Il megafono

Palmiri: “Dove sono i nostri interlocutori?”

Il contenuto dell’intervista al presidente Egidio Palmiri pubblicata sul “Giornale dello Spettacolo” del 23 aprile 2010.

Incontriamo Egidio Palmiri, il presidente dell’Ente Nazionale Circhi (Enc), a Verona presso la sede della sua “creatura”, l’ Accademia d’arte Circense, mentre è in corso l’ “open day” in occasione della prima“Giornata Mondiale del Circo” del 17 aprile promossa dalla Principessa Stephanie di Monaco e dalla Federation Mondiale du Cirque. Una giornata di festa che doveva servire a porre all’attenzione dei media e del pubblico di tutto il mondo la dimensione culturale del circo. Nella città scaligera l’iniziativa – realizzata di concerto col “Centro Educativo” diretto da Antonio Giarola e col “Club Amicidel Circo” – ha incontrato un insperato riscontro.

Presidente Palmiri, il 25 marzo si è svolta l’assemblea dell’Ente Circhi. Quali umori ha registrato tra i suoi associati?

“Sono preoccupati e sfiduciati, non tanto per la crisi che  colpisce tutto il mondo e tutti i settori, ma per  il dilagare di una burocrazia che complica la vita dello spettacolo itinerante in modo sempre più pesante, oltretutto con costi praticamente insostenibili. Ciò nonostante la stagione invernale per i circhi italiani non è stata peggiore della precedente. Gli spettatori non sono diminuiti, ma purtroppo le spese di gestione sono aumentate, in particolare quelle per il carburante necessario non solo per gli spostamenti, ma per il riscaldamento ed i gruppi elettrogeni. Nel corso dell’assemblea abbiamo analizzato, innanzi tutto, la situazione generale. Devo dire che in 54 anni di presidenza non mi ero mai trovato con dei politici – come quegli attuali  – che ignorano il settore del circo. In passato ho sempre avuto un interlocutore al quale rivolgermi , anche se più o meno interessato , per esporre le nostre esigenze. Purtroppo, adesso sembra non sia così. Per fortuna la categoria può contare su dei dirigenti al ministero che fanno il possibile per rimediare a questa carenza, ma purtroppo i loro “poteri” sono limitati. Il completo disinteresse , che forse però non riguarda solo il circo, è comprovato dal fatto che da diversi anni i criteri di assegnazione e ripartizione del Fus ai circhi sono rimasti sostanzialmente invariati. Detto ciò, non sono nemmeno soddisfatto della nostra assemblea sia in relazione al numero limitato dei partecipanti sia per il clima poco coinvolgente che si respirava. E non mi può consolare il fatto che anche alle ultime elezioni si sia registrata una forte astensione. C’è bisogno di una marcia in più”. 

Dall’assemblea è nata l’idea di convocare presto gli Stati generali del circo italiano. Da cosa è nata quest’esigenza?

“Dalla coscienza che è diventato indifferibile mettere a punto una serie di azioni per far fronte alla situazione attuale. Prima di tutto, è necessario ampliare i confini. Penso che non si possa andare avanti facendo ricadere i benefici dell’attività dell’Ente anche sui circhi che non sono associati. O si affrontano insieme onori e oneri, oppure sarà meglio, ad esempio, che anche l’Ente non finanzi più le cause contro le amministrazioni comunali che, violando la legge 337 del 1968, emanano delibere che vietano l’uso degli animali. Oppure controbattere giornalmente alle false notizie con le quali veniamo criminalizzati. Purtroppo la crisi economica generale – anche se forse il circo ne risente meno di altri settori – ha generalizzato nella categoria il modo di ragionare caratterizzato dal “ma chi me lo fa fare?” Tanto, pensano alcuni, quando l’Ente ottiene qualche agevolazione o beneficio ne usufruiscono tutti – dentro e fuori l’associazione –, col vantaggio che chi non è socio non deve sottostare agli oneri di chi fa parte dell’Ente: una “disciplina” precisa, il rispetto degli altri associati, il pagamento della quota associativa e così via. Questo modo di ragionare deve essere superato, per il bene di tutti”. 

Negli Stati generali potrebbe essere presa anche una decisione clamorosa come una sorta di sciopero del circo?

“Qualche proposta in questa direzione c’è stata. Io mi sono sempre opposto alla dimostrazione di forza, perché in Italia c’è già troppa gente che adotta questo sistema mentre la gente del circo è abituata a lavorare sodo, non a perdere tempo. Ma se l’atteggiamento delle istituzioni dovesse continuare ad essere quello attuale e, in più, il Parlamento desse credito all’animalismo estremo fino a pensare ad una legge per lo spettacolo dal vivo che non finanziai i circhi con gli animali, penso che se ne dovrà discutere valutando i pro e i contro di una manifestazione pubblica in piazza in cui portare anche i nostri animali”. 

Quindi, lei non giudica un passo avanti la nuova proposta di legge quadro relativamente al circo.

“Non ravviso alcun passo in avanti, purtroppo. Il testo approvato dalla Commissione Cultura della Camera contiene molte enunciazioni di principio e molto poco di concreto. In più l’idea di concedere agevolazioni fiscali per i complessi che non usano animali è inaccettabile: finirebbe per dare solo forza agli animalisti che amplierebbero la gamma delle loro false trovate. Non si comprende perché gli animali continuino ad essere utilizzati in una serie di situazioni e solamente il circo debba essere attaccato in questo modo irragionevole. Il circo si può fare in molti modi, ovviamente, ma l’addestramento era e resterà una disciplina fondamentale della nostra arte, e non solo della nostra. Ovviamente, quando parlo di animalisti alludo a quella parte di loro che non è in buona fede ma che sfrutta certi argomenti per cecità ideologica e ricerca di visibilità. E’ notizia di questi giorni che il celebre circo statunitense “Ringling bros. And Barnum & Bailey” ha vinto una vertenza giudiziaria dopo nove anni contro numerose associazioni animaliste di fronte alla Corte di Washington. Ha dimostrato che le dichiarazioni di un ex dipendente, poste alla base delle accuse degli animalisti, erano completamente false e che il teste aveva ricevuto circa duecentomila dollari quale compenso per la sua prestazione”. 

Un altro anno di corso sta per concludersi all’Accademia del Circo: qual è il bilancio?

“Tenendo conto delle strutture precarie nelle quali svolgiamo l’attività, posso dire che il bilancio è positivo. Lo sarebbe ancora di più se avessimo iniziato i lavori per il campus così come progettato. A differenza della situazione della categoria, per quanto riguarda l’Accademia non posso lamentarmi. In tutte le proposte di legge presentate, l’Accademia è citata come istituzione di riferimento per la formazione circense. Le disposizioni proposte consentono ai dirigenti di seguirne lo sviluppo, senza che intervenga direttamente il ministro o il direttore generale. Se questo accadesse, anche per il circo la situazione non sarebbe cosi difficile”. 

Quando vedremo l’inizio dei lavori per la costruzione della sede stabile dell’Accademia del Circo?

“La modifica al piano regolatore che interessa l’area di Verona dove dovrebbe sorgere il nuovo complesso non riguarda solo la costruzione dell’Accademia ma tutta una serie di edifici connessi – due campi sportivi, una bocciofila e altro – che deve essere realizzata dai proprietari del terreno di 46 mila mq. Dodicimila metri di questo lotto sono stati acquistati – e pagati – per  costruire l’Accademia stabile. Non era chiaro fin dall’inizio che  la costruzione  dell’Accademia  fosse compresa  nella modifica generale che riguarda la realizzazione dell’area sportiva. Ritenevamo che il ritardo fosse dovuto a motivi burocratici, mentre in realtà manca la firma della convenzione, cioè l’impegno a costruire quanto previsto dalla modifica. Il vice sindaco di Verona, Vito Giacinto, ha dato tempo sino al 30 aprile ai proprietari del terreno per firmare la convenzione in mancanza della quale   verrà annullata la modifica con la conseguenza che sarà impossibile iniziare i lavori per la costruzione dell’Accademia”. 

FRANCESCO MOCELLIN


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