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Il Fringe è un circo, il circo è il Fringe!

di Nicola Campostori

Chi vuole farsi un’idea dello stato attuale del circo, non può non passare dal Fringe di Edimburgo. Sicuramente esistono altri luoghi ed altre manifestazioni ricche di compagnie ed eventi notevoli, ma la rassegna scozzese batte qualsiasi altro festival per dimensioni e varietà. Il Fringe è esso stesso un enorme circo, nel quale per un mese (l’edizione 2019 si è svolta dall’1 al 25 agosto) va in scena qualcosa come 2000 show ogni giorno. Non tutti sono di circo, vi è molta stand-up comedy, danza, teatro, ma questo genere di spettacolo popolare è uno di quelli più apprezzati e ricercati da un pubblico attento e curioso di scoprire le novità provenienti da ogni parte del mondo.

My land (foto di Tamas Rethey Prikkel)

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Impossibile assistere a tutte le produzioni. La redazione di Circo ha provato però a vedere il maggior numero di show possibili, concentrandosi sui gruppi più interessanti del panorama internazionale. In questo senso, il primo nome da citare è senza dubbio quello della compagnia ungherese Recirquel, che quest’anno ha riportato in scena gli spettacoli rivelazione delle scorse due edizioni: Paris de Nuit e My land. Se il primo spinge il formato varieté al massimo delle sue potenzialità, innestando su un’atmosfera anni Trenta un repertorio sopraffino di performance perfettamente eseguite, il secondo è un vero e proprio capolavoro del circo contemporaneo. Sopra un palco coperto di sabbia si muovono sette artisti ballerini, sette corpi classici che tracciano coreografie intense, tra la danza e la lotta, in sintonia con una musica fatta di bassi ancestrali, corde e violini che accompagnano esibizioni di verticalismo, mano a mano e contorsionismo eseguite con maestria. La sfida di giocoleria, gli esercizi sulla scala, tutto rimanda ad un’estetica essenziale e potente, ideata dal regista Bence Vági. La luce che, improvvisa, arriva da sotto il palco quando gli artisti spostano la sabbia, è già negli annali del circo. Una luce che emerge dalle profondità di una terra primordiale, da alba dei tempi, percorsa da un’umanità forte e delicata al tempo stesso.
Prima di tornare al Fringe, My land aveva fatto tappa in Italia, a Funambolika, la manifestazione ideata da Raffaele De Ritis, che ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di intercettare le proposte più meritevoli del panorama contemporaneo e di presentarle nel nostro Paese.

Humans (foto di Pedro Grieg)

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Anche Humans, spettacolo della compagnia australiana Circa, era stato ospitato nella rassegna pescarese. A Edimburgo è andato in scena nel tendone maggiore di Underbelly, una delle multi-venue più importanti. Attorniato da gradinate da palazzetto dello sport, uno stage vuoto accoglie un gruppo di undici artisti, vestiti di semplici pantaloncini e magliette, che per tutta la prima parte dello show si lanciano letteralmente in scena, scivolando, cadendo, saltando, cercandosi e giocando in un susseguirsi di entrate, di uscite e di esercizi acrobatici senza pausa che rappresentano una delle migliori performance del genere attualmente in circolazione. Dopo l’inizio forsennato la musica si addolcisce ma i virtuosismi non cessano, con lanci e prese mozzafiato e numeri verticalismo, alla corda, alle cinghie. C’è spazio anche per un momento comico, nel quale gli artisti cercano di leccarsi il gomito producendosi in giravolte e contorsioni. L’impressione complessiva, rafforzata dal finale intenso, è quella di assistere alla messa in scena delle fragilità umane, maneggiate con delicatezza.

A chiudere il trittico di spettacoli ospitati in passato a Funambolika e presenti al Fringe 2019, The Black Blues Brothers, la produzione di Circo e dintorni che prima ancora di calcare il palco del prestigioso Assembly Music Hall aveva fatto parlare di sé grazie ad una serie di scatti che ritraeva i cinque acrobati del Kenya in posa a Calton Hill, la collina che domina Edimburgo, fotografie finite in prima pagina sullo Scotsman, sul sito del Guardian e in numerose altre riviste e magazine online. Lo show ha registrato un successo inaspettato, superando i dodicimila spettatori ed ottenendo numerose standing ovation ed ottime critiche sulla stampa. Si tratta di teatro acrobatico, che sulle note del film cult con John Belushi e Dan Aykroyd, propone un vasto repertorio di piramidi umane, limbo col fuoco e salti nei cerchi. Tra i momenti più apprezzati, la “caduta” dalla terza colonna, che regalava ogni volta un grido di spavento seguito dall’applauso liberatorio quando gli artisti atterravano indenni, e i salti con la corda, durante i quali i performer davano prova di abilità davvero impressionanti, arrivando a balzare con le mani o addirittura col sedere.

I Black Blues Brothers (foto di Roberto Ricciuti)

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Nella stessa venue dei Black Blues Brothers si esibiva la Barely Methodical Troupe. Il suo spettacolo Bromance ha rappresentato uno dei migliori esiti in termini di incassi, risultato meritatissimo vista l’eccellenza del trio di interpreti inglesi, che si cimentano in danze acrobatiche giocate sull’interazione comica di corpi maschili ravvicinati (bromance significa appunto “rapporto tra uomini”). Sullo schema ripetuto secondo il quale due di loro agiscono assieme mentre il terzo prova a inserirsi, vengono eseguiti diversi esercizi di mano a mano, tutti punteggiati da momenti divertenti (a partire dall’intrico di abbracci che apre lo show). Sono gli stessi artisti a divertirsi: destrutturano in maniera comica la disciplina, non raccontano storie ma dipingono sentimenti e condizioni umane riconoscibili, scherzano sugli stereotipi della mascolinità. Ad impreziosire questo piccolo gioiello di circo contemporaneo, un numero di ruota Cyr ed un finale che dietro l’ironia cela una tecnica impressionante.

Come accennato, sono praticamente infiniti i luoghi dove poter assistere a uno show durante il Fringe. Per il circo, oltre a innumerevoli sale grandi e piccole, vengono allestiti spiegeltent e veri e propri tendoni. Non poteva esserci location migliore di uno chapiteau (quello già citato di Underbelly) per Super Sunday, produzione della finlandese Race Horse Company, che ha costruito uno spettacolo pazzesco, condensando in un’ora tutto l’immaginario del luna park sostenendolo con esercizi originali nell’estetica (solo in apparenza raffazzonata) ed eseguiti alla perfezione. Si inizia con una spassosa parodia dei numeri equestri: gli artisti entrano in scena cavalcando degli animali finti, impostando subito l’atmosfera su quel tono scanzonato che durerà per tutto lo show. Ogni scena è una gioia per gli occhi, ogni act è una sfida vinta dalla bravura di questi sei barbudos in camicie hawaiane, in un tripudio di attrezzi fantasiosi: dallo strumento che misura la forza alle giostre, utilizzato come rampa di lancio per un orsetto peluche in formato umano (e preceduto da alcuni minuti di impressionante giocoleria con il pesantissimo martello), alle più classiche bascula e barra russa, passando per enormi tappeti elastici sui quali dimostrano una coordinazione perfetta circondati dalle classiche palline colorate che rimbalzando in aria generando un effetto visivo straordinario e per una sorta di altalena a 360 gradi che consente evoluzioni e lanci su un telo gigante. L’ultimo atto prevede la spettacolare ruota della morte, con un acrobata letteralmente incellophanato all’esterno di uno dei cerchi metallici. E poi breakdance, nunchaku… persino la macchina del fumo viene utilizzata a fini espressivi, sbalordendo gli spettatori con un muro di nebbia impenetrabile sul quale vengono sparate luci strobo in un effetto straniante, memorabile come tutto lo spettacolo.

Super Sunday (foto di Petter Hellman)

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Nell’enorme contenitore multiforme che è il Fringe, abbondano anche gli show di magia: illusionisti e mentalisti, dai più affermati agli emergenti, compaiono coi loro manifesti in ogni via della capitale scozzese, combattendo una gara molto ardua per la visibilità contro tutti gli altri concorrenti. Tra i tanti prestigiatori, va citato il belga Aaron Crow, che ha incentrato il suo FearLess sul tema della paura, o meglio sul tentativo (magico) di superare i propri timori ancestrali: le lame, camminare e sdraiarsi sui vetri, l’utilizzo di aghi, il rischio d’esser colpiti da una freccia e persino quello di finire con una mano incastrata in una tagliola. Per ognuna di queste sfide spaventose, Crow offre una soluzione sorprendente, coadiuvato da un’assistente e da spettatori scelti a caso dalla platea. In un numero dello show, il mago gode anche dell’aiuto di un particolare collaboratore: un topolino che ha eseguito un perfetto nodo attorno ad un dolcetto.

Accanto a grandi produzioni internazionali il Fringe dà spazio a giovani artisti, come il duo canadese dei pagliacci Les Foutoukours, il cui Kombini è un family show costellato dai classici momenti clowneschi, dal pre-spettacolo con lancio di popcorn sul pubblico alla dinamica Bianco-Rosso (ma sarà il primo a schiaffeggiare l’altro). Un telefono che suona, e l’ardua impresa di riuscire a rispondere nell’attesa di preziosi ingaggi a Parigi e Las Vegas che puntualmente non arrivano, fa da fil rouge ad uno show in equilibri tra l’ilarità e la malinconia.

Atmosfere molto diverse per 360 Allstar, portato in scena al Gordon Aikman Theatre da Onyx Productions, una delle molte compagini australiane presenti al festival. Sembra quasi di assistere ad un concerto, con tanto di dj e batterista-tastierista, che introducono i numeri rappando su basi live a tutto volume, coadiuvati da un maxischermo sul quale compaiono le informazioni relative agli artisti e delle grafiche che rilanciano l’immaginario hip-hop che pervade l’intero spettacolo. Le stelle annunciate nel titolo si cimentano in breakdance, evoluzioni sulla bicicletta bmx, giocoleria con palloni da basket (fino a 5 contemporaneamente), ruota Cyr. Tra momenti molto originali (la sfida dei ballerini come fossero due personaggi di un videogioco picchiaduro) e virtuosismi inediti per il circo (il beatboxing, ovvero la capacità di riprodurre suoni di strumenti musicali con la voce), la prima impressione potrebbe essere quella di trovarsi di fronte a qualcosa di molto lontano da ciò che siamo abituati ad associare alla pista. In realtà, l’essenza del circo rimane: si tratta pur sempre di numeri di abilità fisiche annunciati da due presentatori e sostenuti da musica dal vivo, solo che invece degli alamari gli artisti indossano felpe e pantaloni larghi, e al posto dell’orchestra c’è un gruppo crossover.

Questo spinge ad una riflessione finale: anche al Fringe di Edimburgo, il circo ha un grandissimo successo. Ci sono produzioni che si discostano dal genere classico, ma anche spettacoli che si rifanno esplicitamente ad esso, come Cirque Berserk!, che prende chiaramente le mosse dalla tradizione per guardare al futuro o come il citato Super Sunday, una trasposizione d’altissimo livello del circo classico in un immaginario moderno. Non è un caso, forse, che proprio quest’ultimo sia stato uno degli show più apprezzati e con il più alto numero di spettatori. In ogni caso, il circo dimostra tutta la sua vitalità, rivestendo il ruolo principale in quell’immensa arena che è il Fringe.

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