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Riflettori sugli “altri” festival

Le sorelle Azzario (Foto Montecarlo Festival)

Gennaio e febbraio sono i mesi dei festival. Dopo il più importante di tutti, Monte Carlo, appena conclusosi con una bella affermazione delle sorelle Azzario diplomate all’Accademia di Verona, tocca a Parigi e a Budapest. Così in un paio di settimane la variegata comunità mondiale del circo si sposta fra le tre città alla scoperta di nuovi od affermati talenti, per concludere affari di vario genere e più in generale per fare il punto sulla situazione da molti punti di vista.

Il Duo Paradise al Demain (foto MT Cardoso)


Il Festival du Cirque de Demain di Parigi è la manifestazione più antica (nata insieme a quella monegasca) e con la mission più chiara. È stata fondata da Dominique Mauclair, leggendaria figura di “ambasciatore mondiale del circo”, impegnato per un quarto di secolo a viaggiare per tutto il mondo a conoscere le scuole di circo più piccole e sconosciute, come inaccessibili monasteri tibetani. Lui e la moglie Isabelle hanno rappresentato per anni un punto di riferimento imprescindibile per giovani circensi di ogni parte della terra. Da qualche tempo il comando è passato all’equipe di Alan Pacherie,

Dominique Mauclair

fra i più dinamici imprenditori francesi della nuova generazione, affermatore del genere neoclassico con le sue colossali produzioni sotto al Phoenix, il più grande chapiteau itinerante d’Europa (o del mondo). Certo la precedente ambientazione era più fascinosa, il Cirque d’Hiver, lo stabile dei fratelli Bouglione, ma l’enorme capienza del colossale tendone permette di raggiungere più facilmente il punto di bilancio, in precedenza spesso in rosso.
La manifestazione è assai coerente con il suo intento. Il festival del circo del domani è alla costante ricerca delle stelle del futuro.

Viktor Kee

Non solo perché protagonisti sono per lo più giovani o giovanissimi artisti, ma perché si concentra sulle nuove estetiche, sulla sperimentazione, sull’avanguardia. Si tratta di un momento campale per scoprire le nuove tendenze. E non è un caso che spesso vincere a Parigi proietta gli artisti nell’olimpo dei grandi circuiti e molto di frequente garantisce la partecipazione al festival “maggiore”, quello monegasco.

Baraka Juma Ferouz, Tanzania, in un bel numero di monociclo (foto Le Parisien)

Qui sono stati scoperti i primi exploit all’epoca quasi bizzarri del Circo Roncalli. O quelli avveniristici del Cirque du Soleil. Ma anche le belle realtà di scuole lontanissime sia dal punto di vista geografico che di collocamento nei soliti giri. Qui si sono affermati maestri come Anatoly Zalewsky, Viktor Kee e moltissimi altri.
L’Italia non ha mai frequentato molto questa kermesse, anche se in passato ha dato alcune perle (come i fratelli Peres). Anche quest’anno saranno protagonisti giovani di ogni parte della terra.

I fratelli Peres

Accanto a nazioni che da sempre investono nel circo contemporaneo, come Francia, Ucraina, Canada, Belgio, ci sono nazioni dove il classico la fa da padrone come la Cina o la Russia e parti del mondo col tasso di sviluppo circense a doppia cifra, come la Tanzania, il Congo e Cuba.
Altra storia quella del Festival di Budapest, nato a metà degli anni ’90 sulla scia del successo delle kermesse italiane (Verona e Genova), deve il suo destino alla figura di Istvan Kristof, direttore per 25 anni del Circo stabile della capitala magiara, suo scopo è anche quello di riportare l’attenzione delle istituzioni del suo paese su questa antica ma spesso trascurata forma d’arte. Per la posizione peculiare questa rassegna si è sempre distinta come un portale, un’interfaccia, fra ovest ed est, con cast sempre piuttosto solidi ed equilibrati fra tradizione e modernità. Dopo Monte Carlo è probabilmente la rassegna che attira il maggior numero di operatori da tutto il mondo che spesso qui fanno “acquisti”, per cui fare bella figura in Ungheria significa assicurarsi qualche anno di contratto.

Kristian Kristof ha lasciato la direzione artistica del festival di Budapest

Quest’anno è però successo qualcosa che ha turbato la consueta serena ed allegra aspettativa verso la rassegna. Pochi giorni fa è arrivata infatti, del tutto inaspettata, la notizia delle dimissioni del direttore artistico Kristian Kristof, figlio del citato Istvan. Kristian aveva da anni investito tutto se stesso nel perfezionamento del festival. Grazie ai suoi numerosi contatti in tutto il mondo era riuscito a far diventare la rassegna un punto di riferimento importante e sempre in progresso per quanto riguarda gli standard qualitativi, artistici, tecnici e logistici. L’annuncio è arrivato a ciel sereno. Addirittura fra gli operatori era diffusa la convinzione che Kristian avrebbe preso il posto del padre il cui contratto come direttore dello stabile è in scadenza fra poche settimane. All’origine di questa brusca interruzione il contrasto con il nuovo direttore della Maciva (l’organizzazione nazionale per il circo e per il varietà) che avrebbe proposto un rinnovo di pochi giorni, giusto per terminare la complessa organizzazione del festival. Kristian ha preferito rinunciare. Nel mondo del circo c’è stato un subbuglio, molti artisti ed operatori hanno annunciato che per solidarietà non avrebbero partecipato alla rassegna.

Istvan Kristof

Sono stati i Kristof a togliere tutti dall’imbarazzo con un comunicato ufficiale nel quale pregano tutti ad accorrere a Budapest, anche in virtù dell’impegno di una vita di lavoro per le arti del circo e per il loro sviluppo.
Gli stimoli al rinnovamento sono sempre benvenuti in ogni settore, quindi anche quello circense, e c’è da augurare lunga vita al circo ungherese e buon lavoro ai nuovi responsabili. Ma era proprio necessario privarsi in un colpo solo del fondatore e del direttore artistico ad un paio di settimane del debutto? Due persone per altro che hanno sempre dimostrato entusiasmo, talento e professionalità nei loro compiti.
Così quest’anno quando i vincitori alzeranno i trofei al cielo, il ringraziamento di tutti andrà anche a coloro che hanno reso possibile questa bella iniziativa. Viva il circo e viva chi gli dedica la vita intera.
Alessandro Serena

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