunatamente egli non ha concentrato la sua attenzione sugli aspetti veramente importanti relativi al benessere animale.

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La nota dell’Editore precisa che: “il seguente articolo è stato scritto dall’ Autore in risposta al tentativo recente di attivare un divieto per i circhi con animali in Gran Bretagna e in tutta l’Unione Europea. Il dr. Friends ha scritto altri articoli pubblicati su questa rivista in merito al comportamento e alla fisiologia degli elefanti soggetti a viaggi, lavori che sono stati persino utilizzati come prove in procedimenti giudiziari.
Benché le opinioni rappresentate qui di seguito possono non riflettere necessariamente le opinioni del Consiglio Direttivo della EMA o del Team Editoriale della rivista, esse mettono in risalto l’importanza di interpretare e divulgare con precisione la ricerca scientifica quando sono in fase di emanazione delle norme di legge che influenzano l’allevamento e la gestione degli elefanti”.
E, aggiungo io, nel caso italiano, non solo degli elefanti, ma di tutti gli animali al seguito dei circhi.
A conclusione, ricordo che il governo del Galles non ha comunque, fino adesso, emanato alcuna norma di divieto relativa all’uso di animali nei circhi.

Ettore Paladino
Medico Veterinario

Short URL: http://www.circo.it/?p=43013

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