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Suoni e colori nella casa del Papa

Foto Silvia Ottaviano

Circensi, fieranti, burattinai, artisti di strada, bande musicali, gruppi folcloristici, madonnari: il variopinto popolo dello «spettacolo viaggiante» ha colorato per due giorni le strade del centro di Roma fino al Vaticano, in occasione del pellegrinaggio organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti nell’ambito dell’Anno della fede.
Da venerdì 30 novembre a sabato 1° dicembre, migliaia di artisti e operatori di queste realtà, amate soprattutto dai bambini, si sono dati appuntamento nell’Urbe per vivere con il Papa una tappa importante e significativa del loro cammino quotidiano in giro per le strade di ogni latitudine. E se sono destinate a restare impresse nella memoria le immagini di Benedetto XVI che — durante l’udienza di sabato mattina — accarezza due cuccioli di leone, e quelle dell’antica giostra, del grande tendone e del teatro di burattini allestiti in piazza San Pietro, anche gli altri momenti del pellegrinaggio sono stati scanditi da quell’allegria che la gente dello spettacolo viaggiante è capace di trasmettere in modo contagioso: dalla messa di venerdì pomeriggio nella basilica Vaticana, celebrata dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del dicastero organizzatore, alla festa di spettacolo e musica offerta la sera in piazza del Popolo, in piazza San Silvestro e in piazza Farnese; fino al corteo snodatosi sabato mattina da Castel Sant’Angelo lungo via della Conciliazione.
Nell’Aula Paolo VI l’udienza è stata preceduta dallo spettacolo «Aspettando insieme il Papa», presentato da Ambra Orfei e coordinato da Alessandro Serena. Le esibizioni acrobatiche e coreografiche di professionisti provenienti non solo dall’Italia e dall’Europa, ma anche dagli Stati Uniti d’America, sono state accompagnate da bande musicali e gruppi folcloristici.
Al suo arrivo, Benedetto XVI è stato salutato dal cardinale Vegliò, che ha sottolineato come lo spettacolo viaggiante esiga «costante disponibilità al pubblico di ogni età e attenzione a rispettare la sensibilità di tutti, a osservare le normative dettate dalle amministrazioni pubbliche e ad adeguarsi alle disposizioni che, a livello locale, regolano la giusta interazione tra le persone. Se ciò non è sempre facile — ha aggiunto — tuttavia rimane il desiderio di costruire corrette relazioni che vincano pregiudizi e stereotipi, eliminando eventuali discriminazioni e marginalità».
In tale contesto — ha concluso il porporato — «le comunità ecclesiali con le caratteristiche di apertura e accoglienza insite nel messaggio evangelico, possono giocare un ruolo importante».
Alle toccanti testimonianze della clown tedesca Sonja Probst, del fierista francese Gérard Couasnon e del lunaparkista italiano David Degli Innocenti, sono seguite un’esibizione degli allievi dell’Accademia d’arte circense di Verona, guidati dal direttore Andrea Togni, e quella del maestro Mimmo Cuticchio, erede della tradizione dei cuntisti siciliani e dell’arte dei pupari, burattinai caratteristici dell’isola mediterranea. Particolarmente applaudito il momento in cui i domatori di note famiglie circensi hanno portato vicino a Benedetto XVI due leoncini: uno più docile, in braccio alla sua accompagnatrice; e uno più riottoso, e anche un po’ più cresciuto, al guinzaglio.
E mentre un gruppo di zampognari eseguiva caratteristiche melodie natalizie, al Papa sono stati donati un’enciclopedia della marionetta, una scultura in bronzo, un’icona, una piccola giostra, un circo in miniatura, alcuni quadri e una riproduzione del «Carro di Tespi»: rappresenta il primo artista che nel 50 avanti Cristo iniziò a esibirsi in spettacoli itineranti. Giotto lo dipinse sul lato orientale del campanile di Firenze.
All’omelia della messa celebrata venerdì pomeriggio, il cardinale Vegliò aveva definito i partecipanti al pellegrinaggio «artigiani di festa», portatori di gioia e speranza, invitandoli a rinnovare la professione di fede e ad accogliere l’appello del Papa per una sincera conversione a Cristo. «Alla sede del Successore di Pietro — ha detto loro — desiderate ribadire che la vocazione e la missione del mondo dello spettacolo viaggiante è quella di portare speranza e gioia all’uomo di oggi». Il porporato ha spiegato come l’incontro con Cristo sia «un evento che trasforma tutta la vita, un invito ad aderire a Lui e a lasciarsi coinvolgere totalmente nel suo disegno di salvezza».
Riferendosi alla liturgia del giorno, festa di sant’Andrea apostolo, il cardinale ha ricordato che egli è stato uno dei primi discepoli di Gesù e in quanto tale «missionario» fino alla testimonianza suprema del martirio. «Il Vangelo — ha detto — ci invita a guardare attentamente la fede e l’obbediente docilità dei primi discepoli, Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni. Come racconta san Luca, Gesù li chiama mentre essi si trovano sul loro posto di lavoro; ebbene, appena sentito il suo invito, subito abbandonano ogni cosa per seguirlo, senza esitare, senza tirarsi indietro». Da qui l’invito a impegnarsi per la diffusione del suo Regno: «Dio ha bisogno di ognuno di noi, della nostra risposta immediata e della nostra disposizione a comunicare agli altri le verità della fede e la bellezza della vita vissuta in comunione con Dio e nella preghiera. Comunicare la gioia che viene dalla fede e dall’incontro con la persona di Cri- sto è un dono e un compito imprescindibile di ogni discepolo di Cristo». L’evangelista Giovanni narra altri particolari su sant’Andrea — di cui ricorreva la festa liturgica — presentandolo come il primo missionario tra gli apostoli, «colui che ha vissuto con Cristo un profondo legame di familiarità». Infatti, ha detto il porporato, «dopo averlo incontrato, subito va a comunicare a suo fratello Simon Pietro di aver trovato il Messia. Lo spirito apostolico portò sant’Andrea a predicare il Vangelo anche in Grecia e in Asia minore. La sua vita fu una costante professione di fede, un incessante dichiarare che Gesù è il Signore, fino al martirio, fino alla morte in croce». Per questo, sant’Andrea insegna «che l’evangelizzazione, in ogni tempo e luogo, ha sempre come punto centrale Gesù, il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo».

L’Osservatore Romano, 2 dicembre 2012, pagina 12.

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