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Rodogell-Martini: il “metodo circo”

Da sempre i bambini prodigio attirano curiosità ed emanano fascino. Ma quasi sempre allo stesso tempo fanno sorgere domande sul metodo formativo. Qualche anno fa le immagini di alcuni istruttori cinesi che a tutti gli effetti maltrattavano dei giovanissimi allievi fece il giro del mondo e colpì al cuore molti spettatori che da quel momento si misero a guardare con sospetto tutti i piccoli artisti di circo del mondo, convinti che quel “metodo” di insegnamento fosse universale. Il fondatore dell’Accademia d’Arte Circense, Egidio Palmiri, in quell’occasione scrisse un articolo (pubblicato in quattro lingue) che denunciava tali metodi violenti prendendone le distanze.

Da sinistra, Darix Martini, Angela, Nicole, Yuri, Maicol, Kimberly Martini, Rene Rodogell e Adriano De Quadra (tutte le foto del servizio sono di Ahara Bischoff)

Da sinistra, Darix Martini, Angela, Nicole, Yuri, Maicol, Kimberly Martini, Rene Rodogell e Adriano De Quadra (tutte le foto del servizio sono di Ahara Bischoff)

Un’ottima occasione per fare il punto sulla questione è il recente successo planetario dei giovanissimi Maicol e Angela Martini. I figli di Darix Martini e di Sabrina Dell’Acqua sono diventati in breve tempo i due baby circensi forse più famosi in Italia e all’estero. E non solo fra gli addetti ai lavori, vista la partecipazione al Festival di Latina (ormai nel firmamento degli eventi più importanti al mondo) e la conquista dell’Oro al prestigioso festival New Generation dove la preziosa statuetta è stata loro consegnata dalle mani della Principessa Stephanie e della figlia Pauline che pare essersi presa a sua volta a cuore le sorti del mondo circense (per fortuna e con sollievo dello stesso). Ma i successi dei due giovani Martini sono andati anche al di là degli appassionati del settore, visto che Maycol ha iscritto già il suo nome ormai almeno un paio di volte nel famosissimo Guinness Book of Records. Inoltre il ragazzetto deve avere anche delle caratteristiche somatiche interessanti e peculiari, visto che di recente ha attirato l’attenzione del regista Matteo Garrone per un film sul medioevo, dove di certo non lavorava al trapezio. Per non parlare della foto con Papa Francesco ben nota ai lettori di questa rivista. Insomma, al momento, più bambini prodigio di loro, in ambito circense, davvero non si trovano. Interessante quindi partire da qui per affrontare il tema della formazione e sconfessare i catastrofisti che credono nelle “brutte maniere”.

Angela, Rene e Maicol

Angela, Rene e Maicol

I giovani protagonisti.
I primi a cui dare la parola sono proprio Maycol e Angela. Come vivete la vostra preparazione, il fatto di dovere allenarsi duramente ogni giorno? “Poter provare ogni giorno ed esibirci in pista è per noi fonte della maggiore gioia possibile. Togliamo volentieri ore al gioco per investirle nelle prove o nel lavoro. Ma forse è sbagliato dire così. Per noi provare o esibirci è un gioco, in quanto al divertimento che ne possiamo trarre. Invece di giocare a nascondino, alle bambole o a calcetto, preferiamo provare. Ma è un gioco che prendiamo molto sul serio. Ogni giorno proviamo alcune ore la mattina ed alcune nel pomeriggio. Abbiamo ben presto imparato che provare rappresenta un “investimento sicuro”. Ovvero il sudore che versiamo durante le prove ci torna poi in esperienza e capacità durante le esibizioni. Pari pari. Le correzioni che il nostro istruttore Rene Rodogell fa ai nostri errori le capiamo perfettamente quando ci esibiamo e constatiamo che i suoi avvertimenti e consigli si materializzano sotto i nostri occhi. Passo per passo, fisicamente. Per noi provare e lavorare sono le due cose più belle al mondo. Ci rendiamo conto di essere dei giovani fortunati, sia rispetto ai nostri coetanei fermi che rispetto ad alcuni altri bambini circensi che magari non hanno avuto in sorte di avere dei genitori che li hanno appoggiati e di trovare un istruttore così preparato e serio.”

Si lavora, si studia e ci si diverte, anche con una bella e rilassante partita a bigliardino

Si lavora, si studia e ci si diverte, anche con una bella e rilassante partita a bigliardino

Padre e sostenitore.
Importante anche la voce del papà dei ragazzi, Darix Martini. “Io credo che il successo che i miei figli stanno raccogliendo ultimamente sia frutto di numerose fortunate circostanze che sono accorse contemporaneamente. Intanto (mi prendo forse qualche merito) la presenza di due genitori, io e mia moglie Sabrina, che hanno da sempre appoggiato i sogni dei figli. Poi anche la fortuna commerciale del nostro complesso che ci ha permesso di poter sostenere tali sogni anche in maniera concreta. A seguire la voglia dei due ragazzi supportata da uno stato di forma ottimo e direi anche da un certo innegabile talento. Infine la buona sorte di avere incontrato Rene Rodogell, un istruttore che, lo dico senza nessuna intenzione di blandirlo, si è rivelato dotato di caratteristiche formative uniche, non solo nelle dure discipline che insegna, ma più in generale verso certi valori umani e direi cristiani che pur essendo molto presenti sotto i tendoni del circo, non sempre magari vengono predicati e seguiti in maniera così attenta.
So che molte persone estranee al nostro mondo possono pensare che i bambini siano forzati a provare o a lavorare. Ma posso garantire che è esattamente il contrario. I giovanissimi del nostro circo (e ho potuto constatare che ciò avviene anche altrove) esprimono un desiderio di provare ed esibirsi vivissimo. Pensate che la “minaccia” per i bambini che fanno piccole birichinate o non fanno i compiti è quella di non farli partecipare alle prove o, addirittura, allo spettacolo. Funziona, eccome, è il miglior deterrente per farli restare sulla “retta via”. E pensare che il nostro circo, sin da quando lo dirigo io, ovvero dal 1995 dopo la scomparsa prematura dei miei genitori, non ha mai avuto una grande tradizione di trapezio volante. Circa quattro anni fa abbiamo avuto con noi i Valeriu e abbiamo cominciato a pensarci. Poi abbiamo ingaggiato in maniera estemporanea e discontinua alcuni porteur o agili e cominciato a provare. Ma erano davvero i primi passi, tanto che per un periodo abbiamo deciso di “raccontare” questa nostra esperienza al pubblico. Lo spettacolo iniziava proprio con la rete montata e con gli artisti, piccoli o grandi, che si “slanciavano” ed eseguivano dei semplici esercizi. Il presentatore era Rudy Bisbini, dotato di una buona dialettica, che illustrava agli spettatori questo momento di vita vissuta del circo: le prove.”

Maicol Martini insieme al maestro Rene e al porteur Adriano De Quadra

Maicol Martini insieme al maestro Rene e al porteur Adriano De Quadra

Il Maestro messicano.
È fuori discussione la centralità dell’istruttore Renè Rodogell, già artista ad ottimi livelli con la troupe composta con fratelli e famigliari negli anni ’90, ingaggiati in case di prestigio come Krone, Ringling e molte altre ancora, proprio con i numeri di bascula e trapezio volante.
“Posso dire di essere stato a mia volta estremamente fortunato ad incontrare Darix Martini, il quale ha voluto mettere nelle mie mani il dono più prezioso che lui e la moglie abbiano avuto, i loro splendidi figli.
Prima di raccontare delle modalità tecniche della formazione ci tengo a dire che si tratta soprattutto di un’attitudine verso l’allievo. È importante che il piccolo veda nell’istruttore una figura particolare che riassume le caratteristiche più importanti delle altre figure che fanno parte del suo universo di fanciullo. Il formatore deve quindi avere il carisma e l’influenza del genitore (figura di primo piano) ma, allo stesso tempo, anche la complicità e la confidenza dell’amico coetaneo. Io cerco di ottenere questo risultato mettendomi allo stesso livello dei miei allievi. Sia da un punto di vista fisico, che mi porta spesso ad abbassarmi in modo da avere il mio sguardo allo stesso piano loro. Sia dal punto di vista del confronto, che mi porta sempre a condividere con loro anche a parole ogni fase del processo di formazione. Ecco, questo essere un po’ come un fratello maggiore (ma senza nessuna pretesa di prevaricazione) è la principale scintilla che anima il mio lavoro e un po’ la mia innata filosofia di istruttore. Questa specie di strategia naturale sfocia anche nel voler essere un compagno di vita per i ragazzi sotto altri aspetti. Spesso andiamo tutti insieme a fare qualche bella gita di formazione. Visitiamo complessi stranieri, affrontando anche lunghi viaggi. Come nella tradizione della grande famiglia del circo siamo accolti sempre benissimo, e dopo i recenti successi, anche con una certa curiosità. Con i ragazzi abbiamo visitato l’Accademia d’Arte Circense di Verona, dove siamo stati accolti benissimo dal fondatore Egidio Palmiri e dal direttore Andrea Togni. Un’esperienza esaltante. Personalmente ho una sconfinata ammirazione per le persone che insegnano, perché credo che abbiano una dedizione superiore alla norma. Certo i ragazzi che restano a Verona fanno il sacrificio di stare lontani dalle famiglie, ma allo stesso tempo hanno il vantaggio di avere a disposizione una struttura unica al mondo. Altre volte, più semplicemente, visitiamo a fondo le bellezze culturali, religiose e architettoniche dei luoghi che visitiamo con il circo, cose che spesso sfuggono a chi è alle prese con le numerose attività di lavoro quotidiano.
Devo dire che mi sono trovato alle prese con dei giovani che da subito ho capito essere naturalmente predisposti, dotati di un grande talento spontaneo e inclini ad ascoltare i suggerimenti. Inoltre ho avuto a disposizione da parte dei genitori ogni supporto concreto di cui potessi avere bisogno. In particolare per quanto riguarda l’attrezzistica, che spesso, anche se può sembrare strano, è centrale nel determinare il successo di un metodo di formazione.
I tanti trofei conquistati dai giovani Martini

I tanti trofei conquistati dai giovani Martini

Dal punto di vista tecnico abbiamo iniziato dal trampolino elastico. Si tratta di una disciplina che ti permette di prendere un ottimo controllo del tuo corpo e di apprendere le tecniche di “girare” i salti mortali come poche altre. Sia da solisti con l’effettuazione di salti mortali di ogni tipo, ingruppati, a corpo disteso, in piroetta, etc., sia in coppia o in gruppo con gli arrivi in colonna o i salti a più persone sincronizzati. Insomma un’ottima palestra per il trapezio volante. Certo, una volta che si sale in alto pur con un’ottima preparazione preventiva, le cose comunque cambiano. Prima di tutto è la stessa altezza che può rappresentare un problema, serve avere una certa dose di coraggio che è diverso dall’incoscienza. Poi bisogna cominciare a prendere confidenza con gli attrezzi del mestiere. Il trapezio in sé è uno strumento tanto affascinante quanto complesso, va preso sul serio. Tenere in mano l’asta per molto tempo provoca dei calli nel palmo della mano (ben noti ai praticanti della professione) che a volte ricordano le stimmate. Perdonatemi l’accostamento profano, soprattutto per me che sono cattolico cristiano praticante e che cerco di trasferire questi valori alle persone che mi circondano. Ma le mani possono sanguinare se non si pratica per un po’. È come se il nostro corpo ci “costringesse” a restare sempre in allenamento.
Comunque con questi metodi i ragazzi, e in particolare Maycol, hanno raggiunto livelli straordinari che stanno per altro migliorando di giorno in giorno. Il primo triplo salto mortale lo ha preso a 10 anni e un giorno. Di recente ha preso il quadruplo ed è finito di nuovo sul Guinnes dei primati. Ma il suo desiderio di migliorarsi è insaziabile. Qualche giorno fa ha sbagliato il triplo un paio di volte di seguito ed aveva enorme disappunto. La sua costanza e la sua passione sono rare e si traducono in una grande applicazione durante le prove.
Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi artisti come David Larible, Gunther Gebel Williams, Miguel Vasquez (solo per citarne alcuni) ed ho potuto constatare che si tratta di persone con alti valori umani e solidali, che cerco di trasmettere senza sosta.”

Kimberly Martini

Kimberly Martini

La vita del Circo.
C’è da dire che Maycol e Angela sono inseriti in un contesto, quello della vita circense, che ha delle caratteristiche che indubbiamente contribuiscono a forgiare il carattere dei giovani. Il complesso di Darix Martini consta di circa 130 persone fra personale amministrativo, tecnico, artistico e ovviamente gli immancabili accompagnatori, visto che ci sono molti nuclei famigliari.
L’accogliente chapiteau tiene 1.500 posti e vanta uno spettacolo scorrevole di sicura resa sul pubblico. C’è un’orchestra di sei elementi che sembrano divertirsi nel fare il proprio mestiere, cosa purtroppo non sempre scontata. Il cast viene sapientemente usato in varie coreografie che riempiono la pista.
Gli animali formano una parte importante dello spettacolo. Molto ben formato e presentato il gruppo di frisoni olandesi nero notte presentato da Daniel Martini che esegue un repertorio di passaggi classici molto ampio e in maniera fluida ed elegante. Gladys Medini presenta i pappagalli ammaestrati col marito Philippe Cerosimo e con un ritmo latino che rende il numero molto vivace. Le tigri di Victor Hubert e l’alta scuola di equitazione confermano la vocazione del tutto classica del complesso. E il quadro misto che comprende gli animali esotici e culmina con l’elefante conquista l’ammirazione di tutti gli spettatori.
Per quanto riguarda la parte comica il Darix Martini ha sempre prestato attenzione ad accaparrarsi i giovani più promettenti del panorama italiano. Questo complesso è stato fra le palestre più importanti e trampolino di lancio per Davis Vassallo (ora da Ringling) e ora vanta fra le proprie fila il giovane e appassionato Fiorino Bizzarro con una serie di riprese molto efficaci in questo ambiente, fra le quali si distingue un numero dei piatti presentato in una versione molto personale. Questo è da sempre il segreto: sapere proporre dei classici ma in maniera propria.
Lo spettacolo è poi completato da diversi numeri tra i quali tessuti, trasformismo e ruota della morte. Ma sono i numeri ai quali partecipano i giovanissimi a riscuotere forse il maggiore esito. Nelle cinghie Maycol comincia a manifestare la trasformazione da bambino prodigio ad artista con una propria personalità. Infatti superata l’età in cui si fa comunque simpatia sul pubblico si devono mostrare doti innegabili di entertainer e pare proprio che Maycol ne disponga. La bascula, allestita da Rodogell in una settimana quasi per gioco, porta in pista un’altra ventata di energia ed allegria con ritmi latino americani e tanti giovani. Il piatto forte dello spettacolo sono i volanti con la meraviglia di Maycol che vola come i grandi della disciplina.
Di recente anche Walter Veltroni è stato al circo di Darix Martini, perché quella di Maicol sarà una delle storie del nuovo docu-film dedicato ai bambini e realizzato dall'ex segretario del Pd e ministro

Di recente anche Walter Veltroni è stato al circo di Darix Martini, perché quella di Maicol sarà una delle storie del nuovo docu-film dedicato ai bambini e realizzato dall’ex segretario del Pd e ministro

Ma quello che si respira è un forte senso della comunità. Tutti sono impegnati in svariate attività. La stessa piccola Angela dà una mano persino in cassa. Nelle piazze di fango o nell’emergenza non c’è bisogno di richiamare all’ordine i collaboratori. Proprio come su una nave nella tempesta tutti accorrono e sanno benissimo qual è il loro compito specifico in quella situazione e in quel momento. È una maniera unica di girare il mondo e di conoscerlo lavorando. Capire che la vita va presa con passione ma che tutti devono lavorare ogni giorno per conseguire il risultato di vivere sereni con la propria famiglia.
È questo forse il contesto migliore dove forgiarsi per essere non solo i più forti giovani trapezisti del mondo, ma anche e soprattutto persone migliori.

Alessandro Serena

L’articolo è stato pubblicato sulla rivista Circo agosto-settembre 2014

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