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Giornate sul circo: chiusura col botto

Le foto del servizio sono di Stefania Ciocca

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Le giornate di studio sull’arte circense si sono magnificamente concluse nel pomeriggio di ieri con l’annuncio, da parte del prof. Serena, del concorso letterario nazionale sul circo, dal titolo “letteralmente circo”.

Aula gremita per seguire i testimonial dell'arte circense

Giovedì pomeriggio era giunto in via Noto Arturo Brachetti, il “cinquantaquattrenne ancora trombabile” (come si è definito lui stesso), l’artista “circense” contemporaneo più strabiliante sulla scena internazionale e questo incontro – di cui abbiamo già riferito – resterà scolpito a lungo nella memoria dei presenti. “Sono considerato il più grande trasformista del mondo, ma lo sono perché sono l’unico. C’ero solo io il giorno dell’audizione a Parigi”, ha ironizzato davanti agli studenti.
Giovedì è intervenuto anche Raffaele De Ritis, critico e regista appassionato fin da piccolo di circo. De Ritis non proviene da una famiglia circense, ma racconta che una volta la gente davvero abbandonava la casa per seguire il circo: “Nel 1970 – 71, avevo due o tre anni, ricordo ancora quanto mi piaceva il circo, aveva odori e sapori peculiari, indimenticabili. Pian piano mi avvicinai a quel mondo, perché una volta non c’era internet, non esistevano libri su cui documentarsi, quindi l’unico modo per prendere familiarità con i circensi era star lì insieme a loro. Iniziai a sistemare le sedie per lo spettacolo nel pomeriggio e in cambio ricevevo il biglietto omaggio per la sera stessa, poi iniziai a marinare la scuola per passare il mio tempo con le famiglie del circo e capivo come fossero strutturate; un crescendo che infine mi ha portato a fare di questa passione anche una professione”.

Valeria Cavalli

Segue l’intervento di Valeria Cavalli che racconta la storia della compagnia Quelli di Grock, una realtà teatrale e circense che, nata trentacinque anni fa, è in continua sperimentazione, sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove. È Alessandro Larocca che parla a nome de I fratelli Caproni, di cui fa parte anche Andrea Ruberti: una formidabile coppia comica contemporanea, alla riscoperta delle doti espressive dell’arte del mimo, per riconquistare familiarità con il corpo, troppo spesso sommerso da fiumi di parole non sempre efficaci sul palcoscenico e nella vita stessa.
Il pomeriggio di giovedì si è concluso con l’intervento di Emanuele Pasqualini, clown e attore della compagnia Pantakin di Venezia che ha raccontato del suo incontro con la Maschera e la Commedia dell’arte, nonché delle sue esperienze professionali.

Livio Togni fra Serena e Bosisio

Venerdì 25 novembre ospiti altrettanto illustri: Livio Togni, accompagnato dal fratello Corrado, si è soffermato sulla storia della sua famiglia, in Italia e in giro per l’Europa e il mondo. Un modo di vivere libero e al tempo stesso dedito al lavoro e alla concentrazione. Il circo è esperienza e rischio, non si può farne parte se non si ha dentro un po’ di follia e tanta volontà di mettersi in gioco, di far pratica. Del buon senso i circensi non se ne fanno niente, bisogna esser pazzi e cimentarsi anche in pericolosi investimenti. “Il circo non è un mezzo per fare soldi, i soldi sono un mezzo per fare il circo”, è stata l’efficace sintesi di Livio Togni.
Parole di notevole valorizzazione dell’altro Togni che ha partecipato ai lavori delle Giornate, sono venute dal prof. Bosisio: “Corrado Togni è un clown fuori dagli stereotipi, è un Macario pulito e non pornografico. Il clown sembra l’ultimo arrivato nel circo, ma in realtà non è così. Corrado regge l’intero spettacolo”.

Erika Lemay con Alessandro Serena

Splendida sorpresa dell’ultima edizione degli incontri sull’arte circense, è stata Erika Lemay, guest star al Cirque du Soleil. Magrissima e snodatissima, si è raccontata con grande umiltà e disponibilità parlando del suo percorso professionale iniziato da bambina con la danza classica e sviluppatosi via via verso altre e nuove forme di spettacolo, in particolare attraverso il circo. Erika si esprime soprattutto come solista, non ama vincolare i suoi numeri a compagnie che gestirebbero gran parte del suo lavoro. Oggi, con sei ore di allenamento al giorno, si occupa di “poesia fisica” (così definisce il suo lavoro), unendo la danza all’acrobazia e all’acting.
Il compito di chiudere il lungo elenco di personalità intervenute, è toccato a Paride Orfei che ha ripercorso le suggestioni dell’indimenticabile storia del “circo delle mille e una notte” di Federico Fellini. Negli anni ’70 il circo attirava ancora i mass media e Fellini, che ebbe un forte legame con la famiglia Orfei, ne era ammaliato. Il progetto ebbe un successo enorme e per la prima volta nel XX secolo – ha detto Paride – circo e drammaturgia si unirono con armoniosa perfezione.

Paride Orfei alle Giornate sull'arte circense

Oggi Paride non è più ammaestratore di elefanti e cavalli, ma ha deciso di occuparsi della comunicazione tra il mondo circense e il mondo che sta fuori, perché qualcosa non funziona fra queste due galassie e occorre battere strade nuove per tornare a mettere sotto i riflettori un mondo, quello del circo, che comunque non muore mai nonostante le difficoltà. Le giornate di studio sono state seguite con grande entusiasmo dagli studenti ma anche dai docenti dell’Università di Milano, in prima fila. Il sipario per quest’anno si chiude, con l’augurio che l’anno prossimo una nuova edizione possa tornare a colorare le aule dell’università.
Elena Minissale

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