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Io Donna… sotto il tendone/1

Erin Morgenstern

ALLA MAGIA LEI CI CREDE. Be’, ci mancherebbe… Solo poco tempo fa lavorava in un ufficio, addetta alle fotocopie. Oggi, a 33 anni, ha esordito (e fatto il botto) con Il circo della notte: da settembre nella classifica dei libri più venduti del New York Times, tradotto in 30 Paesi, già pronto a diventare un film per la stessa casa produttrice di Twilight. «Cose straordinarie possono accadere: il mio successo ne è la prova» ammette Erin Morgenstern. Che non si spaccia per una con la scrittura nel sangue (i primi amori sono stati teatro e pittura), ma ha saputo mixare alla perfezione elementi di sicuro appeal: i protagonisti del romanzo, Celia e Marco, sono due maghi (vedi alla voce: Harry Potter), vivono una storia d’amore contrastata (vedi Twilight, e poi su su fino a Romeo e Giulietta), si muovono nella Londra vittoriana (vedi Charles Dickens). Il tutto nella cornice di un circo singolare (non a caso si chiama Cirque des Rêves, dei sogni): apre di sera e chiude all’alba, è in bianco e nero, offre attrazioni come il Giardino di Ghiaccio, il Labirinto, l’Occhio delle Stelle.
Perché scegliere questa location? Una passione infantile?
No, non ho mai amato particolarmente il circo (anzi: sono piuttosto scettica quando uno mi dice che va pazzo per i clown). In compenso, adoro il palcoscenico: ho studiato teatro allo Smith College (l’elitaria università di Northampton dove si sono laureate da Sylvia Plath a Gloria Steinem e Julia Child, ndr), mi piacciono gli spazi destinati agli spettacoli dove il pubblico può “immergersi” nelle performance. In realtà ero alle prese con una trama diversa e mi stavo annoiando: ho deciso di mandare i personaggi al circo e, all’improvviso, è diventato più interessante…
I lettori hanno apprezzato.
Forse perché il circo suscita la meraviglia, dà l’impressione di trovarsi in un altro mondo, permette di godere da vicino visioni e suoni straordinari. È un ambiente molto “sensoriale”, ha sapori e odori.
Come mai la love story tra due maghi? Un’influenza harrypotteresca?
Ho sempre amato la magia, trovo affascinanti i tradizionali illusionisti sul palco con i conigli nel cappello a cilindro. E amo anche Harry Potter, per quanto non sia stato una lettura formativa: quand’ero adolescente io, non c’era ancora questo filone di romanzi rivolti ai ragazzi. Ho scoperto J.K. Rowling a 21 anni, preparando un seminario all’università; a 12 leggevo Stephen King.
E questo spiega il lato dark della storia, compresi un paio di omicidi.
Forse c’entra pure la mia predilezione per le favole dei fratelli Grimm: quelle originali, gotiche e violente, non quelle riviste da Disney… La mia preferita in assoluto, a ogni modo, è di Hans Christian Andersen: La regina delle nevi.
Leggeva tanto, da piccola.
In effetti… Mia madre era bibliotecaria in una scuola elementare, sono ancora affascinata dai libri illustrati. Da bambina ho passato lunghe giornate immersa nelle novelle o giocando da sola (mia sorella ha cinque anni meno di me), il che ha avuto un vantaggio: mi ha costretto a sviluppare l’immaginazione.
Anche il posto in cui ha abitato a lungo, in Massachusetts, dovrebbe averle stimolato l’immaginazione: Salem è nota come il posto delle streghe.
Ho adorato viverci… Non sono in grado di valutare se abbia avuto un’influenza diretta sulla mia ispirazione. Di certo era bellissimo avere attorno un posto così pieno di storia e magia mentre stavo creando.
Perché, allora, non ambientarlo lì, invece che in Inghilterra?
L’Inghilterra mi sembrava appropriata per il periodo storico in cui ho collocato una parte significativa del libro (che va dal 1873 al 1903, ndr), comunque il circo raggiunge svariati posti: Parigi, Basilea, Costantinopoli, il Cairo e una città che conosco bene: Concord, nel mio Massachusetts. Sa una cosa strana? Quando ho scritto il romanzo non avevo mai viaggiato fuori dagli Stati Uniti! Non è che dopo abbia girato tanto: sono stata a Londra e Amsterdam per presentarlo.
Nel frattempo non ha rinunciato alla pittura. C’è un fil rouge tra il suo lavoro come artista visuale e come scrittrice?
Credo che un collegamento ci sia, benché talvolta io dica che scrivo quel che non posso dipingere e dipingo quel che non posso scrivere… Nelle mie opere tutto ha una qualità eccentrica e un po’ dark.
Raffigura spesso tarocchi, e nel romanzo inserisce un personaggio che li legge, in uno dei tendoni… È un’esperta?
Sul tavolino vicino al computer ne tengo un mazzo – scrivo a casa, non sono un tipo che lavora nei caffè perché mi distraggo troppo facilmente – e, quando mi sento bloccata, alzo una carta per vedere se mi arriva la scintilla.
Il suo romanzo deve molto al “passaparola” in rete, e i fan hanno due fissazioni. Vorrebbero che fosse il primo di una serie…
Non è stato scritto con questa intenzione, preferisco che abbia una sua fine perché troppi libri di questi tempi non ce l’hanno… Però ci sono un sacco di storie da raccontare sul e attorno al circo: non sono contraria all’idea di ispirarmi ancora al suo universo.
…e reclamano a gran voce Tim Burton come regista del futuro film. Che cosa ne pensa?
Inverità sono più eccitata all’idea di vedere i costumi! Ovvio, Burton avrebbe il suo perché a livello artistico… Su una cosa però ho le idee chiare: la colonna sonora. Vorrei che ci fosse una canzone di Florence & the Machine.
Progetti?
Ho iniziato a pensare a un nuovo romanzo: una specie di Alice nel paese delle meraviglie dal sapore noir… Mi sto divertendo da morire!
Come l’ha cambiata la popolarità?
Ha cambiato la mia vita: un sacco di conoscenze, di viaggi, di attenzione in più. Non sono sicura che abbia cambiato me… Spero di no. Ho gli stessi sogni di un tempo (comprarmi una casa, innanzitutto) e mi diverto con la stessa semplicità: una puntata di Downton Abbey (la serie cult inglese con Maggie Smith, ndr) sorseggiando pinot nero… Per me è la serata perfetta.
Qual è il segreto del suo successo?
Non saprei… Avevo questa storia in testa dal 2005, quando ho partecipato a un concorso di scrittura per dilettanti (il National Novel Writing Month, ndr), ho tentato di raccontarla meglio che potevo. Ci sono voluti parecchi tentativi: ho inviato il manoscritto a 36 agenti, per la precisione. Non mi sono arresa davanti ai rifiuti. Ecco, forse la testardaggine è il mio segreto.
Io Donna
28 gennaio 2012

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