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Piccoli sogni crescono: la scuola di circo di Paride Orfei

Lo chapiteau che ospita la scuola del Piccolo circo dei sogni a Peschiera Borromeo

Lo chapiteau che ospita la scuola del Piccolo circo dei sogni a Peschiera Borromeo

Nei dintorni di Milano, per quanto ormai il capoluogo lombardo non sia più considerato una bella piazza, capita spesso di intravedere qui e là piccoli e medi chapiteau di circhi che stanno effettuando la loro tournée. Ce n’è uno però che in tutto e per tutto è uguale agli altri se non che è fermo da sette anni. Si trova a Peschiera Borromeo, a cinque minuti di auto dalla fermata metropolitana milanese San Donato, inserito in un’area verde, con il suo chapiteau blu e bianco, la biglietteria, la segreteria e dalla strada si intravedono anche le carovane. In realtà questo circo non è più un circo, ma una scuola: si tratta del Piccolo Circo dei Sogni ed è stato creato da Paride Orfei e dalla moglie Snezhinka Nedeva con il supporto di Nando e Anita Orfei. Di fatti il circo, in tutto e per tutto identico ad un tradizionale complesso, è stato realizzato con tutto il materiale che era appartenuto al Circo di Nando Orfei. Questa felice esperienza della scuola di circo Orfei si avvia dopo un primo esperimento effettuato da Paride e Ambra Orfei con il Comune di Milano presso gli spazi dell’Idroscalo. Dopo questa prima esperienza, infatti, a seguito di rivolgimenti politici come l’insediamento della giunta di Penati, Paride decide di tentare un secondo esperimento con il comune di Peschiera Borromeo: “In realtà la mia idea era quella di creare una scuola di circo o a Roma o a Milano, comunque all’interno di una grande città. Però all’epoca mio figlio andava in seconda elementare e frequentava le scuole qui a Peschiera per cui non volevo fargli interrompere gli studi e così ho pensato di fare un progetto di soli tre anni legato a questo territorio”.
Paride Orfei con gli allievi della scuola

Paride Orfei con gli allievi della scuola

Era il 2005 e si cominciò con pochi iscritti, poi però quello che doveva essere un progetto limitato nel tempo crebbe sempre di più e dai 15 allievi iniziali si è arrivati ai quasi 300 di oggi. “Dopo i primi 3 anni abbiamo deciso così di continuare su questa linea e ci siamo ampliati sempre di più. Se all’inizio gli insegnanti eravamo soltanto io e mia moglie adesso contiamo già un buon corpus di docenti che ci permettono di conservare un ambiente familiare ma allo stesso tempo di coprire la quasi totalità delle discipline circensi. I docenti di oggi sono Snezhinka Nedeva, bulgara, moglie di Paride, con alle spalle anni di ginnastica artistica e una borsa di studio ottenuta presso la Scuola di Circo russa di Yuri Nikulin alla quale è seguita una pluriennale esperienza in vari circhi internazionali; Guo Yajun, cinese (“per comodità noi lo chiamiamo Cin”, dice Paride) che insegna tutte le discipline legate all’acrobatica e al corpo libero; Massimo Bellai, giocoliere e artista; Mary Zuzzu (ex allieva della scuola) si occupa di funambolismo. Poi c’è Paride, un po’ il generale di tutto, insegna acrobatica e trapezio. Dall’anno prossimo, cioè da quando l’area dedicata alla scuola beneficerà di nuovi metri quadri in più, verranno attivati anche i corsi di trapezio volante e di equitazione anche in chiave sociale nella sua variante denominata ippoterapia. Già da quest’anno è stato introdotto anche il corso di pole dance, per mantenere sì la tradizione delle arti della pista, ma anche per avere un occhio di riguardo verso le novità: “Se dopo tutti questi anni siamo ancora qui è dovuto in parte alla buona qualità dell’insegnamento, ma in larga parte anche al fatto che se non proponi cose nuove, se non sai essere accattivante, rischi di perdere gli allievi. E noi possiamo vantare di avere una trentina di allievi che sono con noi dal primo anno, erano ragazzini e oggi alcuni di loro sono finiti anche a lavorare in teatro e in qualche circo come artisti”.
circo-dei-sogni-paride-orfeiDunque gli ingredienti sono dei buoni maestri, una vasta offerta didattica che copre tutte le età (dai quattro anni in poi), la vicinanza con una grande città, ma soprattutto il fatto di essere in un circo. E’ qui che l’esperienza si rivela differente dalle altre tradizionali scuole di piccolo circo: “Oggi come oggi la cultura del circo è molto diffusa, e lo è soprattutto quando si parla di tecniche quali la giocoleria o le discipline aree, divenute molto di moda da qualche anno a questa parte. E’ con questa curiosità che molti ragazzi si avvicinano alla nostra scuola, per apprendere queste tecniche. Ma siccome noi non siamo una scuola di arti circensi, bensì di circo, mentre apprendono le arti gli allievi entrano in contatto con il nostro mondo, respirano la nostra aria, un’atmosfera che abbiamo voluto ricreare a cominciare dagli spazi”. E ritorniamo quindi al circo che non è un circo: molta gente passando davanti alla scuola si fermava per curiosare e domandare se quello fosse un circo e quando ci sarebbe stato spettacolo. Dentro si entra in una tradizionale pista attrezzata per tutte le discipline e passando da dietro le quinte si entra nel normale backstage di un qualsiasi altro circo, cui certe funzioni sono in parte cambiate: le carovane che si trovano a ridosso dello chapiteau ad esempio sono ora adibite a spogliatoi e magazzini per l’attrezzatura, ma basta andare avanti di qualche passo per trovare un piccolo recinto dei cavalli e i campini normalmente abitati, ad esempio da Anita e Nando Orfei quando sono di passaggio qui a Milano. Infatti i genitori di Paride sono un’altra colonna portante di questa scuola, sono loro che insieme all’ambiente hanno contribuito a far respirare quell’aria di circo ai ragazzi che qui studiano: “Mia mamma era un’equilibrista su filo e spesso, durante le ore di funambolismo, viene anche lei per seguire i ragazzi e dare i suoi consigli. D’altra parte anche mio padre è un’istituzione, quando si mette a parlare coi bambini e a raccontare le storie sembra che si metta a narrare una favola. Certo anche io ho le mie storie, i miei bei cinquant’anni nel circo li ho trascorsi e qualcosa l’ho imparato”. In fondo la tecnica del circo, senza la vita che in esso si respira, rischia di essere tutto fuorché una favola da vivere.

Stefania Ciocca

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